La catechesi riaccende la vita delle comunità. «Meno catechisti, più catecumeni». Le sfide per il futuro

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Il cristiano “vede lontano perché sa guardare al di là del male e dei problemi”. Al tempo stesso “vede bene da vicino, perché è attento al prossimo e alle sue necessità”. È uno dei punti chiave del messaggio che Papa Francesco ha voluto consegnare ai catechisti domenica scorsa, quando li ha incontrati per il loro Giubileo, invitandoli ad “uscire” dagli ambienti e dagli schemi per contrastare “la malattia dell’egoismo e della mondanità”. L’evangelizzazione è il cuore dell’esperienza cristiana, un aspetto che non si può trascurare. È spesso con la catechesi che d’autunno la vita delle comunità si riaccende davvero. Anche le Messe dedicate ai ragazzi, un po’ meno affollate durante l’estate, ripartono con nuova energia. È la routine della vita comunitaria che ricomincia, ma anche il momento per fare il punto della situazione: «Sarebbe bello – sottolinea don Andrea Mangili, direttore dell’ufficio catechistico diocesano – distaccarsi un po’ dalle prassi scolastiche che emergono a volte nella burocrazia delle iscrizioni ma soprattutto nelle modalità in cui i gruppi lavorano. Mi capita di sentire i catechisti parlare delle loro “classi”: invece qui si tratta di tutta un’altra cosa, di accompagnare i piccoli in un percorso di fede fatto anche di esperienza e di testimonianza. Un itinerario che è fatto poi per continuare per tutta la vita».
Il compito del catechista è delicato e richiede formazione e un certo impegno: nonostante la nostra diocesi sia sempre stata molto generosa in quest’ambito, anche da noi ormai c’è qualche problema di reclutamento. «I catechisti sono sempre di meno – osserva don Andrea – anche nelle nostre zone si comincia a fare fatica a trovarne di nuovi. Chiaro che non è facile e che i ritmi serrati della vita contemporanea non aiutano. Molte comunità rimediano in parte con qualche aggiustamento organizzativo».
Un altro punto dolente resta il coinvolgimento delle famiglie: «Molte comunità si stanno attrezzando e stanno sperimentando forme nuove per coinvolgere i genitori, anche se non è facile. Qualcuno organizza incontri di formazione, qualcun altro trascorre insieme una domenica ogni tanto. In generale si cerca di creare contatti ma senza appesantire troppo il calendario degli appuntamenti familiari che è già molto fitto».
L’ufficio catechistico diocesano propone anche quest’anno una serie di iniziative di formazione: c’è un corso base per i nuovi catechisti, dedicato in modo particolare a chi è alle prime armi, e poi un secondo corso a febbraio, in cui saranno approfonditi i temi della misericordia, dell’iniziazione cristiana e dei sacramenti (più informazioni  e iscrizioni sul sito www.diocesibg.it, qui il Pieghevole con le date e i temi degli incontri), e poi alcuni incontri su catechesi e disabilità. Riparte anche la catechesi degli adulti che sul territorio diocesano si esprime in forme diverse: gruppi serali, incontri nelle case, gruppi biblici. A livello diocesano prosegue in modo proficuo la formazione triennale dei catechisti per gli adulti. Ci sono poi gli itinerari che si legano al tema della lettera circolare del vescovo e ai sussidi che la accompagnano. «Da quando, due anni fa, è uscita la lettera pastorale del vescovo Francesco “Donne e uomini capaci di Vangelo” con una particolare attenzione alla catechesi per gli adulti, si è creato un bel movimento nelle comunità. Le schede che vengono preparate ogni anno sono molto richieste. Magari poi non vengono usate tutte, ma solo alcuni stralci in base alle esigenze, ma costituiscono uno strumento prezioso».

Ha un particolare rilievo, quest’anno, il cammino di avvicinamento alla religione cristiana e ai sacramenti da parte di persone adulte: i catecumeni sono una quarantina. L’anno scorso erano 13, due anni fa 36, ma in generale il loro numero è in continuo aumento: «Sarà la sfida del futuro – commenta don Andrea – ci saranno sempre più adulti che chiederanno il battesimo, per molte ragioni, inclusi i cospicui flussi migratori. La preparazione coinvolge direttamente le comunità parrocchiali in cui queste persone sono radicate».

L’icona biblica scelta quest’anno dal vescovo è quella dei discepoli di Emmaus e intorno ad essa si concentrano un po’ tutti i cammini. Tra le occasioni più appetitose in diocesi per unire l’arte alla catechesi c’è la possibilità di accostarsi al ciclo di Emmaus dipinto da Arcabas e custodito nella chiesa del Pitturello di Torre de’ Roveri, meta di incontri e ritiri per moltissimi gruppi.

 

 

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