Dalmine-Stezzano: «Qui abbiamo sperimentato le unità vicariali: lavorare insieme aiuta a crescere»

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Quello di Dalmine-Stezzano è ed è sempre stato il vicariato più grande a livello di numero di abitanti. Sono quasi 100 mila distribuiti in 20 parrocchie con una cinquantina di sacerdoti impegnati nella pastorale.

La riforma dei vicariati e la prospettiva di macro-zone ha per Dalmine-Stezzano un impatto diverso rispetto ad altri territori della diocesi. Non solo perché “grande” questo vicariato lo è già, ma perché quanto si sta muovendo al suo interno in questi ultimi anni, a livello di struttura organizzativa, pone di fronte a un nuovo modello che supera la “vecchia” visione di vicariato. Già il vescovo Roberto Amadei, pronunciandosi su questo vicariato, aveva desiderato che si potessero trovare vie efficaci per poter lavorare meglio insieme. Di fatto nulla di concreto si era mosso e solo dal 2008 si sono intrapresi nuovi cammini. «La storia del nostro vicariato – spiega il vicario don Mauro Arizzi – ha visto la ricerca e l’avviarsi di nuovi modi di collaborazione fra parrocchie e di lavoro unitario vicariale. Con don Giovanni Bosio si era sviluppato un lavoro basato sulle commissioni, monsignor Silvano Ghilardi aveva invece accompagnato l’introduzione di una suddivisione pastorale a zone». Il passaggio più recente, introdotto da monsignor Ghilardi e proseguito con don Arizzi, è quello che in una prima fase era stato definito quello dei “vicarietti”, ma che ha assunto una struttura definitiva nella nascita delle Unità vicariali, sostenute nella loro forma da alcune indicazioni che il vescovo Francesco ha offerto attraverso una specifica lettera indirizzata alle comunità del vicariato. Il vicariato di Dalmine-Stezzano vede attualmente la suddivisione delle 20 parrocchie in 4 gruppi, uno da 3 parrocchie, due da 5 parrocchie e uno formato dalle 7 parrocchie di Dalmine. Il consiglio pastorale vicariale conta la presenza di due rappresentanti per parrocchia, ma a muovere di fatto la pastorale sono gli incontri delle Unità vicariali. «È una dimensione in cui è più facile confrontarsi – spiega don Mauro – soprattutto dal punto di vista pastorale. Quando il vescovo Francesco Beschi prospetta per il futuro della nostra diocesi la nascita di fraternità sacerdotali, sulla base della nostra esperienza come vicariato, mi piace immaginare che possano assumere una forma simile alle nostre Unità vicariali, in cui fra sacerdoti cresce il confronto e il sostegno spirituale ma anche un vivace confronto pastorale». Se il ruolo dei laici, all’interno della riforma dei vicariati, li vedrà più responsabili e protagonisti, don Arizzi sottolinea che comunque il ruolo del sacerdote resterà fondamentale. «Perché un lavoro di Unità vicariale o di vicariato o di vicariato territoriale funzioni occorre che i preti ci credano, che partecipino al confronto, che siano disponibili a far circolare le idee e le proposte, a condividere le fatiche, a non pensare più, come un tempo, solo alla propria parrocchia. Per chi non lo ha ancora fatto è un passaggio decisivo che aiuta il cambiamento e che apre ad un lavoro pastorale nuovo e stimolante». Gli ambiti attualmente maggiormente condivisi nel lavoro vicariale di Dalmine-Stezzano sono quelli legati alla carità, alla catechesi, per bambini, giovani e adulti e alla famiglia. «Negli ultimi tempi – racconta don Mauro – è stato avviato un percorso con l’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro per la costituzione di un Osservatorio su lavoro e cittadinanza. È un tema interessante per le nostre comunità che ci vedrà impegnati anche nel prossimo anno. Crediamo poi che una grande attenzione la meriti la famiglia, anche se con fatica si riescono a disegnare cammini pastorali con e per le famiglie. Nel confronto emerge spesso il bisogno che anche a livello diocesano si ricevano indicazioni e suggerimenti per una pastorale familiare di cui le nostre comunità hanno sicuramente bisogno”.

 

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