«Dare Coraggio» quattro artisti sulle tracce di Sant’Alessandro in mostra all’ex carcere Sant’Agata

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«Dare Coraggio», è il filo conduttore della mostra inserita nell’ambito delle celebrazioni della festa di «Sant’Alessandro 2016», in collaborazione con Comune di Bergamo e con il Social club “Maite”,  organizzata dalla Fondazione Adriano Bernareggi. Negli spazi pieni di suggestione delle celle dell’ex carcere di Sant’Agata in Città Alta si possono ammirare opere e installazioni degli artisti bergamaschi Giovanni Bonaldi, Clara Luiselli, Federica Mutti e Paolo Facchinetti. La mostra si può visitare ogni sabato e domenica dalle 10 alle 22 fino al 18 settembre 2016.

Gli artisti si sono mossi su un tema che produce una particolare risonanza con questo singolare luogo espositivo: “dare coraggio”. In un luogo che porta con sé la memoria di vite sospese dalla reclusione, la riflessione viene posta su di un “coraggio” pensato come spinta che la speranza offre a ogni essere umano. Soprattutto quando le circostanze della vita sembrano contraddire sogni, aspettative, desideri, ma anche semplicemente la giustizia delle cose. Il coraggio è dunque virtù particolarmente necessaria in questo frangente storico in cui la vita sociale è attraversata da tangibili inquietudini che inducono al pessimismo.

Ogni artista ha interpretato questo tema a seconda della propria poetica e delle proprie tecniche espressive. Brevi storie di esplosioni, visioni fulminee e immagini in divenire di un possibile futuro è ciò che si trova nelle opere di Federica Mutti che espone in una cella doppia. Vi troviamo dei testi in cui le virgiliane «cose piccole» invitano a riflettere, con l’utilizzo paragoni azzardati con le «cose grandi della vita», esposti sulla parete del primo vano della cella. Nel secondo, invece, sono disposte più file di immagini monotype.

Opere in mostra di Federica Mutti

 

Un’altra cella ospita i lavori di Giovanni Bonaldi, incisore, artista e insegnante. Nelle sue opere vengono raffigurati ed espressi i significati più profondi di alcuni vocaboli della lingua ebraica. La sua è una tecnica mista su carta, pasta di legno, tela e plex.

Alcune opere esposte di Giovanni Bonaldi

Un’altra artista partecipante, Clara Luiselli, ci presenta così il suo progetto: «La mia ricerca si muove in modo fluido nell’ampio spazio delle arti visive. Tento di individuare possibilità di esplorazione e di incontro sul confine tra la dimensione visibile della realtà e quella visionaria ed intangibile del mondo sottile».

Clara, parlando del suo progetto esposto aggiunge che: «”Sete_ cap.III”  è un progetto site specific, un’installazione modulare adagiata sul pavimento dello spazio ospitante che si avvale del contributo performativo dei partecipanti alla mostra. L’installazione si compone di diverse parti mobili che si definiscono in una forma compiuta grazie all’azione performativa. Lungo il corridoio di accesso alle celle sono presenti dei contenitori di cristallo pieni d’acqua, ognuno diverso dall’altro, come a raccontare di tante individualità. I contenitori sono a disposizione di chi, volendo prendere parte alla performance, li può scegliere e posare sul pavimento della cella. Inoltre è presente una serie di piccoli dipinti su carta da lucido che evocano fumi, segnalatori di antiche presenze, ardenti, tracce effimere e leggere. Fumi come memorie che attendono di essere adagiate sui contenitori che andranno ad accoglierle e illuminarle. A questo proposito si rivela di fondamentale importanza la relazione tra l’opera e la luce che la attraversa. I fasci luminosi, incontrando le immagini dei fumi generano forme in continuo mutamento. Tutta l’installazione una volta costruita rimane nello spazio mantenendo il suo carattere di precarietà e fluttuazione (data la sua sensibilità non solo alla luce ma anche alle correnti d’aria che possono farla vibrare) come a raccontare di un organismo plurale attento a ciò che gli accade attorno.»

Parlando degli artisti che l’hanno ispirata, Clara menziona in particolare Allan Kaprow: «È un artista che ho avuto la fortuna di incontrare e del quale ho ammirato l’autenticità esistenziale».

Sete Cap.III

L’installazione di Clara Luiselli

Paolo Facchinetti presenta così quello che possiamo vedere nella cella a lui affidata: «Nella prima cella ho esposto alcune decine di fotografie polaroid, seguendo l’andamento delle figure di giornale, residui di qualche detenuto. Nella seconda, due installazioni in plexiglass ed altre polaroid, questa volta disposte con più razionalità perché sulle pareti non c’erano vecchie figure. Nel bagno all’altezza degli occhi dove di solito ci si specchia, ho messo il mio ritratto come se  fosse la fotografia segnaletica del detenuto. Le tre in bianco e nero sono a fuoco, il carcerato è ancora in grado di percepire la sua personalità, i ricordi, sono ancora vivi. Le tre sotto a colori, sono sfuocate, il ritratto è in decomposizione, il carcerato perde la messa a fuoco, perde le immagini dei suoi ricordi e la sua personalità viene annullata dal tempo e dal luogo dove si trova.»

Parlando del testo con il quale si presenta all’interno della mostra, scritto a mo’ di flusso di coscienza, Paolo riferisce che: «Il testo che ho scritto è volutamente senza punteggiatura, come se fosse un pensiero compulsivo ossessivo: il pensiero di un carcerato che di continuo, come un moto perpetuo, pensa alle sue responsabilità, a quello che ha perso, alla famiglia, alla libertà ecc… Questi pensieri posso essere fermati solo dal coraggio, dalla fede, dalla speranza per una nuova vita. Le fotografie sono la somma di luci ed ombre, paesaggi e pensieri sfuocati, ritratti di cose perdute e di fermo immagini che possono condurre alla realtà.»

«Penso comunque che ci sia sempre la possibilità del riscatto e della speranza che può dare “coraggio”», dice Paolo parlando del tema della mostra, e di come l’abbia valorizzato nella sua opera.

Opere di Paolo Facchinetti

Facchinetti 2

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