Avvocati in bicicletta a Carvico: il Campionato italiano Forense sotto il segno di Giovanni XXIII

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A Carvico in provincia di Bergamo il 9-10-11 settembre 2016 si disputeranno le gare del XXXII Campionato italiano Forense. L’avv Manlio D’Amico del Foro di Bologna, Presidente dell’A.I.M.A.N.C. (Associazione Italiana Magistrati Avvocati Notai Ciclisti), ci descrive il programma ufficiale dell’evento sportivo che quest’anno si svolgerà sulle colline bergamasche. «Con l’entusiasmo di sempre per questa edizione abbiamo deciso di organizzare le gare sulle colline bergamasche con tappa a Sotto il Monte, il paese natale di San Giovanni XXIII, perché questo è l’Anno Santo Straordinario della Misericordia e vogliamo celebrare questo importante evento. Quindi saremo sulle strade che videro il giovane Angelo Roncalli, scopriremo un angolo del nostro Paese suggestivo, pieno di significati sportivi e spirituali. Del resto ogni anno organizziamo il campionato in località diverse: l’anno scorso siamo stati in Sicilia, nella zona di Siracusa, due anni fa eravamo a Ischia. Ricordo Torino e la Riviera Ligure. In trentadue anni ho girato tutta l’Italia, da Nord a Sud, da Est a Ovest. L’organizzazione di questi campionati è stata possibile grazie alla generosità della nostra campionessa, Laura Cornaghi Calissoni, Presidente e Amministratore Delegato della Carvico SpA, l’azienda del paese. Arriviamo giovedì sera 8 settembre, venerdì mattina è prevista una Cicloturistica, pedalata senza gara per le valli bergamasche con visita a Bergamo Alta. Nel pomeriggio io e i miei soci (saremo circa un centinaio) parteciperemo a un convegno di diritto sportivo con crediti formativi, pedalare in bicicletta è bello ma occorre anche studiare e documentarsi. Facciamo formazione oltre che “bisboccia”, perché poi la sera si va a cena, si sta insieme e si fa festa. Sabato 10 settembre parteciperemo a una Cronoscalata alla mitica Salita della Roncola, 7 km molto impegnativi, la maggiore difficoltà negli ultimi 4, dove la pendenza si mantiene quasi sempre sopra l’8,5%, un sito notissimo, una vera e propria “palestra di ciclismo” nota a tutti i ciclisti bergamaschi, percorsa al Giro di Lombardia e al Giro d’Italia. Infine domenica 11 settembre Gara in Linea nei pressi di Carvico in un “nervoso” circuito di 12,8 km da ripetere 5 volte, adatto sia per i passisti sia per i velocisti» precisa D’Amico, 57 anni, a capo  dell’associazione nata ufficialmente nel 1998, che ha sempre coniugato «sano agonismo e sincera convivialità».

Che cosa spinge questi professionisti non più giovani a sobbarcarsi questo viaggio verso la Lombardia?

«La prima cosa è lo spirito di amicizia e di colleganza. Siamo un gruppo storico di 30/40 amici, che si vede una volta l’anno solo per stare insieme e per condividere. Dallo sport è nata l’amicizia. Frequento molti di loro durante l’anno, li sento per telefono, sono dei miei domiciliatari per lavoro, soffriamo insieme pedalando, rinsaldando vecchie amicizie, mentre contemporaneamente ne nascono di nuove».

Una terra questa di grandi campioni del ciclismo tra i quali Felice Gimondi, Ivan Gotti e il “Falco” Paolo Savoldelli. 

«Ci auguriamo che tutti questi assi del ciclismo plurivincitori al Giro e al Tour de France saranno presenti alle nostre gare, semmai facendo il tipo per noi e incoraggiandoci. La figlia di Gimondi, Norma, appartenente al Foro di Bergamo, sarà presente ai nostri campionati, ancora non so se come atleta o solo come accompagnatore, però l’abbiamo invitata al nostro convegno. L’avvocato Norma Gimondi anni fa ha vinto il titolo assoluto donne, quindi buon sangue non mente».

