L’abbraccio del Papa ai ragazzi di Amatrice. Il vicesindaco: «È dura ma non ci arrendiamo. Ricostruiremo questo borgo»

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Papa Francesco ha lasciato da poco Amatrice, il borgo laziale in provincia di Rieti, simbolo del devastante terremoto che ha colpito buona parte dell’Italia centrale la notte tra il 23 e il 24 settembre scorso. Bergoglio, accompagnato dal vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili, era arrivato stamani alle 9.10 a bordo di una Golf con i vetri oscurati ed era subito entrato nella scuola provvisoria di legno realizzata a tempo di record dalla Protezione civile del Trentino per incontrare i circa 250 alunni (materne, elementari e medie) e gli insegnanti. Papa Francesco ha abbracciato e salutato ad uno ad uno gli studenti, poi si è intrattenuto per ascoltare i racconti dei ragazzi. Gianluca Carloni, vicesindaco di Amatrice, da noi raggiunto telefonicamente, commenta a caldo le sensazioni provate da lui stesso e dall’intera popolazione, confortata dalla visita del Santo Padre. «Glielo dico al volo: abbracciare Papa Francesco è stata un’emozione grandissima, indescrivibile, qualcosa che rende l’animo più sereno e colmo di speranza. Altre parole non ne ho», dichiara Carloni. Del resto il Papa durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dalla visita in Georgia, aveva comunicato ai membri della stampa il desiderio di andare a fare visita dai terremotati senza telecamere, giornalisti al seguito e fotoreporter. Massimo riserbo sulla data. Oggi nel giorno del suo onomastico, Francesco si è recato nei luoghi del sisma giacché «dobbiamo andare sempre avanti insieme perché da soli è difficile, aiutatevi l’un l’altro. Si cammina meglio insieme. Da soli no», come ha ripetuto Bergoglio durante il piccolo discorso tenuto di fronte alla popolazione di Amatrice. Significativa l’immagine di Papa Francesco ripreso di spalle mentre è raccolto in preghiera di fronte ai cumuli di macerie della “zona rossa”, dove Amatrice mostre le ferite più gravi, che a distanza di un mese e mezzo dal terremoto segnano quell’attimo, le 3,36, quando tutto è cambiato. «La breve visita del Papa – continua il vicesindaco – ha avuto per noi un’importanza fondamentale. Siamo gente forte, tosta, tutti i cittadini si stanno comportando in maniera più che dignitosa, però è dura andare avanti, ma non ci arrendiamo. Papa Francesco oggi è stato con noi, ci ha confortato, esortato. Oggi siamo felici anche se è una felicità relativa ovviamente. Il cuore si alleggerisce dalla pena e dal dolore e si riempe di dolcezza. La visita del Papa inoltre ci fa comprendere che non siamo soli. Si ricordi una cosa: siamo degli sfrattati a tempo, non ci consideriamo una popolazione terremotata. Amatrice sarà ricostruita e tornerà più bella di prima. Se penso che il terremoto è avvenuto proprio una settimana prima della Sagra degli spaghetti all’amatriciana che si svolge ogni anno alla fine di agosto… Ma basta con il passato, ci siamo subito rimboccati le maniche, lo dobbiamo non solo a noi stessi ma soprattutto a chi non c’è più». Domandiamo a Gianluca Carloni qual è attualmente la situazione ad Amatrice. «Stiamo portando via la gente dalle tende, penso che alla fine di questa settimana saranno completamente smontate e da lì si potrà partire con i lavori per le opere di urbanizzazione per realizzare i S. A. I. (Soluzioni Abitative di Emergenza), cioè le casette. Sempre tenendo conto che questa è una zona montana, tra poco inizierà a cadere la neve. Sotto quest’aspetto siamo fiduciosi». Il vicesindaco ci rivela inoltre che questa settimana partiranno i lavori per eliminare i cumuli di macerie. Molti abitanti sono andati a vivere negli alberghi di San Benedetto del Tronto, qualche altra famiglia si è recata nei Map a L’Aquila. Chi invece ha la casa agibile, pur con molti timori, ci è tornato. «Bisogna vincere la paura. Chi ha figli piccoli non deve farli vivere nell’incubo. Qualcuno invece è andato nelle abitazioni messe a disposizione dall’iniziativa “Amatrice solidale”: i proprietari delle seconde case sono stati invitati ad offrirle agli amatriciani residenti e privi di abitazione che potranno pagarne un ragionevole affitto con l’indennità di prima sistemazione. Già molti, però, in uno slancio di quella generosità che caratterizza il nostro popolo, hanno offerto gratuitamente la propria seconda casa alle famiglie colpite dal sisma. Le abitazioni sono sparse per il territorio che è vastissimo, pensi che abbiamo 69 frazioni. Questa iniziativa ha dimostrato la grande solidarietà delle persone che si recavano qui in vacanza, che in un certo senso si va ad allineare con la visita di oggi di Papa Francesco», ha concluso Carloni, prima di tornare al suo lavoro.

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