I padri gesuiti lasciano Bergamo. Ma la comunità di San Giorgio resta: la gestione in mano ai laici

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Dopo quasi centocinquant’anni i padri gesuiti lasciano Bergamo in modo definitivo, restituendo la chiesa di San Giorgio alla parrocchia. E’ un addio annunciato e preparato da tempo, dall’inizio degli anni Duemila, e motivato dal calo delle vocazioni nella congregazione religiosa e dalla conseguente riorganizzazione interna. Ci sembra interessante soffermarci un po’ e approfondire perché ciò che accade in questo quartiere – che un tempo era periferia e ora è un lembo multietnico del centro città – è emblematico: un coinvolgimento più attivo dei laici, una maggiore delega della responsabilità nell’alimentare e mantenere viva l’attività delle comunità.
“Non è stato un passaggio brusco o improvviso, ma graduale”, come spiega Filippo Cecchini Manara, presidente della Fabbrica dei Sogni, l’associazione che gestisce il doposcuola che porta ogni giorno nell’oratorio di San Giorgio quasi 150 ragazzi di 35 etnie diverse.

C’era una volta un centro giovanile, sorto alla fine dell’Ottocento: un luogo aperto a tutti, un punto di riferimento per il quartiere, dove sono cresciute molte generazioni di giovani, allevati secondo i principi e i valori della spiritualità ignaziana. Oggi l’oratorio San Giorgio ha una storia, una robusta attività di ricerca educativa sulle spalle, e si è aperta al mondo. Svolge un’attività di “seconda accoglienza”, offrendo supporto e appoggio –  com’è tipico dei gesuiti -, a ragazzi immigrati per la maggior parte “di seconda generazione”, di molte culture, tradizioni e fedi differenti, accompagnandoli con progetti spesso personalizzati e tesi a valorizzare abilità e talenti di ognuno. Un’azione mirata, insieme semplice e profonda, che porta poi a mutamenti sottili ma radicali nella vita e nei rapporti sociali.
L’8 ottobre, che per una casualità coincide con una riunione generale delle attività sociali dei gesuiti che si svolge proprio al Seminario di Bergamo sarà una giornata di saluto ai padri (oltre agli ultimi che sono ancora a Bergamo ne sono stati invitati alcuni: p. Pino, p. Giangiacomo, p. Giacomo, p. Roberto, p. Maurizio, p. Spartaco, p. Sandro e altri). Il programma: alle 17 il ritrovo in San Giorgio, alle 18 Messa presieduta dai padri presenti, alle 19.15 apericena multietnica alla Fabbrica dei Sogni (costo € 15, inviare conferma a: info@fabbricasogni.it).
In questa occasione sarà presentata anche una mostra sulla storia del Centro realizzata da alcuni dei ragazzi, con l’aiuto di tante persone che sono passate per il centro: “Man mano che si sparge la voce – aggiunge Filippo – aumentano le persone che ci portano ricordi, foto e oggetti”.
E’ dal 2000 che i laici si preparano a prendere in mano la comunità e le attività che comprende: quella principale è appunto “La fabbrica dei sogni”, ma ce ne sono e ce ne sono state altre, dagli incontri culturali e di spiritualità ai gruppi di famiglie. “La fabbrica dei sogni – racconta Filippo – è diventata associazione nel 2003. Dal 2006 si è costituita la Fondazione San Giorgio, istituita dai gesuiti d’Italia per gestire e dare un indirizzo alle attività di San Giorgio, con due gesuiti e cinque laici. Fino ad oggi i gesuiti hanno garantito la direzione e la gestione amministrativa anche degli immobili. D’ora in poi ci affiancheranno ancora ma tutto viene affidato ai laici. Tutte le attività che si svolgono qui si sostengono da sole. Da parte loro è un atto di grande fiducia, da parte nostra certamente di coraggio”.

 

La Fabbrica dei sogni è prima di tutto un’attività educativa impostata secondo la linea e gli insegnamenti dei gesuiti: “Non è solo per immigrati anche se di fatto frequentata quasi esclusivamente da loro. L’atmosfera che si respira è la stessa che ho trovato io in questo oratorio da ragazzo. Gli studenti vengono seguiti con molta cura, con progetti personalizzati, valutandone ambizioni e potenzialità”.

La chiesa torna quindi ora alla gestione della parrocchia di Sant’Alessandro in Colonna: “Abbiamo già parlato con il parroco monsignor Gianni Carzaniga – spiega Filippo – ci piacerebbe che nello stile e nelle iniziative questa continuasse ad essere a Bergamo la chiesa dei gesuiti e un centro di spiritualità ignaziana a servizio non solo della nostra piccola comunità, ma di tutta la città”.

Sono attivi alla Fabbrica dei sogni una quarantina di volontari fissi, ai quali ogni anno si sommano molti giovani provenienti dalle scuole: “Arriviamo a una sessantina in tutto”. Ogni pomeriggio ci sono, dicevamo quasi 150 ragazzi dalla prima elementare alla quinta superiore che si ritrovano, fanno i compiti, merenda (grazie alla generosità di un panettiere che dona il pane) e poi seguono attività di gioco e di approfondimento. “Li accompagniamo a diventare adulti – aggiunge Filippo – li aiutiamo a scegliere gli studi più adatti a loro, per quelli che vogliono frequentare l’università ci sono borse di studio, a patto per esempio che vengano a fare volontariato”.

E infatti i volontari non bastano mai: “Ci fa piacere che arrivino persone nuove e riteniamo che per tutti sia un’esperienza straordinaria, in cui si riceve anche moltissimo”.

La Fabbrica dei sogni fa parte della rete Gsn, Gesuit social network che si occupa di attività sociali in Italia. L’assemblea nazionale di questa rete, per combinazione, si svolgerà proprio a Bergamo sabato mattina in Seminario. “Porteremo sicuramente la testimonianza della nostra attività e la sera ospiteremo tutti a San Giorgio per la cena”.
San Giorgio è al centro di un quartiere multietnico e multireligioso: “Proprio per questo – conclude Filippo – intendiamo impegnarci sempre di più a costruire relazioni e scambi con le altre comunità presenti sul territorio, come abbiamo già iniziato a fare con i Filippini, che già si ritrovano in questa chiesa”.

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