I pellegrini della Gmg ad Auschwitz: se impariamo ad amare la nostra libertà, potremo fare sì che non accada più

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L’ultima tappa del nostro viaggio GMG passa per Auschwitz e Birkenau. Dopo la gioia dei giorni passati, quest’ultima frase può sembrare un vero e proprio ossimoro, ma solo se ci basiamo sullo stereotipo dei giovani egoisti che anziché pensare preferiscono mettersi un paio di cuffie per isolarsi dal mondo. Mai apparenze furono più false. Davanti a una simile piaga dell’umanità non si può alzare il volume della musica sperando che essa sparisca, l’unica soluzione possibile è prendere coscienza dell’accaduto come figli di quella società per evitare di ricadere negli stessi errori. Camminando nei campi di sterminio abbiamo cercato a lungo la motivazione di tutto il male passato sui binari del treno e tra i muri delle baracche, ma trovare un perché sensato non è possibile. Una tale follia non può trovare spiegazioni. Passo dopo passo, la domanda del perché si indebolisce sempre più e lascia spazio al rumore delle scarpe sullo sterrato. I pensieri vagano di volto in volto guardando le fotografie dei deportati e, in quel momento, indossiamo anche noi il pigiama dei prigionieri. Mettersi nei loro panni è impossibile, ma è doveroso pensare come avremmo agito in quei luoghi, cosa avremmo fatto se fossimo stati caricati su quel treno diretto all’inferno, come avremmo reagito nel vedere i nostri cari trasformati, cosa avrebbe suscitato in noi ogni tortura e ogni male inflittoci. È inimmaginabile un dolore simile e l’unico modo per poter evitare una nuova e crudele follia è quello di amare la nostra libertà come noi stessi difendendola con le unghie e con i denti. Bisogna lasciare a bocca asciutta tutti coloro che desiderano ridurre intere popolazioni a un semplice ammasso di numeri. Solo uomini e donne consapevoli della loro storia, della loro identità, della loro forza e dell’importanza della propria libertà possono contrastare i potenti favorevoli a questa estrema semplificazione e i giovani di Campus Misericordiae sono pronti.

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