Gandino. Davide, 19 anni, racconta: «L’oratorio è la mia seconda casa». Ora studia teologia in Seminario

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«Le esperienze vissute in oratorio e le persone che ho incontrato mi hanno dato moltissimo. Mi hanno fatto crescere, sono parte di me»: Davide Aresi ha 19 anni, è cresciuto a Gandino, e per lui l’oratorio è soprattutto una casa. «Ho iniziato a seguire la catechesi a sei anni, come si fa di solito, per prepararmi alla prima comunione. Ora frequento il primo anno di teologia».
Quando tutto è cominciato gli spazi erano ancora quelli del vecchio oratorio: «Gli ambienti erano un po’ più ristretti. Il bar era molto spartano, ma ha sempre lavorato anche dopo l’incendio del 2000 e nel periodo della ricostruzione».
È stato l’inizio di un percorso denso. Davide ha frequentato il liceo di Scienze Umane ad Albino. Nel frattempo è diventato catechista, ed è lì, a contatto con i ragazzi, che è maturata la decisione di approfondire gli studi di teologia. «Mentre mi preparavo e poi anche durante gli incontri mi sono accorto che non sempre riuscivo a capire e spiegare con completezza alcune tematiche ai ragazzi, e mi interessavano molto. Così ho pensato di iscrivermi alla Facoltà di Teologia. La mia non è una vocazione sacerdotale, l’ho fatto con l’intenzione di diventare insegnante di religione. Ho appena iniziato ma ho già capito che questa materia è molto più complessa e interessante di quanto sembri».
L’oratorio di oggi, visto con gli occhi di Davide, è molto vivace: «Lo frequentano persone di tutte le età e ci sono molte proposte. C’è uno spazio anche per i più piccoli, di età prescolare, che una volta al mese possono partecipare a una specie di spazio-gioco. Ci sono attività sportive e incontri dedicati a preadolescenti e adolescenti. E comunque ogni pomeriggio ci sono tanti ragazzi che “vivono” l’oratorio. C’è uno spazio compiti organizzato in coordinamento col comune con un’educatrice che segue i bambini della primaria  e i ragazzi delle medie. Il gruppo dei giovani è a livello vicariale e ci si incontra una volta al mese. Per gli adolescenti c’è la catechesi».
Alla base di tutto c’è l’idea che l’oratorio sia come una casa: «Davvero – sottolinea Davide – sento che è come una seconda casa per le persone che ci vengono e i ragazzi si affezionano, sentono che lì trovano qualcuno che si prende cura di loro, ed è giusto che anche loro in cambio si prendano cura di questo ambiente che appartiene a tutti. Le persone che ci lavorano e che lo fanno funzionare sono volontari e sono molti: c’è chi si occupa delle pulizie, i baristi, i catechisti, gli animatori dei giochi e quelli che si occupano dello sport. E’ necessario che tutti diano una mano. Fortunatamente questo viene percepito da molti: ci sono tanti adolescenti e giovani che danno una mano come catechisti. Anche per me è stato così. Quando sono arrivato ero piccolo, mi mandavano i miei genitori, poi mi sono ritrovato con i miei compagni di scuola, ho incominciato ad apprezzare la bellezza di avere una comunità intorno che mi aiutava a crescere, e sono rimasto. Anche adesso sono contento di partecipare in prima persona all’organizzazione, e la nostra prima preoccupazione quando con il don abbiamo incominciato a pensare alla festa per l’anniversario è che fosse costruita pensando a tutti e ad ognuno, perché bambini, giovani, adulti, anziani, famiglie, chiunque potesse sentirsi partecipe e coinvolto. Speriamo che davvero sia così”.

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