Raffinatezza privata e pubblica cafoneria. Circa il bene comune e dintorni

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LA PIPÌ DEI CANI

Abito in un quartiere elegante di Bergamo, esattamente il quartiere di Santa Lucia, via Torino. Stamattina sono uscito, come mio solito, ho preso a sinistra e ho percorso via Torino fino all’incrocio con via Alborghetti. Sono poco più di cinquanta metri. In questo breve tratto ho contato undici (diconsi undici) tracce più o meno vistose di pipì di cani. Alla lista delle tracce dei residui liquidi si deve aggiungere un ulteriore resto – uno solo: che fortuna – di residui solidi. Sempre di cani. Così almeno credo. Oltre a quello che si vede che, come ognuno può immaginare, provoca un’intensa gioia della vista, c’è l’odore che provoca un’altrettanto intensa gioia dell’odorato. Vicino a via Alborghetti c’è un vasto spazio verde. Era stato creato soprattutto perché potessero giocarci i bambini. Impossibile: tutto il terreno è cosparso di residui liquidi e solidi dei cani. Potrei fermarmi qui e gioire della mia denuncia. Che, come ognuno sa, non serve a nulla. Tanto, si sa, gli adorabili cognolini a passeggio continueranno a fare quello che hanno fatto per la gioia di chi abita come me in questa via.

UN PICCOLO SEGNO DI UN GRANDE MALESSERE

Vorrei tentare, invece, un’impresa più audace. Con una domanda: è solo cattiva educazione? Temo di dover rispondere che, purtroppo, no, non è solo cattiva educazione. È molto di più. Il cane portato fuori casa a fare cacca e pipì sulla strada è un indizio, nel suo piccolo,  inquietante. Per salvare la pulizia della casa dove si abita si sporca la strada di tutti. Per salvare il piccolo bene privato si sfrutta cinicamente il bene pubblico. Non è poi così difficile allargare lo sguardo e vedere come in tanti altri ambiti succede la stessa cosa: l’amministrazione locale, la politica, l’economia. Non si cerca di salvare lo spazio comune dove tutti abitano, proprio perché di tutti, ma si usa lo spazio comune per salvaguardare lo spazio privato, proprio perché privato. La cacca e la pipì dei cani è un piccolo segno di un grande malessere.

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