Focsiv: «Ad Aleppo muore l’umanità: l’ultima tragedia siriana si consuma nel silenzio»

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«Ad Aleppo muore l’Umanità. Credevamo fermamente che dopo Sarajevo non avremmo mai più assistito all’eliminazione sistematica della popolazione di una città. È vergognoso l’assoluto silenzio dei leader politici mondiali ed europei nell’esprimere il proprio dissenso e nel non decidere azioni che possano fattivamente fermare questa ultima tragedia che colpisce e annienta il popolo siriano». A dichiararlo è Gianfranco Cattai, presidente Focsiv -volontari nel mondo, che ribadisce: «Sta alla nostra voce, quella della società civile, gridare che sia fermato questo genocidio compiuto per l’ennesima volta in nome di un interesse superiore: l’economia, le scelte finanziarie, il denaro». Anche per questo motivo Focsiv è tra i promotori della Mostra «Nome in codice: Caesar. Detenuti siriani vittime di tortura» aperta in questi giorni a Napoli e della campagna «Humanity. Esseri umani con gli esseri umani» per il Medio Oriente. La Campagna di Focsiv, promossa con 6 soci – Associazione Francesco Realmonte, Celim Milano, Engim Internazionale, Fondazione Internazionale Buon Pastore, Fondazione Marista per la Solidarietà Internazionale, Associazione Punto Missione – supporta migliaia di persone in fuga dalla guerra siriana e irachena in terra curda, libanese, giordana e turca e si pone a fianco alla gente intrappolata in alcune città siriane e irachene assediate.
«Le vittime della violenza in Siria sono tutti i siriani, musulmani e cristiani. E a soffrire sono in modo particolare i poveri, quelli che non hanno avuto la possibilità di fuggire». Mentre prosegue tra mille difficoltà l’evacuazione della popolazione dai quartieri est di Aleppo controllati per anni da milizie ribelli in gran parte di marca jihadista, padre Jacques Murad, monaco siriano della Comunità di Deir Mar Musa, sottolinea a Fides che una possibile, autentica riconciliazione richiederà tempi lunghi, e sarà possibile solo a patto di evitare interpretazioni e strumentalizzazioni in chiave settaria delle sofferenze indicibili provocate da 5 anni di conflitto. «Le atrocità della guerra – rimarca padre Murad – hanno inflitto tormenti a tutte le comunità, a persone di tutte le confessioni. Le prime vittime del Daesh (l’auto-proclamato Stato Islamico, ndr) sono stati i musulmani sunniti. In questo senso, considero inappropriato affermare che è in atto un ‘genocidio’ dei cristiani in Medio Oriente. Sono state certo colpite le comunità cristiane che vivono in quelle terre fin dall’inizio dell’annuncio cristiano – prosegue padre Murad – ma non è giusto e non conviene presentare i cristiani come le uniche vittime della guerra. Questo non farebbe che aumentare il settarismo». A giudizio del monaco siro-cattolico, la riconciliazione richiederà tempo: «Occorre chiedere prima di tutto che Dio operi il miracolo e risani ferite mortali. Noi, come cristiani, possiamo fare una cosa importante: in questo momento possiamo mostrare la nostra solidarietà verso i fratelli musulmani che hanno sofferto come noi e più di noi. Così aiuteranno anche le comunità cristiane del Medio Oriente a rimanere nelle terre dove sono radicate da sempre».

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