Dopo il terremoto. Impossibile restare indifferenti

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Il terremoto nel Reatino è arrivato come una mazzata sugli ultimi giorni di vacanza. Sono finite le olimpiadi e ci ritroviamo davanti agli occhi le scene della devastazione. Intanto, gli immigrati continuano ad arrivare, e le preoccupazioni che non danno l’impressione di voler finire. Anzi. E tanto altro ancora. Sembra impossibile disinteressarsi, perché le notizie arrivano comunque. Non solo ma alcune di quelle notizie ci toccano, direttamente o indirettamente. Ci toccano, semplicemente, perché è difficile fare gli indifferenti. Come si fa a restare indifferenti di fronte alle case crollate di Amatrice, Arquata, Pescara del Tronto?.

Anche in questo scorcio di fine estate, dunque, siamo “obbligati” a scegliere tra partecipazione e disinteresse. La partecipazione è dettata dalla più semplice delle constatazioni. Siamo uomini e non possiamo ignorare quello che capita ad altri uomini come noi. È una ragione molto “a monte”, forse un po’ astratta, a prima vita, ma sempre efficace, in fondo. L’enorme emozione di fronte al piccolo Omran estratto dalle rovine di Aleppo è diventata un dato “politico”: bisogna fare qualcosa per i disperati di Aleppo, bisogna non lasciarli morire. La “partecipazione” apparentemente più “affettiva” è diventata molto effettiva. A dimostrazione che non ci si può vivisezionare e mettere gli affetti da una parte e le cose da fare da un’altra, gli eventi privati da una parte e quelli pubblici dall’altra.

Lo stesso sta avvenendo per il terremoto: la nonna di 97 anni che piange di fronte al paese distrutto, è diventata, in qualche modo, la nonna di tutti.
L’obiezione di chi fa notare che non ci si può appassionare sempre di tutto può reggere. Ma non è possibile essere cinici al punto di affermare che sul Titanic che sta affondando è sempre possibile trovare qualche angolo dove continuare a ballare. No, non è possibile. In questi giorni si sta capendo che non è possibile. Potremo fare poco. Ma quel poco lo dobbiamo fare.

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