I ragazzi e le tribù del web: molti condividono contenuti, pochi si spingono a crearli

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Sono diversi gli stili e gli atteggiamenti nel web dei ragazzi. Non è soltanto una questione di predisposizioni personali, alcune modalità della relazione con il mondo digitale sono condizionate dagli altri mondi vitali degli adolescenti.
Sul loro comportamento incidono in modo particolare famiglia e istruzione: entrambe possono essere un freno o uno stimolo, un motore per spingere verso un rapporto propositivo e creativo con il web oppure una semplice risorsa per garantirsi un accesso alla rete.
L’influenza dei genitori, secondo molti osservatori, ruota su due elementi. In primo luogo sul significato che i ragazzi attribuiscono al web: un gioco, un’esperienza di apprendimento, un ambiente di relazioni. In secondo luogo i genitori incidono a partire dal supporto che sono in grado di offrire ai figli: il livello della loro alfabetizzazione digitale apre a diversi prospettive di introduzione all’uso di internet e a possibilità differenti di aiuto per affrontare i problemi tecnici o per orientarsi nella navigazione. In entrambi i casi nell’utilizzo del web da parte dei ragazzi si genera un possibile divario che deriva dalla preparazione e dalle abilità che la famiglia di origine possiede.
Un’altra sorgente di differenziazione nell’uso del web è la scuola. A questo proposito è interessante riportare alcune osservazioni formulate dalla sociologa Marina Micheli a partire da una ricerca su “L’appropriazione Internet da parte degli adolescenti: tra riproduzione sociale e mutamento culturale”, apparsa da qualche tempo sulla rivista Quaderni di Sociologia. I comportamenti assunti dai liceali piuttosto che dagli studenti degli istituti tecnici si articolano in modo diverso. Per i primi la rete è funzionale ad accrescere il sapere: da quello tradizionale, come la storia o la matematica, a quello informale, come la musica o lo sport. Inoltre i liceali sono prudenti, si preoccupano di limitare gli effetti negativi, come essere portati a distrarsi, oppure di prevedere conseguenze di alcune loro azioni: prestano così attenzione alla “reputazione” che si costruiscono in ambiente social.
Gli studenti degli istituti professionali, invece privilegiano gli aspetti relazionali ed espressivi. Per loro è importante sfruttare le potenzialità di internet per coltivare la cultura informale che si vive nei gruppi dei pari: la partecipazione a sottoculture come l’hip hop oppure la street art, l’informazione su interessi specifici come i fumetti o i video giochi. Il web 2.0 tra questi adolescenti alimenta la socialità; essi, inoltre, sono molto entusiasti delle opportunità concesse dal mondo digitale e le considerano un tratto distintivo nei confronti delle altre generazioni.
Un’indicazione, dell’indagine, accomuna entrambi i gruppi di adolescenti: la stragrande maggioranza degli intervistati non vede il web come ambiente di impegno creativo, perché ne sente la gravità dell’azione, che paragona a quella di un lavoro. Preferiscono scambiare e condividere contenuti esistenti, invece di crearne nuovi.
La differenza di istruzione evidenzia un ulteriore aspetto: mentre tra i liceali si sviluppa una relazione di sintonia con i genitori, che vengono presi a modello per vivere nel web, gli studenti degli istituti professionali tendono a creare una distanza con il mondo adulto. Lo si nota nella loro ricerca di cultura informale, piuttosto che di quella istituzionale, e nella facilità con cui marcano la differenza tra loro, i nativi digitali, e gli altri.

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