Dai Sepolcri del Foscolo alla tomba di Michelangelo: dai morti un’eredità di valori e ricordi

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«All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro? […] qual fia ristoro a’ dí perduti un sasso che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina morte?». I versi sono tratti dal celebre componimento «Dei Sepolcri» di Ugo Foscolo quando, esule e deluso dalla politica napoleonica, rifletteva sul significato della morte e sul valore, reale o vano, del ricordo perpetrato attraverso i monumenti funebri. Un tema recentemente tornato in auge soprattutto alla luce dell’Istruzione del Vaticano «Ad resurgendum cum Christo».
Foscolo nei suoi riverberi poetici, pur partendo da posizioni materialiste e pessimiste, rinveniva nei sepolcri non solo un luogo di affetti e ricordi, ma il mezzo di trasmissione di un vasto patrimonio di valori e ideali capaci di sopravvivere al tempo.
Il poeta ricorda tre importanti monumenti funebri presenti nella chiesa di Santa Croce a Firenze, si tratta delle tombe di Machiavelli, Galileo e Michelangelo. Il monumento commemorativo di Michelangelo è posto subito dopo l’ingresso della chiesa, venne realizzato nel 1570 su un progetto di Giorgio Vasari che per l’esecuzione si affidò a scultori di sua diretta conoscenza. Al centro della composizione è posto un enorme sarcofago di marmo mischio, ed intorno sono disposte tre figure femminili, allegorie delle arti maggiori: la Pittura, la Scultura e l’Architettura. Il fronte del sarcofago è occupato dalla Scultura realizzata da Valerio Cioli, l’Arte è ripresa in atteggiamento meditativo con la testa reclinata sostenuta dalla mano sinistra, mentre con la destra tiene un blocco di marmo e una gradina, lo strumento degli scultori.
Ai lati sono poste la Pittura, affidata a Battista Lorenzi, rappresentata in atto di sostenere un modello di figura umana ed i pennelli; poi l’Architettura realizzata da Giovanni dell’Opera, sostiene un compasso e un rotolo di pergamena. Nella zona superiore campeggiano lo stemma araldico della famiglia Buonarroti e lo stemma dell’Accademia delle Arti, di cui Michelangelo era console. Posto sopra al sarcofago, in posizione centrale, si trova il busto marmoreo di Michelangelo. La composizione è armoniosamente completata da una decorazione ad affresco che riproduce la struttura di un baldacchino, che mostra idealmente allo spettatore il valore universale del genio di Michelangelo.
Sulla parte opposta, a suggellare un passaggio di testimone tra i due grandi personaggi della Toscana medicea, si trova la tomba di Galileo realizzata nel 1737. L’impianto iconografico risponde ad una precisa volontà: trasmettere alle future generazioni le intuizioni dello scienziato pisano, grazie alle quali è nata la fisica moderna. Alla sinistra del sarcofago si trova la statua dell’Astronomia, opera di Vincenzo Foggini, che mostra una carta con le macchie solari; alla destra invece è posta la statua della Geometria, realizzata da Girolamo Ticciati, che sorregge la «caduta dei gravi», altra scoperta galileiana. Ed infine il busto di Galileo con il cannocchiale in mano. Molto più semplice è invece la memoria funebre di Niccolò Machiavelli, composta dal sarcofago sovrastato dall’allegoria della Politica, che ha sembianze di una donna dalla bellezza classica, con il volto alla greca e un panneggio fluente. A suggellare il tutto è l’epitaffio «Tanto nomini nullum par elogium».
Foscolo, nelle sue rime in endecasillabi, lascia un messaggio ancora più inteso che solo la poesia è capace di svelare: così come i sepolcri dei grandi uomini possono suscitare nelle generazioni i grandi valori etici e civili, anche le tombe delle persone semplici trasmettono un’eredità fatta di valori morali e ricordi: «Non vive ei forse anche sotterra, quando gli sarà muta l’armonia del giorno, se può destarla con soavi cure nella mente de’ suoi? Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi, celeste dote è negli umani».

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