Don Paolo Carrara: “Dalle riforme delle strutture ecclesiali un invito a rimettere al centro il Vangelo”

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Il vescovo Francesco Beschi ha intitolato «Camminare insieme nella gioia del Vangelo» la sua lettera circolare per l’anno pastorale 2016-2017. Il testo sarà presentato ufficialmente venerdì 23 settembre all’Assemblea Diocesana, riunita in Seminario. A don Paolo Carrara, che in Seminario insegna Teologia pastorale, abbiamo posto alcune domande sui motivi ispiratori e sui contenuti del documento, che può già essere scaricato dal sito Internet della diocesi (www.diocesibg.it)

«Nel novembre 2015, in occasione del convegno ecclesiale che si era tenuto a Firenze – spiega don Carrara -, il Papa aveva chiesto alla Chiesa italiana che nelle comunità locali si riprendesse in mano il testo dell’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”; e questo, non con la pretesa di trovare in essa delle indicazioni dettagliate, da applicare immediatamente, ma allo scopo di avviare una riflessione comune sulle nuove esigenze e opportunità dell’evangelizzazione. Nella sua lettera circolare, il vescovo Beschi richiama precisamente le linee fondamentali del documento di Papa Francesco, come spunto per ripensare l’azione missionaria della nostra Chiesa locale».

Si può già immaginare qualche esito pratico di questo ripensamento, anche a Bergamo?

«Il testo dell’“Evangelii Gaudium” è assai denso e prende in considerazione molte questioni. Si possono comunque individuare alcuni temi di fondo, che il nostro vescovo nella sua lettera effettivamente riprende: un primo punto riguarda l’esigenza di un “radicamento spirituale” della Chiesa, che è chiamata a riscoprire precisamente la radice evangelica della vita e della testimonianza cristiane; qualsiasi progetto di riforma delle strutture ecclesiali – Papa Francesco lo ha affermato a più riprese – passa per un approfondimento della conoscenza del Vangelo, per un’intimità con il Vangelo. Un secondo punto consiste nell’appello a un rinnovamento morale: occorre contrastare le possibili “deformazioni” dell’esperienza religiosa, un rischio a cui sono esposti tutti i cristiani, e quindi anche gli operatori pastorali. Per esempio, “con le facce da funerale non si può annunciare Gesù”, secondo una formula assai efficace usata in una sua omelia dal Papa; più in generale, potremmo dire che un cristiano non può contraddire con il suo stile di vita la fede che professa. Infine, nell’“Evangelii Gaudium” si propone l’immagine di una Chiesa “in uscita”, che resista alla tentazione dell’autoreferenzialità e sappia invece confrontarsi con il mondo, con la cultura del nostro tempo. Da queste considerazioni, Papa Francesco ricava anche delle indicazioni pratiche per la pastorale».

Su che cosa vertono queste indicazioni?  

«Francesco sottolinea l’opportunità di concentrarsi sul “kerygma”, sul contenuto essenziale dell’annuncio cristiano relativo al mistero di Dio che con la sua grazia va incontro all’uomo; occorre recuperare la freschezza originaria di questo messaggio, rimuovendo le incrostazioni che nel corso del tempo potrebbero averlo reso meno chiaro, meno luminoso. Poi, vi è la questione del rapporto con i poveri, che non può ridursi all’offrire loro un aiuto materiale: occorre saper stare “accanto” ai poveri, perché questo aiuta la Chiesa ad aprirsi al mondo e a mantenersi fedele alla sua missione».

Nella lettera del vescovo Beschi si prendono in considerazione alcuni elementi critici nell’attività dei vicariati e si prospetta una loro riorganizzazione, all’interno della diocesi di Bergamo. Che cosa ci si può aspettare, per il prossimo futuro?

«Io credo che il nostro vescovo voglia fare proprio anche il metodo dell’“Evangelii Gaudium”: Papa Francesco, più che anticipare soluzioni dettagliate ai problemi, lancia delle provocazioni, perché a partire da esse si avvii un movimento di pensiero, un percorso comune di riflessione e di discernimento ecclesiale. Il vescovo Beschi procede proprio così, per quanto attiene a una futura riorganizzazione dei vicariati: nella sua lettera circolare egli non espone un progetto di riforma già definito, ma apre una prospettiva, indica in quale direzione si debba andare. Si parte dal riconoscimento che l’attività dei vicariati, allo stato attuale, ha certamente degli aspetti positivi; tuttavia il vescovo ha constatato che dagli attuali 28 vicariati vengono pure segnali di fatica: per esempio, in circa la metà di essi non opera più un consiglio pastorale vicariale, e in alcuni casi si dice di non sentirne nemmeno la necessità. Può essere perciò che nel prossimo futuro vengano modificati i confini delle zone vicariali, ampliandole e riducendole di numero. Gli obiettivi ultimi sono due: da un lato, si vuole aumentare la capacità dei vicariati di dialogare con le istituzioni dei rispettivi territori; d’altra parte, lo scopo è anche quello di riportare in primo piano la questione della corresponsabilità dei laici nella vita della Chiesa, un aspetto che nel corso degli anni sembrava essere stato un po’ dimenticato. Disponendo di maggiori energie, dei vicariati su scala territoriale potrebbero facilitare appunto una nuova partecipazione del laicato alle attività delle comunità cristiane».

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