Gli auguri di Natale dei bambini di Aleppo: “Preghiamo Dio che la guerra finisca e i nostri amici possano tornare”

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“Abbiamo vissuto per cinque volte il Natale nel segno della sofferenza qui ad Aleppo. Ci avviciniamo a celebrare il Natale anche questo anno e speriamo che sia l’ultima volta con l’amarezza nella bocca e nel cuore. Speriamo che la nascita del Re della Pace porti a noi una nascita nuova per Aleppo, per la Siria e per il mondo intero. Auguri! Che il Signore vi mantenga nella pace”. È questo l’augurio di Natale di padre Ibrahim Alsabagh, parroco latino di Aleppo, la città martire siriana.

L’augurio è all’interno di un video, inviato al Sir dal parroco, che contiene anche le voci e le immagini di molti bambini della parrocchia. “Preghiamo Dio che vi conservi nella pace”, afferma in inglese uno di loro mentre lancia in aria dei palloncini bianchi. “Auguri di pace per tutti i bambini del mondo in particolare per quelli della nostra città di Aleppo”, aggiunge in francese un’altra bambina. Il pensiero dei piccoli di Aleppo in questo Natale è “perché finisca la guerra e i nostri amici possano tornare a casa e la pace possa regnare nelle nostre case e nei nostri cuori”. E infine un ringraziamento a tutti: “Vi ringraziamo della vostra generosità e del vostro aiuto. Grazie!”.

“Come allora a Betlemme, così ora ad Aleppo, Mosul, Cairo … gli imperatori del mondo moderno usano i loro funzionari e i bambini piccoli vengono uccisi”. Lo denunciano nel loro messaggio congiunto di Natale monsignor John McDowell e monsignor Joseph McGuinness, rispettivamente vescovo e amministratore diocesano di Clogher, in Irlanda. Anche “se non è in corso una guerra mondiale”, osservano, oggi “ci sono guerre in tutto il mondo, e gli imperi continuano ad essere costruiti e a crollare nella violenza”. “Non è nemmeno molto diverso da 2000 anni fa, quando il bambino Gesù è venuto nel mondo nella stalla di Betlemme, in un mondo violento, in un impero fondato sulla violenza”, prosegue il messaggio. Immediatamente, sottolineano, Gesù bambino è stato minacciato dalla violenza “nella forma del re Erode, funzionario dell’impero romano”. “Come allora a Betlemme, così ora ad Aleppo, Mosul, Cairo … gli imperatori del mondo moderno usano i loro funzionari e i bambini piccoli vengono uccisi. A volte, di fronte a tale oscurità, potremmo chiederci – si legge ancora nel messaggio – come il mondo si tenga insieme. Per i cristiani la risposta si trova con il bambino nella mangiatoia, il Figlio inviato dal Padre per essere una luce che non potrà mai sopraffatta dall’oscurità e per portare nel mondo una profondità di amore così grande da non poter mai essere superata con l’odio o la violenza”. “Quella luce e l’amore del Figlio risiedono nei cuori di tutti coloro che sono nati dall’acqua e dallo Spirito. Sapendo questo, non possiamo mai perdere la speranza. Né si deve cessare di sostenere nella preghiera e nell’azione tutti coloro che soffrono le conseguenze della violenza di questo mondo”. Di qui l’augurio che il Natale “possa rinnovare in noi tutti i doni della speranza, della carità e della pace”.

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