Dieci figure di luce: Paolo Baraldi dà forma al coraggio con un’opera collettiva

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Da venerdì 26 a domenica 28 agosto in occasione della celebrazione del patrono della città, il Cortile dei Canonici della Cattedrale di Sant’Alessandro ospiterà l’installazione artistica “Dieci figure di luce” di Paolo Baraldi. “Quest’opera nasce dalla richiesta fattami dal Centro Servizi Bottega del Volontariato di dare forma al coraggio – spiega l’artista – Ho deciso, quindi, di realizzare un’opera collettiva e partecipata, creata a più mani, che non celebri il coraggio, ma lo racconti. Per la sua realizzazione ho chiesto a dieci persone che si occupano di volontariato di indicarmene altrettante appartenenti a questa realtà, una ciascuno, che proprio nel mondo del volontariato si distinguono per coraggio e spirito di aggregazione, ma delle quali, in genere, nessuno parla perché operano il bene senza che si sappia. Questi dieci protagonisti sono stati incisi a grandezza naturale su pannelli di plexiglas di 2×1 m, in modo tale che, passando attraverso di essi, la luce, crei sulle pareti alle loro spalle disegni di luce e ombre. È stato scelto il plexiglas perché trasparente, come trasparente e viva della luce che emanano è la vita di ognuno di loro”. Baraldi ha diretto i lavori, ma insieme a lui hanno creato dieci volontari artisti, come li definisce Sara Leidi, operatrice del CSV: “La realizzazione dell’installazione è stata un processo: abbiamo riflettuto sul tema e sul senso dell’opera, lavorando ognuno su se stesso per comprendere che cosa significhi per ciascuno di noi coraggio; questa prima fase individuale è stata seguita da una fase di confronto e condivisione in cui ognuno è stato chiamato ad indicare il proprio modello ed esempio di coraggio, così da individuare “le dieci figure”. Davvero si può definire un’opera partecipata perché ha implicato che ognuno lavorasse su di sé e con gli altri per poi dare spazio all’altro. Ne è emersa una ricchezza di idee e storie, oltre che artistica, che ci ha permesso di interpretare la pluralità.” Coraggio, come la misericordia, un tema di non facile comprensione e sbrigativa spiegazione: “Anche quest’anno in occasione della celebrazione di Sant’Alessandro si è scelto di individuare e rappresentare una virtù e, dopo gratitudine e misericordia, è la volta del coraggio, non quello eroico da celebrare, ma il coraggio che è esperienza di quotidianità, piccoli gesti di impegno civile, agito nonostante e attraverso le difficoltà che ogni uomo vive oggigiorno – continua Sara – Abbiamo voluto rendere visibile e testimoniabile il coraggio che si vive attraverso le associazioni di volontariato, quel coraggio che crea possibilità nuove. Volutamente le dieci figure sono raffigurate senza nome, perché quello che conta non è sapere chi sono, ma riconoscerne il valore di fare spazio all’altro, di essere capaci di accogliere e vivere il bello, l’amore e la cura per se stessi e per l’altro, che si esplica nel quotidiano”. Le dieci associazioni coinvolte sono eterogenee: oltre allo stesso CSV, AIDO, Con il cielo dentro, San Vincenzo, Bergamo Vegan, Rete sociale della Malpensata, Aegee, A.Ge., Mercato&Cittadinanza e Mondo delle scuole. Cinzia Terruzzi, di Mercato&Cittadinanza: “Quando ho ricevuto la mail in cui veniva spiegato il progetto, ho subito pensato che si trattasse di un’idea originale e diversa, bella insomma. Dopo un primo confronto all’interno dell’associazione di cui faccio parte, gli altri membri hanno voluto che fossi io ad indicare la “figura” da rappresentare. La scelta è stata impegnativa, perché conosco molte persone che si distinguono per il coraggio nella quotidianità, finché alla fine è ricaduta su Chiara, una volontaria, instancabile e generosa, che da tempo fa parte dell’associazione e alla quale si dedica con dedizione e passione, amore per l’ambiente e rispetto per gli altri. Mi ha fatto sorridere, inoltre, aver portato come figura di luce una persona che ha luce nel nome. È stato un percorso condiviso e partecipato, come tante volte ha voluto sottolineare Paolo Baraldi, perché ognuno portava una parte di sé e un po’ del proprio coraggio; da parte mia e di Chiara, io il timore per non sapere affatto come disegnare e creare l’opera, lei per la timidezza di essere riconosciuta. Ci tengo a sottolineare la bellezza di questo lavoro, che, perché no, mi piacerebbe potesse continuare a vivere come installazione itinerante, perché in esso ho ritrovato le parole di Papa Francesco sulle quali abbiamo lavorato durante l’anno in cui si si è parlato del rispetto dell’altro e della cura  della terra. Penso sia illuminante, davvero, non celebrare il coraggio, ma raccontarlo attraverso figure anonime che portano in sé tanto significato”.

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