I matrimoni in Italia? Sono in ripresa. L’Istat dà i numeri: 4.600 in più del 2014

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Notizia a sorpresa dall’Istat: in Italia lo scorso anno sono stati celebrati 194.377 matrimoni, circa 4.600 in più rispetto al 2014. È questo il primo aumento annuo consistente da 7 anni, cioè dal 2008. Non solo, per l’istituto di statistica i matrimoni civili sono in costante crescita (45,3%) arrivando a eguagliare i matrimoni religiosi che tengono comunque il passo. Nei primi sei mesi del 2016 ci sono già state 3.645 celebrazioni in più rispetto allo stesso periodo del 2015. Più favorevoli al matrimonio in Piemonte (+8,1%) e in Sicilia (+6,4%). In controtendenza, il Molise, la Puglia e l’Umbria dove le nozze continuano a diminuire.
In seguito all’introduzione del “divorzio breve”, però, aumenta anche il numero dei divorzi, che ammontano a 82.469 (+57% sul 2014). Più contenuto, invece, l’aumento delle separazioni, pari a 91.706 (+2,7% rispetto al 2014).
Un’altra novità nella novità è rappresentata dal fatto che per la prima volta dal 2006 diminuiscono le “nozze miste”, cioè quelle dove uno dei due sposi è straniero, che sono circa 24.000 (12,4% delle nozze celebrate nel 2015), in calo di circa 200 unità rispetto al 2014.
Aumentano invece le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana: 144.819 celebrazioni nel 2015 (circa 2.000 in più del 2014), mentre dal 2008 al 2014 erano diminuite di oltre 40.000. In aumento anche la propensione alle prime nozze: 429 per 1.000 uomini e 474 per 1.000 donne. I valori sono inferiori del 20% rispetto al 2008. Gli sposi celibi hanno in media 35 anni e le spose nubili 32 (entrambi quasi due anni in più rispetto al 2008). Le seconde nozze, o successive, sono state 33.579 sempre nel 2015 quasi 3.000 in più rispetto al 2014 (+9%).
L’amore è bello finché dura, quindi quando ci si lascia? L’Istat ha calcolato anche questo. La durata media del matrimonio al momento della separazione è di circa 17 anni. Negli ultimi vent’anni è raddoppiata la quota delle separazioni dei matrimoni di lunga durata, passando dall’11,3% del 1995 al 23,5%. All’atto della separazione i mariti hanno mediamente 48 anni e le mogli 45. Da segnalare che la propensione a separarsi è più bassa e stabile nel tempo nei matrimoni celebrati con il rito religioso.
Dunque i nostri conterranei stanno tornando a sposarsi. In una recente intervista, commentando i dati Istat, il demografo Gian Carlo Blangiardo ha dichiarato che «il recupero delle nozze posticipate dall’inizio della crisi può essere una spiegazione di questa risalita, anche perché dai 247 mila matrimoni del 2008 siamo passati ai 194 mila del 2015. Mancano all’appello oltre 50 mila cerimonie. Diverse coppie che avevano rimandato potrebbero essersi decise al grande passo». Blangiardo ha rilevato inoltre che è molto forte la correlazione tra benessere economico e voglia di sposarsi: «È provata in diverse fasi storiche. Quando un’economia entra in crisi, il primo impatto è proprio sui matrimoni, che si riducono. In seconda battuta si ha la diminuzione del numero di figli per donna». Per quanto riguarda la scelta del rito, «è un segnale post crisi. Non a caso l’aumento è distribuito in larghissima parte soprattutto nelle regioni più ricche del Nord Italia, dal Piemonte alla Lombardia, passando per l’Emilia Romagna. Regioni che hanno retto meglio alla crisi rispetto a Puglia, Molise, Umbria o Lazio, dove i matrimoni o diminuiscono o restano sostanzialmente stabili» ha concluso Blangiardo.

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