Un signore si ferma a una santella e fa il segno di croce. Il significato dei gesti semplici della fede

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Sono in ferie in una paese dell’Alta Val Seriana. Sono andata a fare una passeggiata e sono passata davanti a una santella. Un distinto signore si era fermato e, prima di andare via, ha fatto un grande segno di croce. È raro vedere la propria fede uscire per strada. Che cosa pensi di questi gesti, così rari e così furtivi? Liliana.

Sono gesti semplici, favoriti certamente dal contesto, cara Liliana, rari e furtivi ai nostri giorni, ma altrettanto autentici: esprimono dedizione, convinzione, fede e confidenza in Dio.

In particolari contesti, come quello sopra descritto, il riferimento al “cielo” può essere immeditato, quasi spontaneo. Dinanzi a un crocifisso che al crocicchio di un sentiero pare proprio attenderci per risollevarci, un poco, dalla fatica del cammino, oppure, davanti allo sguardo sofferente di una Addolorata, che dipinta sulle pareti di una piccola cappella, sembra incoraggiarci ad assumere, con fede e abbandono, le croci della vita, tutti ci sentiamo coinvolti.

IL SIGNIFICATO GRANDE DI UN GESTO PICCOLO

Una santella collocata in un sentiero di montagna che conduce alla vetta o posta ai bordi della strada che porta a valle è, infatti, un eloquente richiamo persino al più distratto villeggiante che vi transita desideroso di godere e gustare delle bellezze della natura: spesso, infatti, il bisogno di fare un segno di croce, di dare un timido bacio, ma colmo di affetto, alla Vergine o al Crocifisso, offrire un fiore o recitare una Ave Maria, ecc., sgorga spontaneo dal cuore, rendendo visibile il nostro piccolo, ma sincero amore per Dio. Sovente l’incontro, a volte casuale, con queste sacri effigi può rivelarsi, in realtà, un momento di grazia, capace di risvegliare i sentimenti più belli che abitano il cuore, forse assopiti da molto tempo.
E se, quando ci troviamo immersi nel traffico frenetico delle strade nelle nostre città, in mezzo a smog di ogni genere, sempre di corsa per gli orari di lavoro stressanti e asfissianti, tutto questo è difficile, se non addirittura impossibile, è invece, più facile e immediato quando siamo in luoghi solitari e ameni, dove persino la natura pare prenderci per mano e condurci verso Dio: tra i boschi accanto ad un ruscello, oppure sui ripidi tornanti che portano alla chiesetta, o ancora tra i viottoli antichi del piccolo paese che ha visto i nostri natali, ecc. anche la nostra fede, seppur piccola e fragile, si rafforza.

LA CITTÀ E LA SUA FRENESIA

L’anonimato della città ci fa paura, il ritmo di vita che conduciamo si mostra, spesso, come la negazione di ciò che di più bello e di più puro abita il nostro cuore: non solo perché è rarissimo incontrare santelle ai semafori delle nostre vie o agli incroci della nostre strade, ma soprattutto perché la vita frenetica delle nostre giornate, le leggi di mercato, i business, la globalizzazione e qual dir si voglia, mortificano persino la nostra capacità di alzare lo sguardo al cielo, in atteggiamento di lode e di gratitudine, di affidamento e di confidenza, convincendoci di essere incapaci, nel segreto del nostro cuore, di un segno di croce, di una giaculatoria, di un gesto di venerazione o di adorazione e facendoci dubitare, persino, della loro fecondità.
Molte volte, forse, troppe, la nostra fede assume le caratteristiche del “fai da te” e dell’«è solo affar mio!» facendoci cadere in un grande inganno! La fede, infatti, non è “affar mio!”, poiché non conosce le attuali leggi della privacy! Al contrario, essa appartiene alla comunità dei credenti che è responsabile del dono ricevuto, anche nei confronti di coloro che non credono o non praticano.

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