«Il Cammino di Santiago mi ha messo alla prova: a settant’anni ho ritrovato la meraviglia, la gratitudine e la gioia»

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A quasi settant’anni di età ho intrapreso il Cammino di Santiago come un’occasione per meditare e passare in rassegna la mia vita e prepararmi alla sua conclusione.

Il Cammino mi ha fatto capire come siamo piccoli noi uomini di fronte al creato e come siano corti i nostri passi quando misurano le strade del mondo. Forse ci illudiamo di dominare gli eventi e i meccanismi della natura con la potenza della tecnologia e la nostra smisurata ambizione. Ma in realtà, quando ci mettiamo in cammino, ci accorgiamo di essere solo dei pellegrini soggetti alla fatica, ai contrattempi e ai disagi di ogni elemento.

Camminare quindi è stato un esercizio di umiltà, ma anche una scelta di libertà perché, come dice Thoreau, «se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino».

Molti camminano portando il peso di lutti recenti o di una separazione o di una malattia o di un dramma personale. Da parte mia nulla di tutto questo, per fortuna: portavo la gioia della famiglia, del lavoro, della comunità e delle amicizie e intanto mi interrogavo su quanto fossi stato all’altezza di questi doni e di questo impegno.

Mi veniva quindi spontaneo ringraziare e chiedere perdono di fronte a Dio per le mancanze di cui mi ero reso protagonista. Avrei voluto tornare indietro e chiedere scusa ad ognuno dei miei famigliari, amici ed interlocutori per non aver dato loro abbastanza attenzione, tempo, amore. E per “abbastanza” intendo “tutta” l’attenzione, il tempo e l’amore di cui ero capace.

Per fortuna il tempo del cammino della vita non è ancora concluso e posso almeno ripromettermi di essere più generoso e impegnato per il futuro.

Il Cammino di Santiago mette alla prova in modo severo la tua determinazione e il tuo fisico e i primi giorni fatichi anche a pensare. Man mano però mi sono sentito sempre meglio e dopo la 2ª settimana con il mio compagno di viaggio ci sentivamo le ali ai piedi. Soprattutto quando ci ispirava l’obiettivo della tappa.

Particolarmente emozionante è stato il momento in cui abbiamo raggiunto la Croce di Ferro, prima della cittadina di Ponferrada, dove tutti i pellegrini depositano la loro pietruzza, simbolo dei pesi esistenziali della vita. Anche noi avevamo il nostro sassolino, preso da casa: per me erano i sensi di colpa per il passato e i pensieri belli e brutti per il futuro mio e dei miei famigliari e amici. È stato commovente deporre questo peso ai piedi di chi ha accettato di soffrire per noi senza colpa!

L’altro momento emozionante è stato quando ho concluso il cammino e sono entrato nella cattedrale di Santiago portando nel cuore tutti quelli che contano per me, vivi e morti che mi hanno incoraggiato con il pensiero e la partecipazione a compiere questo viaggio.  A Santiago è stato bello ritrovare anche tanti di quelli che avevo incontrato nel viaggio e andare insieme a ricevere la “Compostela”, il certificato di aver compiuto il viaggio da St. Jean Pied de Port sui Pirenei francesi.

Ritornando nella cattedrale e osservando meglio tutti gli apparati che accompagnano il culto di San Giacomo, mi sono reso conto che ci sono troppe manifestazioni di ricchezza e di mondanità che contrastano con lo spirito del vero pellegrino. Il giorno della festa del santo (25 luglio) ad esempio c’è stata una poco evangelica passerella di dignitari e di politici che hanno occupato più di metà dei posti disponibili in chiesa, lasciando in piedi anziani e pellegrini. Il mio amico Gianmarco diceva che sicuramente papa Francesco non avrebbe tollerato una cosa del genere.

A proposito di Francesco ho trovato una citazione che ben riassume il senso della mia esperienza di pellegrino sul Cammino di Santiago: «A mano a mano che uno cammina, che esce da se stesso e va verso gli altri, gli si aprono gli occhi e il suo cuore si riconnette con le meraviglie di Dio. Non possiamo ricordare Gesù restando fermi, chiusi nel nostro piccolo mondo, nei nostri interessi meschini. Il cristiano è un pellegrino, un marciatore, un errante. Gesù ci dice che è lui la Via, e per rimanere su una via bisogna percorrerla».

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