«Tutti a casa», un percorso per parlare di migranti e accoglienza ad adolescenti e giovani. Video, storie e un gioco in scatola

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«Tutti a casa»: un gioco, un percorso, un modo nuovo per crescere nel rispetto di culture, tradizioni e fedi diverse. Per accostarsi con sguardo aperto ai temi legati all’accoglienza, l’ospitalità e l’incontro con la diversità.
Il progetto è stato messo a punto dalla Caritas diocesana bergamasca ed è stato presentato nei giorni scorsi nel chiostro della parrocchia di Santa Maria Immacolata delle Grazie. Don Claudio Visconti ha introdotto il progetto; sono intervenuti poi l’Assessore all’istruzione, università, formazione, sport Loredana Poli; la dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo, Patrizia Graziani e Coretti, capo gabinetto reggente della Prefettura di Bergamo

Ormai da alcuni anni la Caritas ospita diversi richiedenti asilo che segue dalla fase dell’accoglienza fino alla fine dell’iter amministrativo e oltre. Quest’anno ha deciso di preparare questo speciale percorso per adolescenti e giovani come occasione di sensibilizzazione e formazione su temi di così forte attualità. «La cultura – sottolinea don Claudio – non è solamente quella che generano le università, le accademie ma è la storia della gente comune che viene riletta e di cui ci si appropria attraverso la riflessione, la scuola, l’incontro, lo scambio».

«Il nostro vescovo ci sollecita sempre ad andare oltre – ci spiega don Claudio – dice che noi facciamo attività buone di carità, un esempio è il dato che in questi due anni sono state accolte più di duemila persone solo nelle strutture ecclesiali. Ma non basta, bisogna anche generare cultura e rispetto dei valori dell’accoglienza e dell’incontro con la diversità. Abbiamo usato metodi innovativi come quelli dei social, dei video perché sono un linguaggio che ai giovani dice molto di più delle prediche di noi preti». L’organizzazione di questo progetto ha coinvolto Oki Doki Film per la realizzazione di alcuni video, i ragazzi del blog «Storie in pausa» per la scrittura delle storie e una società che produce giochi in scatola per la creazione di un gioco.

«Tutti a casa» vuole essere un percorso per i ragazzi delle superiori e degli oratori inteso come un gioco che li avvicini al tema della diversità e dell’accoglienza in modo esperienziale, quindi non soltanto pura teoria ma un’esperienza reale. «Il nostro sogno – ha spiegato Roberta, una delle ragazze che ha partecipato al progetto – è che possa essere un percorso che le scuole possano prendere a cuore e ripetere anno dopo anno perché sappiamo che è un tema urgente non solo oggi ma anche per gli anni futuri».

Il percorso si articola in quattro tappe fondamentali. La prima è un incontro-analisi di quello che i ragazzi possono provare e pensare. Verranno fatti loro vedere dei cortometraggi, a tratti anche surreali, i quali li portino successivamente a interrogarsi sul tema dell’accoglienza. Il secondo incontro è più un seminario tematico, qui l’idea è che i ragazzi possano anche essere messi di fronte alla legislazione e attraverso dei quiz possano interrogarsi e darsi risposte attorno a una materia che non conoscono; vengono quindi interrogati sulla loro percezione del fenomeno. Il terzo incontro li cala nell’esperienza reale grazie al gioco in scatola «Tutti a casa» realizzato per l’occasione. Questo gioco prevede una vera e propria dinamica a metà tra Risiko, Monopoly e Gioco dell’oca. Ogni ragazzo avrà un obiettivo sulla carta (per esempio potrebbe essere quello di diventare giornalista), si ha poi bisogno di risorse, forza e idee per poterlo realizzare. Nel tabellone di gioco le caselle sono divise in quattro colori che rappresentano le quattro fasi di una vita di una persona. La classe giocherà divisa in tre gruppi, legati a tre diverse etnie. Per riuscire a raggiungere lo scopo ad un certo punto lo studente dovrà fare cambio e andare in un’altra popolazione. Come nel miglior Monopoly ci sono gli imprevisti: per esempio un titolo di studio dà accesso a cinque idee in più, oppure bisogna scontare una pena di sei mesi in carcere, piuttosto che perdere un amico. Il quarto incontro è il punto di forza del percorso ed è la tenda, una tensostruttura montata per l’occasione dentro la quale i ragazzi avranno modo di sperimentarsi con le storie delle esperienze di sopravvivenza dei migranti. Partiranno dalla conoscenza di una storia leggendo le varie frasi scritte sui pannelli e poi piano piano potranno conoscere l’esito finale di questa vicenda umana seguendo il percorso fino alla fine. Oltre a questo sono stati elaborati approfondimenti che aiuteranno gli studenti a capire che le singole storie sono intrecciate su uno sfondo globale complesso.

L’Assessore all’istruzione, Loredana Poli è intervenuta a sostegno del progetto, apprezzandone soprattutto il taglio antropologico e umanistico. La dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo, Patrizia Graziani sostiene: «È un progetto che si inserirà a pieno titolo nei piani delle nostre scuole. Le scuole si sono messe alla prova nell’accoglienza fin dagli anni ’90, quando sono stati accolti i bambini delle prime ondate migratorie. È quindi un’esperienza che è maturata nel tempo grazie alla professionalità degli insegnanti, che hanno contribuito a cominciare a creare quella cultura dell’incontro che adesso si vuole implementare con questo progetto».

Per Adriano Coretti quella della Prefettura è una presenza di sostanza e collaborazione con la Caritas: «Siamo in contatto quotidiano con la Caritas e apprezzo lo sforzo straordinario che sta facendo sul versante dell’accoglienza dei migranti».

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