Luca e Rossella catechisti a Cologno al Serio: «Il nostro impegno è trasmettere un’esperienza di fede»

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Nell’omelia della Messa celebrata domenica 25 settembre in Piazza San Pietro per il Giubileo dei catechisti, Papa Francesco ha ricordato che, in un mondo in cui la mondanità “anestetizza l’anima”, non vanno emessi “giudizi amari sulla società, sulla Chiesa, su tutto e tutti” ma la missione è quella di “fare la storia” annunciando Dio-Amore. Chi annuncia la speranza di Gesù, sottolinea il Pontefice, è “portatore di gioia”, ha davanti a sé “orizzonti” e non “un muro che lo chiude”. Oggi allora ho deciso di fare qualche domanda a due “portatori di gioia” : Luca, 20 anni e studente universitario, e Rossella, insegnante da quando ne ho memoria. Entrambi catechisti di Cologno al Serio. Due modi di fare diversi (ve ne renderete conto leggendo le risposte), ma uniti dalla stessa voglia di mettersi a disposizione degli altri.

Da quanti anni sei catechista? Perché hai iniziato?
Rossella: «Ho iniziato a fare la catechista nel lontano 1976, quando ancora ero una giovane studentessa. La motivazione per la quale ho cominciato è varia: forse perché la scuola a Bergamo non mi permetteva di avere un gruppo di amici e l’oratorio era un’ancora di salvezza dalle domeniche passate in casa a studiare? Forse perché sotto sotto la catechesi ai ragazzi era l’inizio del mio sogno da insegnante? Ma credo che ci fosse già in me una ricerca di Dio che riempiva il mio essere ragazza, che sconvolgeva le mie certezze e tutto ciò che in quel periodo io ero».

Luca: «Questo è il 5 anno di catechista (2 da aiuto-catechista e 2 da catechista). Ho iniziato un po’ cosi per “gioco” e per buttarmi nel fare qualcosa di utile agli altri più che a me stesso».

Che gruppo stai seguendo?
Rossella:«Attualmente seguo un gruppo di adolescenti di quarta superiore e un gruppo di giovani entro i trenta. O meglio, entro una scelta di vita importante quale il matrimonio».

Luca: «Ora seguo una classe di prima media che accompagno dall’anno scorso».

Come va l’attività? I ragazzi li vedi coinvolti, interessati?
Rossella: «Sono decisamente diverse le tipologie sia di gestione siadi vissuto dei due gruppi: gli adolescenti che frequentano la catechesi sono certamente interessati, la loro scelta è personale e non dettata da un’imposizione dei genitori. Sono fragili, molto fragili nei confronti della fede, per cui è necessario stimolarli e provocarli perché arrivino a riflettere e a vivere esperienze che possano aiutarli nel loro cammino spirituale. I giovani sanno essere profondi e sono spesso i loro interventi, le loro richieste, le loro riflessioni che arrivano ad essere stimolo per me di crescita e di maturazione. In entrambi i casi l’attività per me diventa quotidianamente arricchente e profondamente coinvolgente».

Luca: «L’attività di catechista richiede tempo, pazienza e anche “inventiva/creatività” (per coinvolgere i ragazzi), però ti dà anche soddisfazioni, come l’essere “riconosciuto” dai bambini, il dare un esempio/modello “buono”. I ragazzi sono molto diversi,  c’è chi sta attento, segue e partecipa; chi invece mette un po’ di fatica nel nostro “operato” perché particolarmente vivace o altro… e chi invece passa quasi inosservato perché timido e silenzioso… non è facile coinvolgerli, a questa età soprattutto, in argomenti che non sentono tanto vicini a loro… dobbiamo inventarci nuovi modo e tecniche per far passare loro il messaggio senza che si annoino o distraggano».

