L’amore verso Dio deve essere esclusivo. Ma i nostri amori spesso dicono il contrario

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Immagine di Jean François Kieffer

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Vedi Vangelo di Luca 14, 25-33. Per leggere i testi di domenica 4 settembre, ventitreesima del Tempo Ordinario, clicca qui.

Le affermazioni di Gesù fanno da sempre difficoltà, per il loro tono perentori e per quel mettere in secondo piano le persone care che sembra contraddire quello che lo stesso  vangelo dice altrove.

PER ESSERE DISCEPOLI FINO IN FONDO

Gesù intende dettare la “legge” necessaria per entrare nel Regno, per essere davvero suoi discepoli. La frase Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo si inserisce comunque in quello che si chiama radicalismo evangelico. Gesù e la sua parola viene prima di tutto e mette in discussione tutto. Gesù non dice di negare gli affetti, ma di subordinarli. Il testo di Luca, che è l’evangelista parla di più sensibile della figura del discepolo, indica in particolare la necessità di staccarsi dai propri familiari quando Gesù lo richiede. La fedeltà a lui significa fedeltà fino in fondo. Di conseguenza, la croce è il punto estremo del radicalismo, perché nella croce Gesù dà tutto e il discepolo deve fare come lui.

ANCORA UNA VOLTA:  DECIDERSI

Poi  Gesù porta due esempi. Uno costruisce una torre: deve calcolare bene la spesa, per non rischiare di restare a metà con i lavori. Un re deve fare la guerra contro un altro re e deve fare bene i conti delle sue truppe, altrimenti evita di iniziare la guerra e apre una trattativa con l’avversario. Così, chi decide di diventare discepolo deve soppesare bene che cosa significa quella scelta. Non si può decidere alla leggera. Soprattutto, se si decide di stare con Gesù, non si può tornare indietro. Sarebbe come lasciare a metà il lavoro di costruzione di una torre: tutto quello che si è fatto fino ad allora diventerebbe inutile. La vita cristiana, per l’ideale alto che propone, può essere immaginata come una battaglia. Si spiegano allora le immagini guerresche della seconda paraboletta, quella del re che parte in guerra contro un altro re.

GLI AMORI CIECHI

Spesso viviamo i nostri affetti – affetti verso le persone, verso il lavoro, verso la politica, i soldi… – come affetti esclusivi. Quanta gente oggi dà tutto a chi non lo merita! Se facessimo la lista di tutti i salvatori della patria, degli uomini che la nostra cultura ha fabbricato, ci sarebbe da spaventarsi. “Sei il mio dio”, dicono spesso i giovani di un cantante; “divina” si definisce una star del cinema; Stalin era “il padre del popolo”; e Hitler era adorato da folle sterminate e osannanti… E la lista non finirebbe mai. Gli uomini hanno dimenticato Dio e si sono costruiti un’infinità di dèi. “Gli uomini adorano sempre qualcosa: o un dio o un idolo”, ha detto il grande sociologo Max Weber.

Osservazioni analoghe si potrebbero fare per gli affetti familiari. Con i figli che diminuiscono, gli affetti diventano meno numerosi ma più esclusivi. E quindi meno obiettivi. La verità nasce dagli affetti, non viceversa. Non amo la verità, ma la verità è ciò che amo. Dove lo si vede questo? Se il curato chiama un genitore e gli dice: tuo figlio ha rubato in oratorio, ha spaccato il vetro di una finestra, bisogna reagire. Qualche genitore capisce e reagisce. Ma molti genitori rispondono: non è vero, mio figlio non fa quelle cose. Non amano la verità ma fanno nascere la verità dal loro amore. Amore cieco, dunque, imbastardito. Un amore, quello dei genitori, che dovrebbe educare ad aprirsi e che educa invece a chiudersi; dovrebbe educare a guardare il mondo e invece costruisce un mondo su misura.

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2 commenti

  1. Marco Dusatti on

    Buongiorno, sono un papà e condivido quanto esposto nell’articolo, tranne quell’ultima frase conclusiva che pare ricondurre ai soli genitori (tutti?) la pratica dell’”amore cieco”. In verità sarebbe stato giusto scrivere “alcuni” per non far intendere, se pur accidentalmente, che la categoria dei genitori sia l’unica ad essere implicata nel titolo di apertura. Cosa che a mio parere vera non è.
    Cordiali saluti

  2. silvana messori on

    Buona sera, possiamo riprendere la conversazione lasciata alcuni giorni fa. il passo del Vangelo trattato, non è che solo uno dei passaggi in cui con il Vangelo di Gesù, Gesù stesso ci dice e senza alcun tentennamento, ciò che dovrebbe essere via principale da percorrere. Quindi, a mio avviso, se si prendesse solo una parte dei testi, non si può ottenere uno sguardo a 360°. ogni passo è un pezzo del puzzle, che solo se si legge ed interiorizza nell’interezza, si potrà avere visuale ottimale per la via da seguire. in uno scritto, composto per i comunicandi della mia comunità, quale slogan, dopo ogni nome, incitavo a prendere ciò che Gesù ci indica e la dicitura, fu, prendendo spunto dalle tecnologiche comunicazioni: “Gesù, sia la password della tua vita” Spero che ogni genitore(arduo è oggi il compito) possa dare esempio con la propria vita, cercando di seguire le Sue orme …

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