Quel giorno allo stadio di Bergamo Madre Teresa parlava d’amore: “Di questo hanno bisogno i poveri, non di carità”

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In occasione della canonizzazione della santa Maria Teresa di Calcutta prevista il 4 settembre, Fondazione Bergamo nella Storia ha reso pubbliche in una mostra virtuale alcune fotografie del fondo Asperti presenti nel proprio archivio, riguardanti la “Giornata della vita” del 19 ottobre 1980, in cui la missionaria Maria Teresa di Calcutta dell’ordine delle suore della carità e l’arcivescovo Hélder Câmara di Recife (Brasile) furono invitati allo stadio comunale di Bergamo per riflettere sul diritto alla vita e la lotta alla fame e alla povertà nel mondo. Gli scatti, che oltre alle autorità ritraggono la commozione di più di 30000 partecipanti, la maggioranza dei quali giovani, furono realizzati da Fausto Asperti (1927-2004), fotografo di punta de “L’Eco di Bergamo”. Qui il link alle fotografie di questa speciale giornata: http://www.bergamoestoria.it/schedaMostra.aspx?t=2&id=58. Presenti quel pomeriggio il monsignor Manziana, vescovo di Crema, fratello di prigionia insieme a don Seghezzi nel lager a Dachau, il vescovo di Bergamo monsignor Giulio Oggioni e l’arcivescovo emerito monsignor Clemente Gaddi, alcuni parlamentari tra cui l’onorevole Vittoria Quarenghi e il sindaco Giorgio Zaccarelli. “I poveri hanno bisogno del nostro amore, non della carità” disse quel giorno Madre Teresa come ricorda monsignor Achille Belotti, ora residente nella comunità missionaria Paradiso e all’epoca presente in virtù del suo ruolo al servizio del vescovo di Bergamo. Furono tre ore di preghiera, canti e testimonianze (con una coppia di medici attivi nel Terzo Mondo e la madre di un disabile), seguite da una fiaccolata attraverso la città e una chiacchierata più intima davanti a una tazza di tè in seminario con un interprete, il vescovo monsignor Oggioni e don Achille Belotti: “Versò il tè prima a me, poi agli altri e infine a sé e notai le sue vesti dimesse, le ciabatte e l’abito consumati”. Una serata all’inizio dell’inverno, in cui cappotti e soprabiti si affastellano nelle immagini della memoria di monsignor Belotti, la beata era quasi assalita da persone che le offrivano soldi per la sua causa, aveva una busta in cui riponeva tutto ma donava ad ognuno un profondo sguardo di riconoscenza. L’anno prima aveva ricevuto il Premio Nobel per la Pace ed ora eccola in uno stadio gremito di persone interessate alla sua, di persona, così minuta ed umile eppure così capace di ispirare altri individui attraverso il suo operato quotidiano, lontano dai media. Organizzatori della giornata furono il Movimento Popolare, vicino d’idee a Comunione e Liberazione, il Movimento per la vita (la legge 194 è del ’78) e l’associazione Mani Tese. Racconta monsignor Belotti: “Quell’anno papa Giovanni Paolo II aveva chiesto di aprire a Roma una casa per i bambini rifiutati, quella giornata è da ricordare in questo clima di riflessione e attivismo. Quest’anno invece io stesso mi recherò a Roma per la canonizzazione di una donna che fece dell’amore per i poveri e gli emarginati la sua missione di vita”.

La foto del post di apertura: per gentile concessione © Fondazione Bergamo nella Storia, Archivio Fotografico Sestini, Fondo Asperti, Fotografia di Fausto Asperti

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