La Madonna “mamma del cielo”. Le devozioni della nonna e un commovente racconto

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Mia nonna prega la Madonna chiamandola “Mamma del cielo”. Non c’è il rischio di una trasposizione troppo affrettata dei nostri affetti familiari? Andrea.

Vorrei proporti una storia, caro Andrea. Sì! Un racconto come quelli che ci venivano letti da bambini attorno al fuoco, nelle sere d’inverno. Ascolta.

C’era un uomo che si era messo per una strada sbagliata. Da buon cristiano qual era stato in principio, si era a poco a poco voltato al male. Non aveva, però fatto i conti con la Madonna, vale a dire con una mamma. Una mamma! La Madonna è una mamma. L’unica cosa di cui non si fosse proprio del tutto scordato, quest’uomo, era giust’appunto la Madonna. La Madonna, infatti è la porta del Paradiso, è il rifugio dei peccatori, è la nostra avvocata. Un po’ per il ricordo della sua mamma, un po’ perché le cose imparate da piccini è difficile che qualche cosa non lascino, questo pover uomo pregava ancora la Madonna e teneva la sua immagine a capo del letto. Camminando sempre per quella strada sciagurata, della Madonna non gli rimase che il nome, Maria, forse perché era scritto ai piedi della sua immagine, che gli pendeva sopra il letto… Se fosse stato meno duro, avrebbe sentito, da quell’immagine, le lacrime gocciargli sul viso, mentre dormiva. La Madonna piangeva su quel figliolo che le tornava ogni notte con l’anima sempre più nera, col cuore sempre più chiuso alle Sue ispirazioni, ai Suoi amorosi rimproveri; e vegliandolo, come una mamma il suo piccino malato, perché la morte non lo venisse a pigliare mentre era così in disgrazia di Dio, pregava, diceva per lui le devozioni, il Confiteor, l’Atto di contrizione. Ma, se la Madonna piangeva, nemmeno lui, il figliol prodigo, era contento. Se avesse dato retta ai rimorsi che sentiva in sé dopo ogni stravizio; se avesse ascoltato il cuore, l’uomo si sarebbe forse ravvisto, e la Madonna avrebbe cessato di versare quelle Sue lacrime di mamma, di cui il demonio rideva. Invece, per acchetare i rimorsi, egli si buttava da un peccato in un altro, da uno stravizio in uno stravizio peggiore, e la morte intanto si avvicinava. La disperazione era prossima, e si sarebbe buttato ormai allo sbaraglio se non era… Eh, chi poteva essere se non quella santissima Vergine, cui egli non alzava più neppure uno sguardo, ne pronunziava appena il nome, Maria, con quella stessa bocca con cui aveva per tutto il giorno bestemmiato il Suo Figliolo e i Suoi Santi? Fatto sta che una notte, dopo essersi involtolato nel male più di un rospo nella belletta di un pantano, rientrò in casa, cotto dal vino, rovinato dal gioco, con un gran disgusto di sé, con la disperazione nel cuore e la tentazione di ammazzarsi. Nell’atto però di cominciare a svestirsi, alzò, per caso o per abitudine, gli occhi all’immagine sopra il letto e cercò la parola, il nome, le cinque lettere a cui s’era ridotta la sua preghiera, la sua fede, la sua speranza: Maria. Ma gli occhi, disorientati forse dal vino?, videro in altro ordine le cinque note che suonarono tanto dolci in bocca all’Arcangelo Gabriele, e lessero, invece di Maria: Riama. Provvido errore, se fu errore! Al suo spirito, che, incerto fra la morte e la vita, riluttante a quella per il disgusto e a questa per il terrore, si chiedeva gemendo che cosa fare, quella parola, quel nome invertito fu la risposta, la risposta illuminante, consolante, acquietante: Riama. Riama: ama di nuovo, ama come una volta, come quand’eri bambino, come quando dicevi le devozioni… E le antiche devozioni rifiorirono come per miracolo prima nel cuore e poi sui labbri bruciati dalla bestemmia: Ave, Maria, gratia plena…
Piegato a terra da una forza dolce e invisibile, l’uomo abbandonò fra le mani il viso sulla sponda del letto, sotto l’immagine, e pianse, e pianse, e pianse. E la Madonna cessò di piangere; la Madonna sorrise, perché quel suo figliolo era salvo. (cfr“Il pane sotto la neve” di Tito Casini).

Basterebbe questo racconto, caro Andrea, per rispondere alla tua domanda.
Maria è veramente nostra Madre perché ci ha generati alla vita di grazia e alla fede; per la sua presenza forte e tenace ai piedi della croce, è divenuta Madre di ciascuno di noi, che siamo membra del Corpo di Cristo.
La maternità della Madonna non relativizza gli affetti familiari più cari, né li traspone affrettatamente, ma al contrario li avvalora maggiormente perché li orienta a orizzonti più grandi, quelli di Dio; l’affetto sperimentato nella famiglia, inoltre, ci aiuta a comprendere l’intensità, di gran lunga superiore, dell’amore e della tenerezza che la Madonna nutre per ciascuno di noi. Invocarla quale “Madre del cielo” è proclamare la nostra fede nelle realtà soprannaturali che vivono dentro di noi, anticipazioni delle grandi realtà che ci saranno donate nell’eternità. Non temiamo, perciò, di rivolgerci a Lei con affetto filiale, certi, non solo di essere ascoltati, custoditi, incoraggiati, protetti più di quanto farebbe nostra madre, ma addirittura di essere sostenuti e guidati nel vivere la nostra fede e nel percorrere, dentro le situazioni difficili dell’esistenza, le ardue strade della fiducia in Dio.

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