Omran, simbolo della guerra in Siria. Un bambino, il dolore, la rassegnazione, la crudeltà del conflitto

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Un bambino impolverato con il viso macchiato di sangue e gli occhi esterrefatti è adagiato su di un sedile di un’ambulanza. I suoi piedini sporchi non toccano terra, le sue piccole mani sono piegate, l’immagine è un’icona del dolore e della rassegnazione insieme.

La fotografia, uno screenshot da un video realizzato da Aleppo Media Center, postato su Youtube ieri sera da attivisti dell’opposizione siriana, è la testimonianza della guerra in Siria, un conflitto barbarico che dal 2011 ha ucciso più di 350mila persone, (le Nazioni Unite non li contano nemmeno più), mettendone in fuga milioni.

Omran Daqneesh ha cinque anni, i volontari della Syria Civil Defense, la protezione civile di un Paese che di civile ha ormai poco, l’hanno recuperato dalle macerie di un palazzo colpito con i “barili bomba”, riempiti di tritolo e pezzi di metallo, al termine di un bombardamento del regime di Bashar Assad o dei suoi alleati russi.

Raf Sanchez, giornalista del Telegraph, ha precisato che Omran era tra i feriti salvati dai volontari della protezione civile ieri, mercoledì sera, nel quartiere di Qaterji, ad Aleppo. Secondo quanto ha riferito un medico sono stati recuperati e tratti in salvo altri quattro bambini, una donna e due ragazzi. Il piccolo è stato condotto nell’ospedale M10, colpito più volte dagli attacchi aerei. I medici gli hanno curato la ferita alla testa e rimosso la polvere che gli incrostava capelli, occhi e vestiti ed è stato dimesso, ma l’attacco aereo sul distretto di Qaterji, dicono gli attivisti, ha causato otto morti, tra cui cinque bambini. Nella stessa giornata, secondo quanto hanno riferito i medici dell’ospedale, altri 12 bambini, tutti di età inferiore ai 15 anni, sarebbero stati soccorsi e curati.

Nel video si vede Omran tirato fuori dal palazzo distrutto, preso in braccio da un volontario e portato in tutta fretta all’interno dell’ambulanza. Sistemato con delicatezza in salvo su quel sedile arancione immacolato, Omran circondato da una nuvola di polvere di cemento, attonito e sconvolto, si guarda intorno, accarezzando il sedile e toccandosi il viso con una mano e ritrovandola sporca di sangue. Pochi istanti di un video dalla forza emozionale dirompente capace di scuotere le coscienze dell’intero Pianeta. Ciò che colpisce è l’assenza di lacrime dal volto sporco di Omran come se il bimbo sapesse che si deve considerare fortunato, perché è ancora vivo in una città martoriata da continui bombardamenti.

Infatti, l’emergenza per la popolazione si è fatta di ora in ora più drammatica con l’avanzata da una parte della coalizione curdo-araba sostenuta dagli Usa e, dall’altra, dai raid aerei sempre più massicci, dopo che anche la Cina si è schierata con Assad e l’Iran ha aperto le sue basi alla partenza dei bombardieri russi. La situazione in Siria diventa ogni giorno più tragica, dall’11 agosto la Russia che con la sua aviazione partecipa ai bombardamenti nel Paese insieme alle forze governative, aveva annunciato una tregua quotidiana di tre ore ad Aleppo per permettere l’accesso di aiuti umanitari alla popolazione stremata. Ma dall’inizio l’Onu aveva detto che questa misura non era sufficiente, chiedendo un cessate il fuoco di almeno 48 ore.

Ora Staffan de Mistura, inviato speciale dell’Onu per la Siria, ha annunciato di avere sospeso l’attività della sua task force umanitaria affermando che i continui combattimenti ostacolano gli aiuti ai civili, tornando a chiedere una tregua di 48 ore, in particolare ad Aleppo. «Nemmeno un convoglio umanitario ha potuto raggiungere la parte assediata di Aleppo. Quello di cui abbiamo bisogno oggi sono fatti. Il nostro messaggio è chiaro: chiediamo una pausa di almeno 48 ore per Aleppo, per cominciare. Noi siamo pronti, dov’è la pausa?», ha sottolineato De Mistura, riferendosi ai quartieri orientali della città controllati dagli insorti.

E il pensiero di chi legge corre al piccolo Orman e a tutti i suoi coetanei, prigionieri del mondo impazzito degli adulti.

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