Il prete/Teresa di Calcutta, il beato Alessandro Dordi e gli altri: le notti dell’anima

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Nella biografia di Madre Teresa di Calcutta si parla di una “Notte oscura” della sua fede, una notte oscura che si è protratta per la durata di tutta la vita della Madre.

Il fatto era pressoché ignoto, nascosto anche alle sue più strette collaboratrici. E sorprende non poco pensando che ha vissuto una così fitta notte della fede proprio lei che irradiava della luce di Cristo.

Per una comprensione più profonda di questo mistero si deve far riferimento a San Giovanni della Croce, il mistico carmelitano (1542-1591) che nel suo libro “Notte oscura dell’anima”, ha elaborato una vera e propria analisi spirituale di questo fenomeno. Egli lo definisce un’esperienza di profondo abbandono e di solitudine interiore e dice che si tratta di un autentico dono mistico.

La “notte oscura” rappresenta nella sostanza un invito a vivere continuamente e ininterrottamente per Gesù, in profonda unione con lui, anche se da questo non viene alcuna, anche minima, forma di piacere o di gusto. È una purificazione dolorosa e continua che rende l’amore sempre più disinteressato e più puro. La “notte oscura” rende il mistico simile a Gesù sulla Croce (“Dio mio, perché mi hai abbandonato?) e lo fa diventare un’icona viva dell’unione dell’anima con lo sposo Crocifisso.

Se analizziamo la vita di Madre Teresa a partire dall’insegnamento di San Giovanni della Croce, non solo possiamo definire un percorso spirituale più chiaro, ma possiamo definire la stessa Madre un’autentica mistica del nostro tempo.

MADRE TERESA NON È LA SOLA

La “notte oscura” di Madre Teresa non è un fatto isolato. Si parla, ad es., di una crisi di “ateismo” di santa Teresa del Bambino Gesù. E qualcosa del genere si legge anche nella vita del nostro B. don Sandro Dordi, morto martire in Perù nel 1991 e beatificato il 5 dicembre 2015. Quando, dopo il primo periodo di vivace ministero in Polesine, fu destinato al servizio degli emigranti italiani in Svizzera, si trovò in un ambiente caratterizzato, anche dal punto di vista religioso, dalla freddezza e dalla precisione elvetica, a cui anche gli italiani finivano per adeguarsi, egli smarrì la consapevolezza del senso e del valore della sua vita. La sua desolazione era tale che progettò di lasciare il sacerdozio.

In una tavola rotonda televisiva su di lui, a cui partecipava uno dei suoi fratelli (Alcide) e la sindaca di Gandellino, sig.ra Flora Fiorina, io ad un certo punto ho segnalato questo fatto. Il fratello confermò la cosa e disse il turbamento che avevano vissuto in casa quando l’avevano saputo. Fu la mamma ad aiutarlo a superare la crisi che era di tipo psicologico con attinenza con la fede. La mamma gli disse: “Il Signore sa lui perché permette la tentazione. Anche i santi sono stati provati in ogni modo, eppure, con la grazia del Signore, si son fatti santi. Anche tu puoi diventare santo”.

Da quella crisi don Sandro uscì trasformato, riconciliato con se stesso e con i propri limiti e con la certezza che il Signore lo sa e non lascia mancare la sua luce e la sua forza.

La sindaca di Gandellino nell’ascoltare questo racconto ebbe come un trasalimento e uscì in un’espressione di gioiosa sorpresa. “Non sapete come sono contenta di sentire questa cosa. Mi fa capire che i santi non sono della gente fuori del mondo, impeccabili e superiori alle nostre miserie; sono delle persone della nostra stessa pasta, con i nostri stessi problemi e i nostri turbamenti”.

PAPA FRANCESCO C’ENTRA ANCHE QUI

Alcune settimane fa, segnalavo qui nel nostro settimanale che il Papa il 16 giugno scorso ebbe a dire: “Anch’io tante volte mi trovo in crisi con la fede e ho anche la sfacciataggine di accusare Gesù L’ho fatto da laico, da religioso, da vescovo e pure da Papa!”. Al che, tra i nostri lettori ci fu chi si chiese: “Mi delude un po’ che l’unico presidio di cattolicità che sussiste qui dentro ricorra, per difendere l’indifendibile, all’elogio del dubbio di martiniana e sinistrissima memoria. Se proprio chi è chiamato, per statuizione divina, a confermare i fratelli nella fede dichiara coram populo di avere una fede vacillante, cosa può ricavarne il singolo fedele? Conforto ovvero desolazione?”.

La sindaca di Gandellino risponderebbe senza pensarci un solo istante: “Conforto e grande incoraggiamento!”. E la mamma del beato don Sandro direbbe come al figlio: “I santi sono stati provati in ogni modo, eppure, con la grazia del Signore si sono fatti santi. Anche voi potete diventare santi”.

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