Tra gli uomini di Chiesa la grande assente è l’obbedienza. In margine al caso Radio Maria

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Foto: padre Giovanni Cavalcoli, al centro della recente polemica attorno a Radio Maria

Cara suor Chiara, ha fatto discutere parecchio la presa di posizione di Radio Maria, secondo la quale il terremoto in centro Italia sarebbe una punizione di Dio per le unioni civili. Non ti vorrei chiedere un parere su quella affermazione. Vorrei invece un tuo parere sul fatto che quella affermazione viene da un religioso: Giovanni Cavalcoli, domenicano che, quindi prende posizione contro papa Francesco, la santa sede, vescovi, oltre che il sentire della comunità cristiana che, certo, non è su quelle posizioni. La mia domanda è secca e provocatoria. Esiste ancora l’obbedienza, soprattutto fra i religiosi che hanno fatto anche un voto? Grazie della tua risposta. Flavio. 

L’obbedienza esiste ancora

Non voglio entrare in merito alla presa di posizione in questione, caro Flavio, ma mi sento di affermare che fra i religiosi l’obbedienza esiste ancora! Che sia impegnativo viverla è innegabile, soprattutto quando chiede di rinunciare, per amore di Dio, alla propria volontà per assumere quella dei superiori, a partire da quelli della propria comunità, fermo restando che la prima obbedienza è al vangelo, al magistero della Chiesa e alla propria regola. Il voto di obbedienza, tuttavia, non chiede di cambiare il proprio parere o di pensare come pensano le mediazioni che ci sono poste accanto, ma di accoglierle in spirito di fede e di assumerle, non dissociandoci dalla comunità alla quale apparteniamo, certi che la “posta in gioco” è alta.

L’obbedienza costa

Questo può costare molto! A volte può essere lacerante, ma non c’è altra strada se vogliamo seguire il Signore Gesù! Diversi profeti e santi, nel corso della storia della Chiesa, non sono stati capiti dall’istituzione ecclesiastica e sono stati condannati ingiustamente! Ma, e qui sta la loro grandezza ed eroicità, non si sono irrigiditi nelle loro intuizioni lungimiranti, pur giuste e sacrosante, e hanno accolto quanto era stato per loro disposto con tanta sofferenza e tante lacrime, riconsegnando e riaffidando ogni cosa a Dio, che sempre porta a compimento ogni cosa. Francesco d’Assisi scrive ai suoi frati “E se anche il suddito vede cose migliori e più utili all’anima sua di quelle che gli ordina il superiore, sacrifichi le cose proprie a Dio e cerchi di adempiere con l’opera quelle del superiore. Infatti questa è la vera e caritativa obbedienza che soddisfa Dio e il prossimo” (Amm III).
Non tutto ciò che ci viene chiesto da chi è posto in mezzo a noi quale mediazione della volontà di Dio, può, infatti, essere condiviso e compreso dal consacrato! La grandezza di quest’ultimo, però, sta nella disponibilità ad accoglierlo e ad assumerlo, eseguendo ciò che gli è stato chiesto, in spirito di fede. Questo “la dice lunga” sul nostro modo di vivere obbedienti! L’alternativa è la sterilità della propria missione.

La severa lezione di San Francesco

A proposito dei religiosi che vivono fuori dall’obbedienza, san Francesco d’Assisi scrive nelle sue ammonizioni: “Vi sono infatti molti religiosi che, col pretesto di vedere cose migliori di quelle che ordinano i loro superiori, guardano indietro (Lc 9, 62) e ritornano al vomito della propria volontà (Cfr Pr 26, 11). Questi sono degli omicidi e per i loro cattivi esempi fanno perdere molte anime” (Amm III). Se il religioso, infatti, si arrocca dietro le proprie posizioni e se ne appropria come fossero esclusivamente “roba sua”, o se, peggio ancora, non manifesta il desiderio e la volontà di camminare in comunione di intenti con la propria comunità e con la Chiesa, rifiutando ogni confronto, egli non è guidato dallo Spirito del Signore.
In questo caso bisogna che chieda la grazia della conversione del cuore e della mente. La disponibilità a staccarci da noi stessi, dalla nostra volontà e a confrontarci con le guide che sono preposte funge, infatti, da “cartina tornasole” e da criterio di discernimento, circa l’autenticità delle intuizioni personali. L’obbedienza, infatti, purifica la nostra volontà da ogni attaccamento perché la persona possa aderire a Dio sempre più liberamente. Ci vuole fede! Tanta fede!

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