Un museo nel liceo classico: al Musli in Città Alta per scoprire i segreti del Sarpi

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Dove si trovano una terrazza con vista su Bergamo, antichi strumenti che sono gli antenati del cinema e una macchina da scrivere con tasti in greco antico? Indovinello forse difficile, ma l’ultimo indizio dovrebbe aiutarvi: questi “pezzi da museo” si trovano al liceo classico Sarpi, forse la scuola più famosa di Bergamo. E l’espressione tra virgolette non è scelta a caso, perché finalmente, da qualche tempo, il Sarpi può essere visitato proprio come un museo, con ingresso gratuito. Il progetto si chiama MUSLI – il Museo nel Liceo – e nasce due anni fa dall’intuizione dell’allora preside Damiano Previtali e dalla voglia degli studenti di far conoscere il luogo dove studiano. «I turisti spesso si fermavano qui pensando che fosse un monumento, ma ovviamente non riuscivano a entrare» mi spiega Lorenzo Torri, che ha appena finito la seconda liceo (il quarto anno per i non umanisti). Dall’idea alla sua effettiva realizzazione è passato un po’ di tempo – e un nuovo dirigente, il prof. Antonio Signori – soprattutto per colpa dei lavori di ristrutturazione e della ricerca dei fondi necessari, in cui anche le iniziative di crowdfunding hanno dato un importante contributo.

Da marzo il MUSLI è entrato nel vivo: due gruppi di ragazzi si sono occupati dei testi per i visitatori (con l’aiuto degli esperti Asia Pedrini e Marco Sala) e il 30 giugno si sono aperte ufficialmente le visite guidate. A fare da ciceroni attraverso le aule e i tesori nascosti del Sarpi sono proprio una ventina di studenti, quasi tutti volontari a cui si aggiungono anche ragazzi dell’alternanza scuola-lavoro. Sono felici di questa esperienza anche se «in questo modo siamo a scuola anche d’estate» mi spiegano sorridendo. Il giro comprende l’ingresso dell’edificio (in cui si racconta la sua storia, in cui è stato chiesa, monastero e poi scuola nei suoi 200 anni e oltre di esistenza), la biblioteca, il gabinetto di fisica con i suoi strumenti scientifici e un’interessante mostra sul precinema. «Quasi nessuno» mi dice Alberto, studente di prima liceo e guida di questa parte del tour, «fino a poco tempo fa sapeva che a scuola sono conservati alcuni strumenti di ottica, antenati dell’invenzione dei fratelli Lumiere, tra cui uno stereoscopio, una specie di binocolo con cui si otteneva un “effetto 3D” rivoluzionario per l’epoca».

Il MUSLI sembra piacere davvero molto, a giudicare dalle presenze: 15-20 visitatori di media nelle serate di martedì e giovedì (orari: 18-21), punte di 30 la domenica (ore 16-19). Tanti arrivano dall’estero, persino da Israele, e ne fanno una tappa del loro giro in città. Per questo le visite – per info consultate http://www.musli.it e la pagina Facebook omonima, la prenotazione non è obbligatoria – sono in italiano, inglese e (se serve) anche in francese. «Non ci aspettavamo tanto successo, speriamo che sia possibile riproporre l’iniziativa in altri periodi di vacanza scolastica o la prossima estate» mi confidano Lorenzo e Alberto. E poi, inutile negarlo, tantissimi ex studenti cedono al fascino di rivedere la scuola che li ha ospitati, coccolati e magari fatti piangere per 5 anni, lasciando anche qualche riga sul libro dei ricordi, all’uscita.

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