Quel cartello a Dossena: Mercatorum e Priula. Vie di artisti, dei Tasso e di Arlecchino e … Di migranti. Da sempre

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“Mercatorum e Priula. Vie di migranti, artisti, dei Tasso e di Arlecchino”. è emblematico il cartello che segna l’inizio del comune di Dossena. è lo slogan del Polo culturale Mercatorum e Priula, costituito dai comuni di Camerata Cornello, San Giovanni Bianco e per l’appunto Dossena, con “l’obiettivo di valorizzare i beni artistici, architettonici, storici, ambientali ed economici del territorio e di promuoverne gli eventi culturali” (si veda il sito mercatorumpriula.eu per maggiori informazioni).

Poteva essere scontato il riferimento alla famiglia Tasso che con il suo sistema postale rivoluzionò le comunicazioni del XVI secolo e il suo discendente più illustre è quel Torquato, autore della Gerusalemme liberata. Così come la citazione di Arlecchino, dove la tradizione indica nel borgo di Oneta (nel comune di San Giovanni Bianco) l’origine della celebre maschera della commedia dell’arte. E pure per Palma il Vecchio, Carlo Ceresa, Evaristo Baschenis e il più moderno e meno famoso al grande pubblico Filippo Alcaini, tutti artisti che rendono illustre quel territorio, quelle vie.

Eppure c’è quella sottolineatura sui migranti perché, oltre alle merci, gli artisti e i commercianti, queste vie sono state percorse da “persone comuni che si spostavano da un luogo all’altro in cerca di lavoro, di fortuna o semplicemente di cambiamento”, così afferma la brochure del Polo culturale. è noto infatti di quanto dalla Bergamasca, sempre e non solo nei tempi lontani della Via Mercatorum o della Strada Priula, siano partiti donne e uomini in cerca di fortuna verso regioni più ricche, nel più recente Novecento soprattutto verso Svizzera e Francia. E l’emigrazione nelle aree montane è sempre stata più consistente rispetto alla città. Per tanto è giusto ricordare quei migranti che con gioie e fatiche hanno lasciato la loro terra d’origine e hanno percorso strade, a volte impervie e piene di pericoli, per una vita migliore.

Proprio il recupero di questa storia (che per la verità non è terminata, anzi l’emigrazione, soprattutto tra i giovani, è più che attuale) può aiutare ad accogliere e conoscere i migranti che invece arrivano. Può essere da stimolo per comprendere che le migrazioni in fondo sono qualcosa che è nella natura dell’uomo, alla ricerca sempre di un posto migliore dove poter vivere felicemente. L’anno scorso, qualche chilometro più a nord, a Roncobello, c’è chi bloccò la strada di accesso al paese per non far arrivare qualche decina di richiedenti asilo dell’Africa sub-sahariana accolti in una struttura gestita da Caritas e cooperativa Ruah. Eppure quel cartello ci ricorda che quelle stesse strade sono sempre state vie di migranti. Che siano in entrata o in uscita dalla valle non dovrebbe fare la differenza perché tutti accomunati dallo stesso desiderio di cambiamento. E chissà che, come Zanni da Oneta trasferitosi a Venezia diventò il famoso Arlecchino, non ci sia un Mamadou che col percorso inverso arricchisca e dia lustro alla Mercatorum e alla Priula. Bisogna solo provarci.

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