Contro il gelo demografico. Poche nascite, molte polemiche

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Foto:  il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin

Il governo lancia il fertility day

Settimane fa il governo ha lanciato un allarme forte a proposito del calo demografico in Italia con l’evidente intento di porgli un rimedio al fine di evitare grossi problemi economici, sociali, politici, per altro già innescati, ma che potrebbero diventare drammatici a brevissima scadenza.
La risposta dei media e delle forze politiche è stata, come si ricorderà, uno sberleffo quasi generale. Il facile pretesto del rifiuto sono stati il testo e la pubblicità della proposta, che, a dire il vero, non erano il massimo. Ma non troppo nascosto tra le righe dell’opposizione si intuiva il laicismo anticlericale ampiamente diffuso in Italia.
Eppure, in questo caso non era stata la Chiesa a lanciare l’allarme demografico. Era stato il governo a trazione PD. Ma è bastato che gli ambienti ecclesiali mostrassero apprezzamento per l’allerta governativa, perché si scatenasse la clamorosa e irridente reazione che s’è detto.

Il problema, al di là di tutte le polemiche, è molto serio

Ma, al di là di tante becere prese di posizione di tipo ideologico, il calo demografico con relativi annessi e connessi è sotto gli occhi di tutti, e tutti, sia i sociologi, sia i comuni mortali, si possono facilmente rendere conto del fatto che se calano le nascite e la durata media della vita delle persone aumenta, nel giro di pochi anni avremo una società sempre più sbilanciata, fatta prevalentemente non di giovani creativi, ma di vecchi inattivi e (involontariamente) di peso.
Si pensi ai problemi relativi, ad esempio, alle pensioni in presenza del calo del numero dei giovani contribuenti e di quello continuamente in aumento dei pensionati. Ugualmente sono immaginabili i problemi in campo professionale: sempre meno giovani disponibili per le varie professioni di cui la società ha bisogno. Si pensi a una società complessa come la nostra con a disposizione meno medici e personale sanitario, meno insegnanti, meno ricercatori, meno ingegneri, ma sopratutto meno muratori, meno operatori ecologici (gli spazzini), meno agricoltori…

Possibili soluzioni

Ci sarebbe a disposizione, a dire il vero, la riserva degli stranieri, ma, non essendo pensabile che svedesi e tedeschi si rendano disponibili a venire incontro alla nostra diminuzione di forza lavoro, bisognerebbe perciò far ricorso agli extracomunitari, ma tanta parte dell’opinione pubblica e delle forze politiche caccerebbe via volentieri anche quelli che ci sono, perché non si vuole che il nostro popolo sia contaminato culturalmente e diventi un popolo… imbastardito.
Qualcuno poi ha colto l’occasione per evocare la fecondità surrogata, ma, a parte il fatto che il Consiglio d’Europa, che non è imparentato col Vaticano, ne ha giustamente segnalato l’inciviltà, questa pratica, anziché concorrere alla soluzione dei problemi di sicuro li complicherebbe non poco.

Più generosità, più responsabilità

Con buona pace di tutti i critici del fertility day, la principale via per risolvere il calo demografico è quello ovvio di tornare ad essere un popolo gioiosamente fecondo.
I critici dell’iniziativa del governo però temono che ciò comporti un ritorno alla “famiglia tipo conigliera” tanto cara, secondo loro, alla Chiesa. Il Papa, di ritorno dalle Filippine nel gennaio scorso, sull’aereo, a domanda, ha assicurato, cito a senso, che la Chiesa non è tifosa delle famiglie tipo conigliera. I media, manco a dirlo, si mostrarono scandalizzati per questo “rozzo” modo di esprimersi del Papa, ma era chiaro che l’espressione del Papa era una risposta a tono a tutti quelli che han sempre accusato la Chiesa di essere per una genitorialità irresponsabile, appunto da conigliera. Il Papa voleva che tutti capissero che la Chiesa promuove le coppie che, come Dio, sono amanti della vita e son quindi aperte a una genitorialità generosa e nello stesso tempo responsabile.
Ma poi, certo, anche se tutti si “convertissero” senza pregiudizi a tale atteggiamento, rimarrebbe indispensabile che il governo non si limiti a sollecitare una maggior fecondità, ma che si impegni in una seria politica di sostegno alla famiglia. Per coerenza, infatti, il governo non può limitarsi a incoraggiare la fecondità delle coppie, se non si impegna poi, seriamente, a modificare le politiche italiane sulla famiglia.

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1 commento

  1. Mario Guerci on

    Ovunque la denatalità è direttamente correlata alla scolarità, ed in generale ad una condizione
    di maggiore “emancipazione” da parte della donna. Se poi in Italia aggiungiamo come
    fattori penalizzanti la difficoltà di trovare lavoro stabile (dipendente o meno), il basso livello
    medio dei salari, il livello insufficiente dei servizi alla maternità, e si può spiegare la minore
    natalità rispetto agli altri paesi. Mi sembra un trend difficilmente reversibile, a meno che
    non ricacciamo la donna in casa ad accudire i figli a tempo pieno..
    Una donna normale che lavora difficilmente può accudire più di due figli (certo ci sono le superdonne, ma non possiamo aspettarcelo da tutte, e comunque per lo piu’ le “superdonne” sono spesso professioniste che si possono permettere stuoli di collaboratori domestici..)
    In ogni caso non e’ dando soldi che si invoglia la genitorialità, anzi mi sembra … poco edificante… certo aiutiamo energicamente la famiglie bisognose, ma non c’è bisogno di regalare soldi a pioggia…

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