Le beatitudini. Esiste oggi una beatitudine più importante delle altre?

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Galilea: Monte delle beatitudini

Cara suor Chiara, in questi giorni in chiesa abbiamo sentito le beatitudini. Secondo te, dal tuo punto di vista, esiste oggi una beatitudine che è più necessaria delle altre? Potrei anche porti la domanda così: c’è qualcuno oggi che, davanti al vangelo, è “più beato” degli altri? Lorenzo 

LO SCANDALO DELLE BEATITUDINI

Caro Lorenzo, l’annuncio delle beatitudini che abbiamo sentito proclamare nei giorni scorsi nella liturgia, è promessa di felicità, di pienezza di vita, di sazietà, dei doni che Dio elargisce ai suoi figli. Le beatitudini rileggono il mondo alla luce del Regno inaugurato con la venuta di Gesù: esso è la mano di Dio che narra il suo amore e la cura per l’uomo e per questo sono incompatibili ogni violenza e ingiustizia. Gesù annuncia con le beatitudini che Dio sta dalla parte di quanti sono al margine della società, le pietre scartate dagli uomini! Enunciando le categorie umane più deboli, denuncia i peccati contro l’uomo e la sua dignità, perpetrati da chi calpesta i poveri, gli afflitti, i promotori della giustizia e della pace. Le beatitudini sono uno scandalo per i benpensanti poiché affermano la predilezione di Dio per le persone “inutili”. Davanti al Vangelo non c’è una categoria più beata delle altre se non l’uomo che soffre, che è calpestato nella sua dignità perché povero, afflitto, mite…: all’uomo, deturpato nel suo essere creato  a immagine di Dio, e ancor più, nell’essere sfigurato nella sua vocazione di figlio, è promessa la felicità. Siamo chiamati a un capovolgimento di prospettive perché dichiarare che Dio rende beati gli oppressi, i sofferenti, le vittime della violenza di ieri e di oggi è dire anche che per primo Lui ha scelto di farsi povero, migrante, sofferente… Questo diviene il cammino di conformità a Lui! La felicità dei poveri è legata al sapersi amati da un Dio che si coinvolge completamente per loro, consegnandosi, mettendosi tutto dalla loro parte.

APRIRE GLI OCCHI E VEDERE GLI “ULTIMI”

È difficile accogliere questo annuncio perché il riferimento che la società ci pone è dentro categorie mondane di felicità nelle quali la donna e l’uomo “beati” sono coloro che hanno successo e potere. La promessa di felicità diviene anche responsabilità affinché tutti possano godere di una vita in pienezza. Occorre saper “vedere”, aprire gli occhi è lasciarsi toccare dagli “ultimi”che ci vivono accanto e saper alleviare un po’ della loro sofferenza vincendo la globalizzazione dell’indifferenza così presente nel nostro tempo, nel piccolo e nel grande mondo. Certo, non potremo cambiare la storia, ma potremo renderla un po’ più buona e bella! La scrittura poi, è piena di annunci di beatitudine rivolti a quanti confidano nel Signore, a coloro che ascoltano la parola e la mettono in pratica, a chi intraprende il santo viaggio… È invito accorato ad accogliere il Signore come sorgente di beatitudine, a condividere la vita con Lui: in questo movimento di consegna si allarga lo spazio del cuore e si sperimenta la segreta dolcezza che Dio riserva ai suoi amici. I martiri di ieri o di oggi ci testimoniano che pur vivendo in contesti sociali di prova o sofferenza sono stati capaci di attraversarla con la determinazione della fede, e l’intima certezza di una pienezza di vita racchiusa nella loro offerta. Non si può donare la vita se non si è sperimentata la gioia di una appartenenza a Qualcuno che colma il cuore, riconosciuto come sorgente di felicità.

Beati noi, se… A noi accogliere la sfida!

 

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