Qual è l’aspetto più faticoso? E il più interessante?
Rossella: «L’aspetto più faticoso con gli adolescenti è riuscire a stimolarli e a guidarli verso esperienze di fede che spesso, anche se in un certo qual modo li attraggono, li spaventano e li portano a dire no. Far sì che diventino loro i protagonisti è difficile, perché è come se loro si aspettassero tutto dagli altri, e avessero una sorta di timore nel mettersi in gioco. Quando poi lo fanno sono meravigliosi e ti spiazzano con le loro idee e le loro iniziative. Con i giovani l’aspetto più faticoso è l’esatto contrario: sei tu catechista che ti devi mettere in gioco, sei tu che devi proporre qualcosa di grande e di positivo, sei tu che devi essere preparato anche dal punto di vista dello studio. Con i giovani non puoi improvvisare la catechesi, ma devi studiare prima tu perché ciò che proporrai a loro dovrà essere macinato, pensato e vissuto da te. In entrambi i casi l’aspetto più arricchente è la possibilità che tu catechista hai di portare ai tuoi ragazzi il tuo vissuto personale, la tua esperienza che,  se raccontata, testimoniata, obbliga te stesso catechista a intraprendere strade di fede più intense».

Luca: «L’aspetto più faticoso è (oltre a svegliarsi presto la domenica mattina) cercare appunto sempre nuovi stimoli per farli partecipare e “divertire”. L’aspetto invece più arricchente sono sicuramente tutte le soddisfazioni che i ragazzi ti danno».

Quali sono le tue speranze e le tue prospettive per quest’anno?
Rossella: «La prospettiva di quest’anno per entrambi i gruppi che seguo è riuscire a rendere i ragazzi sempre più protagonisti del loro vissuto, anche di fede. ho comunque sempre il sogno nel cassetto di riuscire in qualche modo a far capire, a far percepire quanto dio sia stato e sia importante nella mia vita e quanto potrebbe esserlo anche per la loro».

Luca: «Per quest’anno ci metto l’impegno per quello che sto facendo, a maggior ragione essendo l’anno del sacramento (Cresima,ndr). Non tanto per insegnar loro qualcosa (visto che se lo dimenticano in fretta), quanto invece per educarli e fargli capire il senso e l’importanza di quello che andranno a fare».

Secondo te, c’è qualcosa che si potrebbe cambiare?
Rossella: «Migliorare la situazione generale è molto difficile; personalmente mi piacerebbe migliorare il mio approccio con i genitori dei ragazzi: mi piacerebbe renderlo più  vivo, più vicino e credo che solo il creare occasioni di incontro più frequenti e di vario tipo, anche ricreativo, potrebbe essere un’idea».

Luca: «Si potrebbero migliorare alcune cose certamente, ma nulla di esagerato… forse, sia per noi catechisti che per i bambini o per le famiglie, si potrebbe rivedere un po’ il calendario degli impegni, o meglio l’impegno della catechesi: “occupare” tutte le domeniche per questa attività diventa un po’ invadente, perché comunque la domenica è un giorno di riposo (per chi lavora) e di relax per altri (e averla libera ogni tanto non sarebbe male)».

La tua soddisfazione più grande?
Rossella: «Avrei milioni di ricordi e di emozioni da raccontare, ma quello che ho nel cuore è la stretta di mano di un ragazzo in difficoltà che mi chiese “Rossi, parlami un po’ di Dio”»

Luca: «Una emozione in particolare non c’è. Credo però che la soddisfazione che ho nel riscontro con i ragazzi sia impagabile».

Concludo con le parole di Papa Francesco ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla Catechesi organizzato nell’Aula Paolo VI, nel lontano 2013. Il Santo Padre nel suo discorso ha sottolineato che “la catechesi è un pilastro per l’educazione della fede”. “Ci vogliono buoni catechisti!” ha esclamato, ringraziando i presenti per questo servizio “alla Chiesa e nella Chiesa”. “Anche se a volte può essere difficile – ha proseguito – si lavora tanto, ci si impegna e non si vedono i risultati voluti, educare nella fede è bello! Ma è forse la migliore eredità che noi possiamo dare: la fede! Educare nella fede” perché cresca. Rossella e Luca ci stanno mettendo tutto il loro impegno.

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