Qui Kinshasa. Suor Claudia Nicoli: «Misericordia è fare del nostro cuore un rifugio per chi non ha nessuno»

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Abbiamo scelto di raccogliere nel dossier di questa settimana quattro storie di misericordia giunte da diversi angoli del mondo e raccontate da missionari bergamaschi in Congo, Brasile e Australia.

Nei giorni della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia, appena trascorsi, la parola “misericordia” è tornata in auge, soprattutto tra i giovani.
Questa parola, così solenne e misteriosa al contempo, è però del tutto sconosciuta ai giovani congolesi. «I giovani della periferia di Kinshasa, in cui vivo ormai da otto anni, dopo i dodici trascorsi nei villaggi della Repubblica Democratica del Congo, non conoscono la misericordia, perché di misericordia non si è abituati a parlare – racconta Suor Claudia Nicoli, della congregazione delle Poverelle – Da poco tempo incontro i giovani per parlare loro di quella che io sperimento come tale: cercare di rivelare qualcosa della presenza di Gesù nella mia vita attraverso gesti concreti di tenerezza, come una carezza, il farmi vicina, il curare una piaga. Abbiamo unito gesti di carità, misericordiosi appunto, alla preghiera e alla spiritualità. Abbiamo avvicinato i giovani agli anziani, ad esempio: dopo una celebrazione eucaristica sono stati benedetti dei golfini che ciascun giovane ha poi consegnato ad un anziano accolto nella nostra casa, donando in questo modo non soltanto il calore dell’oggetto, ma quello di un abbraccio di cui ognuno di questi anziani necessita, il calore umano e il farsi vicino che sembrano essere scomparsi». Suor Claudia spiega come delle nuove chiese, delle sette di pastori, molto note in città, tendano ad identificare negli anziani, perché persone fragili, vulnerabili, con meno lucidità di un tempo e meno abilità, così come anche nei bambini, degli spiriti maligni, che portano ad allontanarli dalle famiglie perché “ndoki”, impossessati.
«Serve che, soprattutto i giovani, comprendano la falsità di queste affermazioni, per essere vicini a quanti sono poveri di corpo e spirito, così da assaporare l’esperienza dell’incontro con Gesù attraverso gesti di misericordia. Sempre con i giovani siamo riusciti a trasportare gli anziani della nostra casa, e non è stata cosa da poco, considerando carrozzine, strade poco agevoli e il traffico cittadino, fino alla cattedrale, dove hanno potuto varcare la porta santa». Nella casa di Kinshasa suor Claudia ogni giorno testimonia con la propria vita la misericordia. Dare da mangiare agli affamati: Papa, un bambino ritrovato prono su un letto, denutrito, con il corpo coperto di piaghe e avvolto in un sacco, che, dopo essere stato accolto nella casa delle suore è riuscito a stare bene, farsi ben volere dagli anziani della comunità, farsi degli amici e frequentare la scuola. Vestire gli ignudi: Annie, una giovane donna che viveva nuda in mezzo allo sporco della strada, impossibile da avvicinare sia per parlarle sia per offrirle del cibo. «Un giorno – dice suor Claudia -, dopo aver tentato di regalarle un sacchetto con un panino e una scatoletta di sardine, invece che ritornarmene in casa delusa, ho voluto lasciarglielo. L’ho osservata da lontano e ho visto che mangiava. Il giorno dopo è stata lei a seguirmi, ha accettato di essere accolta nella nostra casa, di essere lavata, vestita e dopo un percorso di cura ha ripreso anche a parlare. Si trattava di una giovane madre affetta da sindrome post partum e per questo allontanata dalla famiglia. Ora vive di nuovo insieme ai suoi figli». Visitare gli infermi: Françoise, con il cranio squarciato a colpi di machete dai culuna, ragazzi di strada, ritrovata mentre vagava per la città, che ora ha trovato accoglienza, assistenza e qualcuno che si prendesse cura di lei. «Misericordia è vivere secondo gli insegnamenti del nostro fondatore: fare del nostro cuore una casa, che sia rifugio per chi non ha nessuno».

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