La riforma dei vicariati e le fraternità presbiterali. Con l’assemblea del clero parte il nuovo anno pastorale

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Riscoprire e comunicare la gioia del Vangelo. Uscire dai confini parrocchiali per incontrare ogni persona. Riconoscere il Volto del Signore nel povero. La visita vicariale e la riforma dei vicariati attuali. La costituzione delle fraternità presbiterali. Sono i contenuti della Lettera circolare del vescovo Francesco Beschi, presentata mercoledì 14 settembre all’assemblea del clero in apertura del nuovo anno pastorale. È intitolata «Camminare insieme nella gioia del Vangelo». Erano presenti circa 300 sacerdoti, fra cui il vicario generale monsignor Davide Pelucchi. La mattinata è iniziata con l’intervento di don Giovanni Rota, docente in Seminario, che ha proposto un excursus storico-teologico sul presbiterio diocesano nel corso dei secoli per arrivare al Vaticano II e ai documenti pontifici più recenti. I sacerdoti presenti si sono quindi suddivisi in gruppi di lavoro per riflettere su questo tema. Quanto emerso sarà trasmesso al vicario episcopale monsignor Lino Casati per una sintesi.

È seguito l’intervento del vescovo sui contenuti della Lettera circolare, il cui orizzonte si situa nell’esortazione apostolica «Evangelii gaudium». Riguardo alla quinta visita vicariale in corso, monsignor Beschi ha detto di aver toccato con mano la ricchezza di fede e iniziative nelle parrocchie, non sottacendo i rischi di un iperattivismo. «Viviamo in un contesto che privilegia la produzione e mortifica la generazione, che vede una impressionante contrazione demografica anche in Italia. Anche la pastorale è esposta a questo rischio, perché può portare a sterilità spirituale e comunitaria. È quindi necessario ritrovare una generatività nelle parrocchie, dando particolare attenzione a relazioni personali, responsabilizzazione dei laici, condivisione dei percorsi con il territorio nelle sue espressioni e istituzioni, promozione della soggettività dei poveri.

Poi la riforma dei vicariati, che saranno ridotti per assumere dimensioni geograficamente più vaste e denominati vicariati territoriali. L’ottica di questa scelta si pone in quattro finalità pastorali: promozione del rapporto con il territorio assumendo i cinque ambiti indicati dal Convegno ecclesiale nazionale di Verona (amore e relazioni, lavoro e festa, fragilità umane, tradizioni ed educazione, cittadinanza e politica); corresponsabilità dei laici, formazione degli operatori pastorali; forme di intesa pastorale vicariale. Poi la novità delle fraternità presbiterali, che si situa nella riforma dei vicariati. «Per rilanciarli — ha rilevato il vescovo — è necessaria una figura relativamente nuova: quella della fraternità presbiterale, cioè uno stile di vita che caratterizza l’intera comunità cristiana e un modo concreto di stabilire i rapporti fra i preti che vivono nello stesso territorio, privilegiando le dimensioni relazionali». Questa fraternità consiste «in relazioni impegnative tra un numero limitato di sacerdoti che vivono e lavorano in parrocchie contigue e si alimenta in una serie di impegni condivisi, diventando segno di una fraternità più vasta». Queste fraternità prevedono la figura di un prete moderatore». Questo cammino si protrarrà per un biennio, durante il quale saranno proposti sussidi e passi concreti. Tutti i percorsi saranno accompagnati da due temi: una lettura seria dell’«Amoris laetitia» di Papa Francesco per la pastorale familiare; una «seminagione giovani» dai 20 ai 30 anni per proporre la bellezza del Vangelo.

Al termine, ha preso la parola il nuovo rettore del Seminario don Gustavo Bergamelli, che ha parlato dei suoi obiettivi: rinsaldare il legame fra Seminario-clero e rilancio della pastorale vocazionale.

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