Alice, volontaria in Bielorussia: “Ho svelato il mistero di una lingua dimenticata”

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Quando più di un anno fa mi ritrovai faccia a faccia con le coordinatrici della mia associazione di Minsk durante il mio primo colloquio in skype, la domanda che mi sorgeva spontanea e spiccava tra tutte le altre era solo una: “ Ma che lingua si parla realmente in Bielorussia?”

– Non preoccuparti – mi dissero – parliamo tutti in russo e solo una minoranza parla in bielorusso. Ma le persone si rivolgeranno sempre a te in russo.

Egoisticamente mi sentii sollevata, perché ovviamente conoscevo solo il russo e la prospettiva di dovermi imparare una nuova lingua mi mandava totalmente in panico. Quando giunsi a Minsk otto mesi fa, constatai che effettivamente ogni persona parlava soltanto russo.

Non appena arrivai mi scaricai un’ applicazione per il cellulare per controllare gli orari dei trasporti pubblici e i nomi delle fermate. Così, con il mio cellulare alla mano mi diressi verso l’autobus per andare a Piazza della Vittoria, di cui conoscevo benissimo il nome in russo. Salii sulla metro e osservai la cartina. Nessuna Piazza della Vittoria con il nome che conoscevo. Allora iniziai a notare delle strane lettere in cirillico mai viste prima e mi resi conto che tutto era scritto in bielorusso. Grazie a Google Maps riuscii a decidere a che fermata scendere, ma dentro di me regnava una grandissima confusione: l’applicazione era  in russo, ogni cartello stradale o indicazione era in bielorusso e la voce metallica della metro pure.

Con il passare del tempo mi resi conto che i posti per uscire la sera più gettonati tra i giovani a Minsk presentavano un menù in bielorusso, però difficilmente in questi luoghi ho avuto modo di incontrare qualcuno che conversasse amabilmente nella propria lingua madre. Iniziai ad indagare e a chiedere ad ogni persona il motivo per il quale non utilizzasse il bielorusso nella vita di tutti i giorni. Continuando a tempestare tutti di domande, ho scoperto che molte persone non vogliono parlare in bielorusso perché è considerata una forma di opposizione politica. Al contrario di come i media dipingono la Bielorussia, nessun esercito verrà a fucilarvi se vi dimostrate nazionalisti parlando bielorusso. Molte persone vogliono soltanto rimanere neutrali  e non essere additate da un passante per strada per ciò che non sono; ma la maggior parte di esse, essendo  semplicemente abituate a parlare in russo da  tutta la vita, trovano difficile e innaturale iniziare da un giorno all’altro ad usare il bielorusso quotidianamente. Benché i bielorussi abbiano assorbito il russo come lingua ufficiale dalle ceneri dell’Unione Sovietica, ogni volta ci tengono a precisare che la Bielorussia è un’ entità ben distinta dalla Russia e si inacidiscono come iene quando qualche straniero li confonde o pensa che la loro non sia una nazione indipendente ma solo una regione russa. Personalmente trovo tutto ciò un paradosso e questa situazione continua a lasciarmi con dell’amaro in bocca, perché essendo le lingue straniere una delle mie più grandi passioni, trovo sempre affascinante che un popolo preservi la ricchezza culturale tramite la propria lingua e le proprie tradizioni. Agli esordi della mia avventura promisi a me stessa che, non appena mi fossi sentita abbastanza sicura del mio russo, mi sarei dedicata all’apprendimento rudimentale del bielorusso. Ora sono passati ben otto mesi e ne rimangono solo quattro, quindi il momento è giunto. Ho chiesto ad amici e conoscenti se fossero stati disponibili ad insegnarmi la loro lingua. Mi hanno tutti guardato con gli occhi sgranati interrogandosi sul perché volessi farlo, ma poi si sono sentiti molto orgogliosi e felici riguardo al mio desiderio. A volte partecipo ad eventi e festival folkloristici in cui le persone parlano solo bielorusso, indossano abiti tipici e intonano a gran voce canzoni popolari. Io tento sempre di confondermi nella mischia senza capire un’ acca e canto a squarciagola “Kupalinka”, la mia canzone popolare preferita, sempre immancabile ad eventi del genere. Sebbene canti in bielorusso con una pronuncia improponibile, in quei momenti mi sento veramente fiera della nazione in cui sto vivendo. Oltretutto ho scoperto che il mio cognome, “Ranica”, in bielorusso significa “mattina” e ogni volta in cui mi presento a qualcuno, mi sento come se fossi sempre stata segretamente legata dal destino a questo luogo per me magico.

 

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