Alice, volontaria in Bielorussia tra ragazze difficili: «Piccoli gesti possono portare a grandi cambiamenti»

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Nuovo appuntamento con la nostra rubrica #Vieniviaconme. Alice Ranica, giovane bergamasca in Bielorussia per un progetto di Servizio di volontariato europeo condotto con Aeper, racconta un summer camp in un istituto per ragazze minorenni “difficili” che hanno avuto guai con la legge.

Recentemente ho avuto l’occasione prendere parte all’organizzazione di un summer camp in un istituto per ragazze minorenni che hanno passato qualche guaio con la legge e vivere con loro per 5 intensi giorni. Questo istituto, che per certi versi ha una struttura di funzionamento simile ai nostri riformatori, si trova a Petrikov, una piccola città situata nella regione di Gomel.
Avevo già visitato questo posto un paio di volte durante il mio soggiorno in Bielorussia che ormai dura da 5 mesi, perciò avevi già avuto modo di conoscere un po’ alcune delle ragazze. Parlando con loro, ho subito avuto l’impressione che la loro apparenza e il loro carattere sono ben lontani dall’idea di «pericolose gangsters» che la società ha di loro. Non appena sono arrivata, molte delle ragazze mi hanno riconosciuto e si sono riunite attorno a me chiedendomi come andasse la mia vita. Come ogni ragazza adolescente che si rispetti, l’argomento che più le interessava era conoscere ogni dettaglio della mia vita sentimentale. Dopodiché abbiamo diviso le ragazze in 3 squadre, perché nei giorni seguenti avremmo organizzato una gara di ballo. Mi è stato assegnato un gruppo di ragazze e all’inizio ero un po’ preoccupata perché non avevo ancora parlato o legato particolarmente con nessuna di loro prima e oltretutto le emozioni che trasparivano dal loro volto erano ben lontane dall’entusiasmo. Infine penso di essermi sentita solo eccessivamente paranoica, forse perché ero stata avvisata in precedenza da coloro che lavorano con gli adolescenti che le ragazze sono degli ossi duri rispetto ai ragazzi, perché a volte sembrano annoiate e non disposte a partecipare alle attività.
Abbiamo iniziato a conoscerci meglio attraverso dei piccoli giochi e ho iniziato subito a sentirmi un pochino più sollevata. Poi abbiamo iniziato a pensare ad un nome per la nostra squadra e sono rimasta positivamente sorpresa quando mi hanno detto che visto che ero la responsabile del loro gruppo, volevano optare per una parola italiana. La scelta è ricaduta su “Sorrisi”. Per ricambiare questo gesto ho dato il meglio di me tentando di cantare hit russe con loro, ovviamente sfoggiando un playback impeccabile.
Il giorno dopo è arrivata un’insegnante di danza professionista che ha fatto danzare tutti con le sue coreografie per due giorni. Danze a parte, abbiamo cercato di far aprire le ragazze attraverso giochi psicologici e lunghe chiacchierate. Ho anche tentato di insegnare loro a pronunciare scioglilingua italiani, con scarsi risultati ma tante risate. Dopo aver messo su una piccolo talent show per mostrare a tutti ciò che avevamo appreso, siamo partite per un’escursione a Pinsk, la città principale della regione della Polesia. Abbiamo visitato un museo, camminato per le vie del paese e percorso il fiume a bordo di una barca. È stata davvero una bella giornata, ma il momento che mi ha colpito di più è stato quando una delle nostre ragazze, la cui città natale era proprio Pinsk,si è riunita con la madre e i nonni. Erano costantemente abbracciati e si tenevano per mano tutto il tempo, isolati dal resto del gruppo. È stata una scena davvero commovente da vedere, soprattutto sapendo che una grande percentuale delle famiglie di queste ragazze sono la prima influenza negativa su di loro, incoraggiandole a commettere azioni contro la legge e non preoccupandosi abbastanza per il loro futuro.
Durante questa giornata ho passato molto tempo con la ragazza più piccola e più dolce del gruppo. Mi chiedevo cosa diavolo avesse fatto per finire in istituto,non potevo credere che una creatura che appariva così innocente avrebbe potuto fare qualcosa di brutto. Le ragazze non amano parlare del motivo per cui sono lì, quindi tento sempre di scoprire qualcosa a riguardo, ma senza essere troppo invadente. Mi ha detto che in pochi giorni sarebbe stata di nuovo a casa con la sua famiglia. Più tardi ho scoperto la sua storia – o meglio, la sua versione. La mia incredulità e perplessità erano state in parte confermate: una bambina del genere non sarebbe stata in grado di pensare consapevolmente di commettere un qualsivoglia “crimine” se non manipolata dagli adulti. Spero davvero con tutto il cuore che andrà tutto liscio quando tornerà dalla sua famiglia.
Tutte le cose belle hanno una fine, quindi l’ultimo giorno del campo estivo è stata dedicata ai saluti, ai ringraziamenti e alle ultime occasioni per creare indelebili ricordi insieme. Ero davvero triste di lasciare l’istituto, perché in quei 5 giorni ero stata assorbita totalmente nella loro realtà, avevo iniziato ad abituarmi alle loro abitudini e mi ero affezionata a tutte loro.
Ho ricevuto alcune lettere e bigliettini da parte delle ragazze, in cui mi hanno scritto di come hanno imparato a volermi bene durante i giorni trascorsi insieme e augurandomi le cose migliori dalla vita.
Dopo aver ballato per l’ultima volta tutte insieme,una delle ragazze mi ha preso da parte e ha iniziato a condividere con me alcuni dei suoi segreti riguardanti la sua vita precedente; mi sentivo così importante in quel momento, perché aveva deciso di confidarmi qualcosa di veramente intimo che non a tutti era dato sapere.
La parte peggiore è stata quando era veramente arrivato il momento di andarsene. Tutte le ragazze hanno abbracciato fortissimo me e gli altri volontari, piangendo e dicendo quanto gli saremmo mancati. Persino quelle che sembravano le più spaccone della situazione non sono riuscite a trattenere le lacrime. Per me è stato davvero straziante, ma allo stesso tempo mi sentivo come se il mio cuore stesse esplodendo per il sovraccarico di emozioni positive. Non mi ero mai resa conto fino a quel momento di come i gesti che al nostro occhio possono risultare irrilevanti, possano in realtà causare un piccolo grande cambiamento nella vita di qualcun’ altro.

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