Transilvania Airport. Miriam racconta l’inizio della sua avventura come volontaria europea in Romania: una bufera di neve

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In questo breve racconto riporto le prime sensazioni che mi hanno “travolto”  appena atterrata in terra romena nel febbraio 2015, all’inizio del mio progetto di dieci mesi di Servizio Volontario Europeo.

Insieme a me, in questo importante momento, Greta e Gioia, altre due volontarie italiane  di Alessandria e Vicenza.

Sera proprio nera,  da non vedere il margine della strada.

Di comune accordo abbiamo deciso che una qualche striscia asfaltata debba esserci, che l’autista sappia esattamente dove ci sta portando.

Pensarla diversamente creerebbe qualche inquietudine nel gruppo, quindi meglio tacere e godersi i terribili scossoni del furgoncino,  in perfetta balia degli eventi.

Arrivando , due ore e mezza di buio dopo, non percepisco la meta, sono confusa. Non ho capito nulla delle geografie incerte di questi luoghi, spazzate in gran parte da un tempo degno de “Il richiamo della foresta.”. I miei dieci mesi in questa  landa sono iniziati poche ore fa con un attesa di quaranta minuti in pista, dentro l’aereo.

Motivo? Una bufera di neve che ha deciso di manifestarsi proprio qui e adesso. “An cominsa bè”, penso, e forse dico ad alta voce, ancora fresca di dialetto bergamasco, idioma che ben accompagna  lo spirito sbuffante con cui affrontare ogni piccolo  imprevisto della vita.

Quando lo sportello dell’aereo viene aperto, nello stordimento generale, negli occhi solo il bagliore d’inverno, l’ oscurità del cielo e un gigantesco neon che ci dà al benvenuto al “Transilvania Airport.”

Il quadretto di benvenuto, bianco, nero e giallo brillante del neon, è buffo ed ha un non so che di invitante.

Un caro amico, che ha viaggiato molto in Europa, con e senza tutti i mezzi  di trasporto possibili, mi ha detto che la prima volta che è atterrato in Romania ha avuto una piacevole sensazione, come se fosse a casa.

Ero già stata in queste zone e  gli avevo confermato la regola. Anche stavolta, per un qualche meccanismo di adattamento, sento che questo “postaccio” fa già per me. Scendiamo dalle scalette con passo importante, da regine dei ghiacci di ritorno al fiordo. Appena i nostri piedi toccano quella terra fredda, soffice di neve, è tutto un saltellare, esclamare di gioia. Siamo partite. Siamo arrivate.

Torneremo sane e salve?

Ma soprattutto: “Ragazze….chi  ce l’ha fatto fare?”  Noi. Noi abbiamo deciso.  Essere in tre, accomunate da questa folle idea, ci rende subito legate in modo piuttosto speciale. Greta, Gioia e Miriam, da oggi abiteranno a una decina di manciate di colline dal Transilvania Airport, almeno per qualche stagione. Un sentimento meraviglioso ci riscalda, proteggendoci dall’inverno romeno.

L’inizio di una lunga avventura, con premesse intriganti e abbastanza comiche.

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