I criteri di scelta dei nuovi vescovi: la coerenza con il vangelo più che l’obbedienza al Papa

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Dicono che il C9 il Consiglio dei nove cardinali che collaborano con Papa Francesco per la riforma della Curia e il governo della Chiesa universale, abbia lavorato a lungo, nelle scorse settimane, riguardo il processo di nomina dei vescovi. La procedura, che permette sempre uno spazio di discrezionalità – il giudizio complessivo dipende infatti da quante e da quali persone si è deciso di interrogare – a quanto pare non sarà riformata. Ad essere cambiato sarà però il formulario utilizzato. Esiste infatti un questionario, usato dalle nunziature per prendere informazioni interrogando ecclesiastici e laici circa l’idoneità di un candidato. Il C9 ha proposto che venga riscritto, secondo un approccio «più pastorale», più «biblicamente ispirato» e più «spiritualmente impostato». Diventerà, secondo queste indicazioni, meno burocratico e giuridico. “Ai miei tempi – mi disse vent’anni padre Bartolomeo Sorge quando lo intervistai per la rivista di cui ero redattore  – i vescovi erano scelti per la coerenza di vita spirituale e la fedeltà al Concilio. Oggi sono scelti per lo più unicamente solo per obbedienza al Papa…”.   Un corto circuito pagato pesantemente, specie in alcune parti del mondo e che ha prodotto, in diversi casi,imbarazzi di non poco conto e, soprattutto, arresti e freni nel cammino di ricezione del Vaticano II. Penso ad alcune diocesi latinoamericane ma non solo. In ogni caso, anche in latitudini più vicine a noi, questa scelta ha imposto per molto tempo episcopati di profilo basso, rischiando di legittimare una mediocrità, tanto più difficile da comprendere in tempi di sfide per il Vangelo come questi. Certo, assistiamo ad una crisi di leadership preoccupante in tutti i campi (culturale, politico) e che ha investito anche quello religioso. Però, anche in questo, papa Francesco sta dando alcuni segnali che meritano di essere ripresi.

IN ITALIA PAPA FRANCESCO HA GIÀ NOMINATO 85 VESCOVI, QUASI  TUTTI GIOVANI

In tre anni e mezzo di pontificato, Bergoglio ha provveduto a nominare ben 85 vescovi da nord a sud della nostra penisola, il che significa che più di un terzo delle diocesi italiane (sono in tutto 226) ha cambiato volto. Tra questi, 61 sono stati nominati (49 titolari, 3 abati e 12 ausiliari), 23 trasferiti e 1 amministratore apostolico. L’età media dei prescelti è bassissima, aggirandosi sui 50 anni, il che significa che avranno almeno 25 anni di ministero episcopale davanti. Scrive Nicolais che “Francesco ha ridisegnato la mappa della Chiesa italiana”, la quale ora “ha assunto un volto che appare inedito – grazie anche a vescovi giovani e in gran parte provenienti dalle periferie – e che, nello stesso tempo, trova le sue radici più profonde nella figura del vescovo tracciata dal Concilio”. Da questa constatazione, è facile individuare “la svolta del primo Papa latinoamericano della storia”.

CHE TIPO DI VESCOVO VUOLE PAPA FRANCESCO?

Ma qual è il profilo concreto che Francesco va cercando? Per comprenderlo è sufficiente spulciare nei discorsi pronunciati fin dal suo insediamento. Il 27 febbraio 2014, intervenendo alla congregazione per i vescovi, disse che “non ci serve un manager, un amministratore delegato di un’azienda. Ci serve uno che sappia alzarsi all’altezza dello sguardo di Dio su di noi”. E, ancora, “l’episcopato non è per sé ma per la Chiesa, per il gregge, per gli altri, soprattutto per quelli che secondo il mondo sono da scartare”. Il vescovo deve essere uomo “di integrità umana, solidità cristiana, comportamento retto, preparazione culturale, ortodossia e fedeltà alla Verità intera custodita dalla Chiesa, disciplina interiore ed esteriore, capacità di governare, trasparenza e distacco nell’amministrare i beni”. Ma basta far riferimento ai numerosi attacchi (del resto lanciati a suo tempo anche da papa Benedetto) verso quanti nella Chiesa si muovono da carrieristi e arrampicatori (quelli che sin dal seminario avevano la “vocazione” a fare il vescovo….) per capire che, ancora una volta, il desiderio (molto contrastato) di papa Francesco è di una Chiesa capace di tornare al Vangelo. Con uomini che di quel vangelo cercano di essere trasparenti testimoni.

 

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