Su il sipario, va in scena il coraggio al femminile con «Mad in Europe» e «Maryam»

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Tra le tante declinazioni del tema del coraggio che fa, quest’anno, da filo conduttore delle iniziative per la festività di sant’Alessandro, ce ne sono due, teatrali, che rilanciano il tema in chiave tutta al femminile. Entrambe sono inserite nel cartellone del Festival deSidera che le presenta, appunto, in collaborazione con il Comune di Bergamo, in occasione della festività del Santo Patrono. Si tratta di «Mad in Europe» (che deSidera presenterà sabato 3 Settembre, nell’ex carcere di sant’Agata in Città Alta, alle 21) e di «Maryam» (domenica 11 settembre nella Basilica di sant’Alessandro in Colonna, ore 21). Chi sono le donne protagoniste di questi spettacoli: nel primo si tratta di una donna che racchiude in sé le storie di molte donne, nel secondo caso si tratta proprio di Maria, la mamma di Gesù. Angela Demattè, ha scritto «Mad in Europe» – spettacolo con il quale si è aggiudicata il Premio Scenario nel 2015 – partendo da quattro suggestioni: una riflessione sulla parola e sul linguaggio, la partecipazione ad alcuni incontri alla Comunità Europea, il ricordo di una zia rimasta per 80 anni in manicomio e una gravidanza inaspettata. Il risultato di questo micidiale mix narrativo, si concentra nella figura della protagonista, una donna che al parlamento Europeo improvvisamente impazzisce e che, delle tante lingue che sapeva parlare, ora biascica solo uno strano dialetto. Matta, «Mad»: si trova così nella condizione di non sapere più chi è. Che cosa le è successo? «Dovrà andare molto indietro – spiega l’autrice – per cercare di uscire dalla nevrosi in cui è caduta. Rientrare in un’eredità scomoda: materna, religiosa, demodé, di cui pensava di essersi liberata. Resta da capire se troverà ancora qualcosa (se lo vorrà) o se è tutto smarrito per sempre». Come ha scritto Claudia Provvedini: «Il nuovo lavoro di Angela Demattè (una drammaturgia decisamente al femminile) trasporta in quello stato confusionale che a volte si prova e si deve assolutamente superare incrociando vari interlocutori stranieri, senza potersi identificare in una lingua materna se non nelle cuciture di un patchwork di fattura più o meno casalinga. Ma c’è un secondo livello, profondo, e fortunatamente solido, nella “Mad”: quello dell’essere lei, sulla scena e nella vita, una donna madre nel tentacolare tentativo di avere cura di tante persone e cose, non potendo, non sapendo a che cosa rinunciare, su che cosa concentrarsi». Si deve alla penna dello scrittore Luca Doninelli, invece, il testo di “Maryam”. Scrive Doninelli: «L’idea di Maryam viene da lontano, precisamente dalla Basilica dell’Annunciazione di Nazareth dove mi recai tra il 2005 e il 2006. Lì assistetti allo spettacolo di una fila quasi ininterrotta di donne musulmane che entravano nella basilica per rendere omaggio alla Madonna. Conoscevo già la devozione dei musulmani per Maria, ma quella visione mi colpì ugualmente per la sua solennità, per la certezza fiduciosa che quelle donne mi trasmettevano. Me la sono portata dentro per anni, finché, volendo scrivere un testo teatrale su Maria, mi è balzata alla memoria». «Maryam è l’attrice Ermanna Montanari che, sulla scena, interpreta appunto Maria, colei che nel Corano è definita “la veritiera”. Maria si troverà al cospetto di tre donne palestinesi che condividono, con lei, il dolore per la perdita di un figlio. Sarà lei a dare loro quella voce che hanno perso. Come si vede si tratta di due lavori completamente diversi ma che, letti specularmente, si rispecchiano probabilmente uno nell’altro proprio all’insegna del “coraggio”: il coraggio di dare la parola a chi non ha più la forza di farlo, come le tre donne palestinesi; o di chi, quella parola l’ha persa, come la “Mad” del lavoro della Demattè, ma che ha, appunto, il coraggio di rimettersi in gioco, di andare fino al fondo del proprio, probabilmente doloroso passato, per trovare quella forza, quel coraggio, per tornare alla vita».

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