Albanoarte: quando il teatro diventa anima del territorio. Tutto incominciò in un cortile

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Un po’ come si faceva una volta,  imparando il mestiere in bottega. E’ andata più o meno così anche per Enzo Mologni, direttore artistico di Albanoarte ed anche uno di registi dell’omonima compagnia. Ha iniziato 24 anni fa, quando ne aveva solo 13, grazie allo zio acquisito Pasquale Martiniello, anche lui in passato regista del gruppo: “vedi i grandi che giocano a teatro e ti ammali di questa arte, tanto da non studiare più”. Albanoarte è un’associazione ed anche una compagnia di teatro che hanno iniziato la loro storia con i registi Isacco Milesi e Pasquale Martiniello. Storie nuove, commedie dialettali, testi classici, sacri e di maestri del teatro italiano come Eduardo De Filippo vengono rappresentati ad Albano Sant’Alessandro, proprio nel teatro dell’oratorio, su quello stesso palco che accoglie da anni la rassegna “Albanoarte” (la passata stagione è stata la numero 25). Torniamo indietro nel tempo: “non ero ancora entrato in compagnia e frequentavo la terza media – ricorda Mologni – Isacco aveva allestito uno spettacolo in un cortile: la prima commedia dialettale della compagnia. Nel testo si citavano persone e fatti del paese: una vera e propria satira”. Il primo passo per quello che sarebbe stato un ciclone teatrale ad Albano. “Quella sera d’estate – continua – ero alla cena di classe, ma io non desideravo altro che andare a vedere lo spettacolo: appena finì, scattai al cortile, rimasi in fondo e non vidi nulla, ma ascoltai tutto e fu sufficiente per farmi nascere la voglia di far parte del mondo del teatro”. Un ingresso nella compagnia molto naturale che ha reso Enzo la mascotte di un gruppo che riuniva persone del paese: casalinghe, operai, studenti, pensionati; diversa estrazione e varia età, anche di 30 o 40 anni più grandi di lui, ma tutti caratterizzati dalla voglia di divertirsi e giocare al teatro. E il teatro e la compagnia hanno avuto un’azione “risvegliatrice” di quel paese che pareva un po’ assopito. “Isacco Milesi riuscì ad attuare una sorta di rivoluzione attraverso un’azione genuina e sincera – prosegue Mologni – sia con un’attività teatrale più sistematica e con spettacoli più curati in ogni aspetto sia portando artisti di teatro contemporaneo sul palco di Albano: e il paese si sentì come immerso in questo ciclone”. E a renderlo reale, la compagnia. Guidata di volta in volta da Milesi o Martiniello, poi Isabella Burgo e infine anche Enzo Mologni, ciascuno con una propria cifra stilistica. Milesi più legato all’attualità, Martiniello più classico, Burgo più votata al teatro-danza e Mologni “faccio un lavoro certosino sulla regia e sul personaggio perché sia credibile”. Cambiano i registi, ma la compagnia è sempre la stessa. Attualmente formata da una ventina di persone, dai 10 ai 70 anni, con una media di 30/40 anni e in cui è ancora presente il nucleo storico. Tantissimi gli spettacoli creati in questi anni, caratterizzati dalla grande sintonia del gruppo, o forse meglio dire famiglia per l’amicizia tra i suoi componenti, la solidarietà e la purezza di relazioni. Un gruppo così solido si intreccia ad un pubblico che negli anni è diventato uno “zoccolo duro” e si è fatto sempre più esigente. Il pubblico di Albanoarte, rassegna a cura di Enzo Mologni, 10 anni fa passaggio di testimone da Milesi che ha diretto per 15 anni. “Qui hanno recitato tante realtà importanti con spettacoli significativi – ricorda con emozione Mologni – con la mia direzione ho cercato di alzare l’asticella proponendo spettacoli più difficili, alternativi. Diversi sono quelli di cui vado fiero: come lo storico spettacolo del Piccolo Teatro proposto la passata stagione, che per me è stato coronare un sogno. Il nostro pubblico non era abituato, ma passo dopo passo hanno sviluppato uno sguardo attento e adesso fanno recensioni e sono molto critici”.

La foto di apertura è tratta dallo spettacolo “La fortuna di chiamarsi Abdul” ed è di Paolo Micheletti

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