Qual è l’età media degli iscritti? Montano in sella anche le donne? 

«Sono undici categorie, quindi partiamo dagli under 30 fino ad arrivare agli 80, abbiamo due ciclisti ottantenni. Ogni cinque anni c’è una categoria di età: 30-35, 40-45, e così via. Lo “zoccolo duro” sono i quarantenni, i quarantacinquenni sono i più numerosi, persone dinamiche, appassionate. Abbiamo anche una categoria riservata alle donne, dentro i 40 anni e over 40, non sono tantissime le avvocatesse cicliste ma ne abbiamo alcune molto rappresentative».

Possiamo considerare il ciclismo come una scuola di vita, uno sport di fatica nel quale il ciclista, tutt’uno con la propria bicicletta, pedalata dopo pedalata compie una vera e propria gara di resistenza con se stesso?

«Sì, il ciclismo è uno sport di sacrificio, di impegno, non si inventa, è uno sport come la corsa, il nuoto, dove devi allenarti, più ti alleni, meno fatica fai. Il nostro fisico si abitua allo sforzo e quindi alla fine uscire in bicicletta e fare 80/100 km non è più una fatica ma un piacere. In più bisogna condurre uno stile di vita adeguato, non fare stravizi, non eccedere nel cibo e nell’alcol, ecco quindi come questo sport diventa una scuola di vita. I nostri antenati dicevano: “Mens sana in corpore sano”. Se vogliamo fare bene il nostro mestiere di avvocati, dobbiamo anche avere un corpo che ci possa garantire solo le corse in tribunale su per le scale piuttosto che per le Aule di Giustizia. Per la bici ho una sorta di innamoramento, una passione, il mezzo deve essere sempre curato: pulirlo, lavarlo, coccolarlo, andare dal meccanico, fare il check up per tenerlo sempre efficiente. In poche parole fare manutenzione».

Oltre lo sport, la bicicletta è sempre più nel cuore degli italiani, come simbolo di uno stile di vita sano, all’insegna del rispetto della propria salute e dell’ambiente, coinvolgendo sempre più categorie sociali. Che cosa ne pensa? 

«Dobbiamo stare bene e vivere una vita sana, la bicicletta ci aiuta in questo percorso, cioè a stare bene con se stessi. Prima era più uno sport “bruto”, rude, praticato da pochi. Faccio il mio esempio: io sono un avvocato e sto rinchiuso in quattro mura tutto il giorno a scrivere o davanti al PC. Ho voglia di vivere, evadere, correre in bici tra le colline bolognesi, di sentire il vento in faccia, stare all’aria aperta, rallentando i ritmi frenetici del mio lavoro. C’è di bello che mentre pedalo, se non sono in compagnia di amici, penso a cose piacevoli, positive, a qualche viaggio, alle mie prossime avventure sulle due ruote. Tutto ciò mi riempie di gioia e mi dà soddisfazione. Noi ciclisti siamo i veri ecologisti, ecco perché nel convegno parleremo di “bike economy”, perché il pedale di una bicicletta può muovere centinaia di miliardi, la bici muove business, gli abitanti del Pianeta vogliono vivere bene, a contatto con la natura».

La bici è tornata di moda anche come mezzo di trasporto, infatti, a causa della crisi e con il progressivo aumento del costo del carburante, sono tanti ad aver rispolverato le due ruote. Ma le città sono attrezzate a sufficienza?

«Questa è la nota dolente, purtroppo no. Io abito a Bologna, una città medievale dove ci sono autobus che sfrecciano e automobili inquinanti. Bisognerebbe prendere esempio dai Paesi del Nord d’Europa dove la cultura della bicicletta è sempre stata in primo piano. Quindi privilegiare il ciclista, costruendo più piste ciclabili per una città a misura d’uomo e a misura di bici. A Bologna io giro in bici ma rischio sempre la pelle, perché c’è sempre qualche auto che mi vuole, come si suol dire, “asfaltare”. Bisogna avere mille occhi».

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