Natale a Viloco, Bolivia. Qui i bambini fanno i pastorelli, gli ausiliari del traffico o i minatori

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Si avvicina veloce il Natale anche qui, nella piccola e sperduta Viloco, paesino di minatori a 4300 metri di altitudine, incastonato tra le montagne andine che giorno dopo giorno regalano panorami mozzafiato in cui giganteggia il maestoso Illimani. Sarà un Natale sobrio: senza vistose decorazioni luminose, senza abeti smisurati e senza regali sotto l’albero. Un Natale lontano dalla grande metropoli (La Paz), dal suo traffico e dalle sue distrazioni. Festeggiando – con semplicità e condivisione – la nascita del piccolo di Betlemme accanto alla gente del posto.
Ma, più che gioia e serenità, alla vigilia di questa Navidad i boliviani stanno trovando sotto l’albero della cronaca nazionale solo pessime notizie che spaventano e infiammano l’animo piuttosto pacifico dei boliviani. Il problema principale a cui il governo del presidente Evo Morales sta cercando di far fronte è quello della mancanza di acqua in buona parte del Paese a causa di una siccità mai vista da 25 anni a questa parte: già da diverse settimane è stato dichiarato lo stato di emergenza e in diversi settori della città di La Paz (soprattutto nella zona sud) l’acqua viene razionata e distribuita alla popolazione solo per poche ore al giorno. Medesima situazione anche nelle città di El Alto e Cochabamba.
Tuttavia non è solo “il problema del liquido elemento” (come viene chiamato da queste parti) a tenere banco sulla stampa nazionale in questi giorni di avvento. L’altra notizia che ha richiamato l’attenzione dei cittadini è un fatto di cronaca nera che ha scosso – in modo inaspettato – l’opinione pubblica. Lo scorso 3 di dicembre due gemelle paceñe di 7 anni sono state violentemente picchiate dal padre e dalla compagna; una delle due, Abigaíl, è morta in ospedale a causa delle percosse dopo 4 giorni di terapia intensiva. La notizia è rimbalzata velocemente su tutti i mass media e sui social network, creando un senso generale di indignazione e commozione oltre che una mobilitazione di massa: in tutta Bolivia sono divampati focolai di protesta con numerose manifestazioni nelle più grandi città e nelle più grandi piazze del Paese. Centinaia di cittadini sono scesi in strada urlando a gran voce slogan come “No más violencia contra los niños!” (Basta violenza contro i bambini!) e denunciando senza mezzi termini i danni terribili di una piaga sociale – quella della violenza sui minori – difficile da debellare. I dati in merito riportati qualche giorno dopo la morte di Abigaíl da La Razón, una della maggiori testate nazionali, sono inquietanti: tra gennaio e novembre sono stati denunciati in La Paz 1.883 casi di violenza su minori di cui 1.640 per violenza psicologica e 243 per violenza fisica (122 di questi per lesioni gravi o gravissime); i dati rivelano che la maggior parte di queste violenze sono state subite da bambini minori di 5 anni. Nello stesso periodo in El Alto sono stati denunciati 1.717 casi di violenza di cui addirittura 448 di tipo fisico; qui l’età media dei bambini vittima di violenza è compresa tra i 6 e i 13. Da questi dati sono esclusi naturalmente i numerosissimi casi di maltratto e violenza non denunciati.
È chiaro che siamo di fronte a numeri spaventosi che necessitano di una seria riflessione. Tuttavia questo spinoso problema sociale che è la violenza sui minori non può essere circoscritto alla mera violenza fisica o psicologica. La questione è ben più ampia e quanto mai evidente agli occhi di tutti (boliviani e non). Ci sono altri tipi di violenza di cui la stampa e l’opinione pubblica fanno raramente menzione: tra questi spicca certamente il lavoro minorile. È di qualche giorno fa l’articolo – apparso sempre su La Razón – che racconta la giornata tipo di quelli che qui vengono chiamati “niños semáforo”: bambini dagli 8 ai 12 anni che dirigono il traffico negli incroci ciechi e pericolosi di Alto Miraflores (La Paz). Piccoli ausiliari del traffico abusivi che si fanno pagare 0,50 o 1 boliviano ad ogni manovra agevolata agli autisti arrivando a guadagnare circa 10 boliviani (meno di 1,50 €) ad ogni turno di 2 ore. Alla stessa stregua nelle comunità limitrofi a Viloco non è raro imbattersi nei pastorcito – quelli che in Italia chiamavamo “pastorelli” – : bambini dai 6-7 anni in su che, per aiutare i genitori nel lavoro quotidiano, portano al pascolo (da soli o in compagnia dei fratellini più piccoli) greggi di pecore, mucche o lama.
Non se la passano certo meglio i ragazzi-minatori: a 15-16 anni già in mina, bruciando la loro gioventù spaccando roccia a 5000 metri in cerca di stagno da vendere; respirando polvere, masticando coca, sentendosi grandi in quel mondo che impareranno presto a detestare.
Si avvicina veloce il Natale, la festa del bambino nato tra i pastori sotto la capanna di Betlemme; la festa di tutti i bambini. Eppure, non tutti i bambini festeggeranno il Natale felici di aver trovato l’atteso regalo sotto l’albero. Non tutti i bambini festeggeranno il Natale. Alcuni di loro saranno impegnati a racimolare qualche soldo, per strada o in miniera; una delle tante violenze verso i minori che non ci sconvolgono né ci tolgono il sonno ma alle quali non ci si può abituare.

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