Trump, l’America, noi. Il futuro incerto e le nostre paure

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Appena accendo la radio, mercoledì 9 di prima mattina, arriva la notizia-bomba: Trump sta vincendo le elezioni. Poi, in giornata, la conferma: vince, trionfa. In barba, ancora una volta, a tutte le previsioni. Insieme la radio mi dice che la borsa di Tokio sta perdendo il 6 per cento.

È la sintesi di quello che capiterà. Quello che avviene in America ci tocca tutti. Ora, quello che sta avvenendo oltre oceano avviene un po’ dappertutto: sempre di più non si tratta soltanto di politiche diverse che propongono programmi diversi, ma di politica e di anti-politica, di sistema e di anti-sistema. In particolare, poi, l’anti-sistema è costruito sulla difesa di quello che c’è o sul ricupero di quello che c’era. È soprattutto conservatore. Ma la conservazione a oltranza deve fare i conti con un mondo in subbuglio dal quale è sempre più difficile difendersi. Mentre la politica conserva, il mondo cambia. La conservazione, anche per reagire al mondo in subbuglio, diventa sempre più “cattiva” di fronte a una situazione che la rende sempre più difficile. Si può tuonare, da noi, contro gli immigrati. Ma se Salvini fosse al posto di Renzi, che cosa farebbe: li spedirebbe a casa, ma come? Li lascerebbe annegare? Li manderebbe altrove, ma, ancora una volta, come e dove?

Così resta solo l’emergenza ingestibile, da una parte, e la paura, dall’altra. Mentre la storia sta virando in direzioni inattese, mancano gli “stati d’animo collettivi” capaci di viverla senza traumi. Molta politica, molta storia che ci passa sotto il naso chiederebbe, infatti, una dose straordinaria di pazienza, di tolleranza, di accoglienza. E invece succede il contrario.

Siamo come un bambino che deve attraversare un fiume in piena su un ponte traballante. Una cosa è sicura: che il bambino, più avanza sul ponte, e più avrà paura. Anche perché non è escluso che, durante la traversata, il fiume ingrossi ancora di più. E così non si sa se il bambino riuscirà davvero, alla fine, ad arrivare all’altra sponda. E non si sa come e non si sa quando.

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1 commento

  1. E’ proprio vero. la paura fa 90. Quante analogie ci sono tra i nostri comportamenti a riguardo della nostra “FEDE” e la politica. E’ bastato un RIDIMENSIONAMENTO della paura dell’inferno inseme ad una nuova visione della misericordia per far rallentare la nostra frequenza ai Sacramenti……
    In politica le nostre convinzioni, i valori indotti dalla nostra fede, indirizzavano il nostro consenso certamente al partito di riferimento, ma lo” premiavano” anche per era l’unica barriera contro il comunismo. …. è bastata la caduta del muro di Berlino per scombussolare tutti i nostri riferimenti ideali. Mi sarà consentita questa un poco rozza semplificazione … ma alla fine la protagonista è sempre la paura. Gli specialisti potranno ovviamente articolare, analizzare e filosofeggiare, sul tema, ma poi….. bisognerà riscoprire la positività e la bellezza del messaggio di Cristo e la politica dovrà recuperare qualche valore e un poco di speranza smarrita. Compito arduo ma non impossibile.

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