Dialoghi sui sacramenti/Cresima. Ragazzo, sei forte

1

Signor parroco, non vedo l’ora che venga ‘sta Cresima di Marco che così non ci penso più.

Ah, è così? Forse è per questo che il suo Marco non mi sembra molto entusiasta al catechismo.

Lo so che non viene volentieri, ma io gliel’ho detto: fino a quando non hai fatto la Cresima tu fai quello che dico io; poi farai quello che vuoi tu. Dico bene?
Lei ha proprio capito tutto della Cresima e della fede, signora…! Sa perché noi facciamo così fatica nel preparare i ragazzi alla Cresima? Perché non gliene importa un fico secco; perché vengono al catechismo solo perché i genitori vogliono che completino il cartellino delle “vaccinazioni religiose” e basta. Prima di preoccuparmi di rifilargli un sacramento, io cercherei di farglielo desiderare.

Ma noi li mandiamo a catechismo proprio per questo. Glielo dovete insegnare voi.
È vero, ma il catechismo avrà qualche incidenza solo se gli si fa vedere e constatare che “le cose della fede” son belle e sono utili per “diventare grandi”.

E noi che cosa ci possiamo fare più di quello che facciamo già?
Dica, signora: lei e suo marito lo amate davvero il Signore?

Che cosa c’entra?
Me lo dica: lo amate davvero il Signore?

O Dio, così sui due piedi, dire che lo amiamo forse è un po’ troppo; diciamo che lo… stimiamo, lo rispettiamo.
Ecco, vede? Se lo amaste e vi appassionaste a lui almeno quanto tenete alla Juve, i vostri figli qualche interesse in più per lui e per le sue cose l’avrebbero. Allora il Battesimo, la Cresima, la Comunione, la Confessione non sarebbero delle prescrizioni da adempiere, ma degli appuntamenti, degli incontri per entrare sempre più a fondo, tutti insieme, genitori e figli, nel rapporto col Signore, che, anche se a prima vista non sembra, è  importante e fa crescere dentro più di qualsiasi altro rapporto.

Ma, alla fine dei conti, che c’entra la Cresima con l’amore di Dio?
È come quando suo marito, scarmigliando i capelli di Marco, gli dice:”Sei proprio in gamba; son fiero di te”. Una conferma così da parte del papà mette le ali ai piedi a quel ragazzo. Vero, sì o no? Anche lei del resto, quando suo marito, di sua iniziativa, le conferma il suo amore e le dice: “Maria, lasciamelo dire: sei forte!”, si sente pronta tutto…

È proprio vero!
Ecco: nella Cresima (che non a caso è chiamata anche Confermazione), Dio, per mezzo di Gesù e della Chiesa dice al suo ragazzo: “Marco, voglio che tu sappia che per me sei proprio mitico”. Se poi anche lui risponde: “Anche tu, Signore, te la cavi e voglio dirlo a tutti che stare con te è… la fine del mondo”, questa conferma reciproca diventa una forza incredibile, una marcia in più nell’affrontare la vita. Confermato così dal Signore e dalla Chiesa, uno diventa davvero un combattente, che non ha paura di niente e di nessuno. La Cresima serve a questo! Non per niente nella Cresima si viene unti con l’Olio santo (il Crisma) come gli atleti, che sono massaggiati… con l’olio canforato.

È per quello che una volta si diceva che la Cresima ci rende soldati di Cristo?
Esatto! Però, non si tratta naturalmente di andare a combattere  “guerre sante” come quelle scatenate dal Califfato. Si tratta delle lotte interiori ed esteriori contro l’egoismo, il materialismo, l’ingiustizia, il conformismo, l’ipocrisia, ecc., per far vincere l’amore, la verità, il bene… Per queste ci vuole ed è data la grazia speciale della Cresima.

Share.

1 commento

  1. silvana messori on

    non vedo l’ora che venga sta Cresima ecc.: forse il problema è che sono la maggior parte dei ragazzi a dirlo e soprattutto a pensarlo. Se posso osare, direi che: a) forse dodici anni sono un po’ pochi per capirne l’importanza del Sacramento; b) dopo il Battesimo, in cui i genitori (o forse si dovrebbe dire, riterrebbero) di dare un primo dono al proprio figlio, facendolo entrare nella comunità di fede Cristiana, ricevuto a nostra volta e che riteniamo valida anche per i nostri figli, la Confermazione così detta, dovrebbe segnare un inizio di percorso di Vita e non un finire!!! ai miei tempi, la Cresima, veniva somministrata, in terza elementare e precedeva di qualche settimana o mese la Comunione. Forse è proprio perché si delineava un percorso che avrebbe dovuto durare tutta la vita. Poi, sono stati spostati percorsi e metodi, ritenendo che lo spostare ad età più “consapevole”, avrebbe potuto coinvolgere maggiormente la volontà dei ragazzi! Ora, il quadro è totalmente cambiato, proprio perché le Comunità in cui si dovrebbe respirare un clima di avvolgimento e cura, si è disintegrata e dalla stessa comunità Parrocchiale. Trovo che dovremmo riportare l’attenzione e rendere più “appetibile” ai nostri ragazzi, il desiderio di vivere in una comunità che li sappia accogliere, ascoltare, per poi “istruire” alla vita secondo il Vangelo! alla prossima…

Lascia un commento