Alice, volontaria Sve in Bielorussia: qui, a 2000 km da casa, ho riscoperto l’amore per l’Italia

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Nuovo appuntamento con la nostra rubrica #Vieniviaconme. Alice Ranica, giovane bergamasca in Bielorussia per un progetto di Servizio di volontariato europeo condotto con Aeper, racconta come a 2000 km da casa ha riscoperto il suo amore per l’Italia.

Non sono mai stata una persona eccessivamente patriottica. A dire il vero mi riconosco perfettamente in quella categoria di persone che non appena scorgono un coetaneo italiano all’estero evitano accuratamente il contatto visivo e si fingono lituani. Durante ogni mio viaggio ho sempre pensato che fosse troppo facile fare “l’italiana all’estero”, perché non è così che ci si mette veramente in gioco. Insomma, non è creandosi una delle cosiddette “Little Italy” all’interno di uno stato completamente diverso che ci si integra e ci si immerge appieno in una nuova cultura.
Quindi eccomi a Minsk, meraviglioso, freddo regno abitato da così pochi stranieri da poterli contare quasi sulle dita di una mano. Dopo ben 8 mesi di vita qui, quando per la centosessantottesima volta ti senti chiedere da un bielorusso incredulo: «No fammi capire…Tu sei italiana e sei venuta a vivere in Bielorussia? PERCHÉ? Il tuo è uno dei paesi più belli del mondo», inizi a credere che forse devi un attimo abbassare tutte quelle arie da cosmopolita che ti stai dando e iniziare ad essere un po’ più patriottica.
Per questo motivo ho iniziato a tenere lezioni di lingua e cultura italiana regolarmente in una biblioteca in centro città. E ad oggi devo dire che questa è assolutamente una delle mie attività preferite svolte durante il mio SVE. Mi stupisco ad ogni singola lezione di quanto siano interessati i miei studenti a tutto ciò che riguarda il mio paese. Senza contare che, per la mia intrinseca natura di grammar nazi, basta solamente il soave suono di un congiuntivo usato nella maniera corretta proveniente dalle labbra di un bielorusso per mandarmi totalmente in estasi.
Nonostante mi ritrovi a parlare russo e inglese ogni giorno, il mio ritrovato orgoglio nazionale ha iniziato ad imporsi in maniera dispotica, ritorcendosi su tutte le persone che mi circondano: la mia coordinatrice che borbotta un «che schifo» tra una pratica e l’altra, il mio coinquilino che mi avverte che il pranzo è pronto urlandomi «Brodagliaaaaaaaa!» dalla cucina e il mio ragazzo costretto a coniugare verbi italiani e tradurre frasi durante ogni tratta in autobus percorsa con me.
Prima di partire per lo SVE mi dissero che sarei dovuta essere una piccola ambasciatrice della mia nazione e ora come ora sento di aver portato a termine il mio compito. Non avrei mai pensato di provare questo del tutto nuovo sentimento di amore verso l’Italia, soprattutto trovandomi a 2000 Km di distanza da essa.
Posso tranquillamente affermare che paradossalmente questa esperienza mi sta servendo per sentirmi maggiormente fiera di essere italiana e farmi rendere conto che non cambierei la mia nazione natia con nessun’altra al mondo.
L’Italia per me è un po’ come una madre: mi ha cresciuto e fatto trascorrere momenti felici e momenti che mi hanno spinto ad odiarla. Come ogni figliolo che si approccia all’età adulta, ad un certo punto ho dovuto separarmi dalla mia patria per stare da sola, ed è proprio quello il momento in cui ho scoperto quanto è ed è sempre stata importante per me.

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