Papa Francesco, la politica, le elezioni

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CHIESA E POLITICA PRIMA E DOPO IL CONCILIO

Chi, tra i diversamente giovani, non ricorda il collateralismo tra Chiesa italiana e DC? All’inizio era seriamente motivato dalla necessità di fronteggiare il comunismo che nell’immediato dopoguerra si manifestò nell’Europa dell’Est come un pericolo ben altro che ipotetico con catastrofiche conseguenze per la libertà della Chiesa e per lo sviluppo economico e sociale di quei paesi.

Ci volle Papa Giovanni per intimare ai Vescovi italiani di interrompere questo atteggiamento e di smetterla di ingerirsi nelle elezioni e in altri problemi politici a tutti i livelli. Per il “Papa buono” era giunto il tempo del dialogo con la fiducia che con la ragionevolezza non c’è muro che tenga. Ci volle del tempo, ma ci furono innegabilmente dei buoni progressi, con dispiacere di chi prima era favorito e con tranquillità per chi prima si sentiva boicottato.

I frutti di questo nuovo atteggiamento, non capito e osteggiato da tanti anche nella Chiesa, si son visti, clamorosi, con Papa Giovanni Paolo II.

LO STESSO TEMA  CON PAPA FRANCESCO

Nel caso che rimanga ancora la necessità di qualche chiarimento in materia, Papa Francesco sta provvedendo da pari suo. Durante un viaggio aereo di qualche tempo fa, egli aveva già avuto modo di dire che “il Papa non s’immischia con la politica”. Ma di ritorno dall’Azerbaigian il 2 ottobre 2016, alla domanda di un giornalista su chi un cattolico degli Stati Uniti dovrebbe votare alle presidenziali tra due candidati come Clinton e Trump, con posizioni così distanti da quelle della Chiesa, Papa Francesco è ritornato brevemente, ma chiaramente sul tema. Si è limitato infatti a dire: “Nel caso della Clinton e di Trump c’è difficoltà nell’uno e nell’altro. Ma in campagna elettorale io non dico mai una parola. Il popolo è sovrano”. Il Papa ha però raccomandato di “studiare bene le proposte, pregare e scegliere in coscienza”. In ogni caso, “quando in un Paese qualsiasi ci sono due, tre, quattro candidati che non danno soddisfazione a tutti, significa che la vita politica di quel paese forse è troppa politicizzata ma non ha troppa cultura politica. Uno dei lavori della Chiesa è insegnare ad avere cultura politica”.

CE N’È PER TUTTI: CLERO E LAICI

È di evidenza lampante che qui, nella sua brevità, il discorso del Papa delinea un chiaro paradigma di comportamento in campo elettorale e, più in generale, politico. La linea indicata da Papa Francesco è preziosa per vescovi e parroci, che possono essere ancora tentati di ingerirsi, e lo è pure per gli stessi laici cristiani impegnati in politica, che, per pigrizia o per opportunismo, possono essere inclini alla delega nel motivare e nel prendere le decisioni nei singoli casi che si presentano.

Gli Americani in vista delle loro imminenti elezioni, e gli Italiani in vista del loro referendum all’inizio di dicembre, sono serviti. Nei quattro verbi  elencati dal Papa nel volo dall’Arzerbaigian c’è tutto un programma per quei catttolici che chiedono alla Chiesa una linea di comportamento:: “studiare bene le proposte, pregare e scegliere in coscienza!

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