I martiri di oggi sono troppi. E rischiano di diventare perfino troppo normali

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Foto: père Jacques Hamel, assassinato dai terroristi

Dopo la morte atroce del parroco di Saint-Etienne de Rouvray ho pensato al senso del martirio. Ho letto di alcune migliaia di martiri che muoiono ogni anno. Mi sembrano troppi. E, anche nella Chiesa, rischiano di diventare eccessivamente “normali”. Mi piacerebbe avere il suo parere. Beppe

Caro Beppe, viviamo in un tempo segnato dal sangue versato da molti fratelli e sorelle colpevoli di aver speso la vita  per il vangelo,  a servizio degli uomini. Sembra impossibile che nel 2016 si debba morire per la testimonianza della fede! In un’epoca in cui la libertà di religione e pensiero sono assodati, in cui le chiese si svuotano e si riempiono i nuovi templi e i nuovi aeropaghi,   il sangue dei martiri, ieri come oggi, è sorgente di vita per numerosi cristiani.

LA FEDELTÀ ALLA PAROLA RACCONTATA CON LA VITA

Davanti alla superficialità di un’esistenza  totalmente esteriore, di una religiosità annacquata o protesa alla ricerca di idoli moderni, guru o santoni, apparizioni o messaggi rassicuranti, il Signore ci dona dei testimoni che raccontano, con la vita, la fedeltà alla Parola eterna, viva e vera.  Sì perché il martirio non è una conquista o un premio di fedeltà, ma il dono gratuito del Dio della misericordia che rende partecipi alcuni dei suoi figli del suo medesimo destino di amore e dolore.

UNA COERENZA “SCOMODA”

Mi interroga questa schiera di martiri, e non temo, o almeno  mi sembra, di assuefarmi alla loro esemplarità:  spero che in molti ci lasciamo interrogare dalla loro presenza! Forse sono fratelli un po’ “scomodi” che scuotono le nostre vite assopite, riproponendo l’urgenza di una radicalità evangelica persa tra gli affanni  ordinari del vivere. Essi ravvivano il desiderio di una vita spesa in una fedeltà ordinaria nella quale la misura alta della vita cristiana non lesina la totalità del dono.  Certo, l’alternativa potrebbe essere quella di commuoversi  solo per un momento e continuare poi a vivere come se nulla fosse accaduto, rinchiudendosi in una torre dorata, o in nidi protetti, certi che queste cose accadono lontano dalla nostra realtà.

IL PRETE DELLA PORTA ACCANTO MARTIRE

Ma, il parroco di Saint-Etienne è molto vicino a noi, è il prete della porta accanto; la morte è accaduta inaspettatamente e crudelmente. Egli non era un prete da prima pagina, ma un servo del Regno e del popolo dei poveri che ha abbracciato nel nome di Cristo povero. Il martirio, come la santità, racconta  innanzitutto una grande passione; c’è una follia  nel martirio, quella dell’amore, della croce, che se la ride dei calcoli e della saggezza degli uomini. I martiri  hanno deciso di rimanere, come testimoni, nella terra  e nel popolo che li ha generati alla fede o in quello a cui sono stati mandati come profeti dell’evangelo. Sono rimasti lì ad annunciare pace e fratellanza agli amici e ai nemici, senza differenze o sconti per nessuno.

SULLA CROCE COME IL MAESTRO

Consapevoli o no del rischio, essi hanno camminato dietro a Colui che per primo è salito sulla croce, senza indietreggiare né porre condizioni per conservare la vita. Ci insegnano la follia della fede e dell’amore che non ci può lasciare indifferenti: un amore che ha il colore e il sapore dello “stare”. Rimanere, stare nella vita in tutta la sua bellezza e complessità, in tutta la dolcezza e crudeltà, in quella faticosa quotidianità che, a volte, ci fa rabbrividire,  perché ci  richiama alla realtà e senza inseguire  sogni o illusioni irrealizzabili. A loro chiediamo di scuoterci e accompagnarci là dove, nel cammino della nostra vita, siamo chiamati a rimanere, negli stretti e angusti vincoli dei nostri limiti, accanto a qualcuno che facciamo fatica ad amare, nelle situazioni che mai potremmo cambiare. Stare in balia dei contrasti, delle contraddizioni, umiliazioni, esclusioni … Imparare a stare davanti a Dio nella verità di ciò che siamo, con il carico delle nostre debolezze certi di essere amati così dal Padre, ma anche stare davanti agli uomini nemici o amici, riconosciuti come nostri  fratelli, portandoli nel cuore e nella vita in quella follia che solo il vangelo vissuto testimonia. I martiri non sono i migliori, ma i più coraggiosi, che non hanno indietreggiato di fronte alla vita, in una fedeltà apparentemente ordinaria, ma eroica.  Questi sognatori, folli o innamorati ci aiutino a ravvivare anche la nostra vita, immettendo quella sottile inquietudine o nostalgia di un di più, che rompe ogni abitudine e grigiore dell’esistenza.

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