Gli italiani formiche hanno paura di spendere: 114 miliardi di euro nella bolla del risparmio

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«Il nostro è un Paese al quale manca la fiducia in se stesso, un Paese benestante che non ha proiezione sul futuro, che non investe più e che vede i propri figli e nipoti vittime del “ko economico». È l’Italia “rentier”, un Paese che più che vivere di rendita, sopravvive, fotografata dal Censis nel suo 50esimo rapporto annuale, dove le aspettative soggettive degli italiani continuano a essere negative o piatte. Il Rapporto arriva in un momento nodale, come ha sottolineato Giuseppe De Rita fondatore e Presidente del Censis (Centro studi investimenti sociali), a soli due giorni dal referendum costituzionale e in un quadro internazionale di totale incertezza.

GLI ITALIANI FORMICHE ACCUMULANO RISPARMI E NON INVESTONO

Non osiamo più scommettere sul futuro, lo dimostra il fatto che continua a gonfiarsi la bolla del risparmio, 114 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva accumulati negli anni della crisi che non vengono spesi per paura. Infatti, il 61% degli italiani è convinto che il proprio reddito nei prossimi anni non aumenterà (quasi il 36% tiene regolarmente cash per le emergenze e per sentirsi più sicuro), che il proprio tenore di vita non migliorerà, lo pensa il 61,4% dei nostri connazionali, mentre il 57% è convinto che i figli o i nipoti non vivranno meglio di loro. Inoltre con un’incidenza degli investimenti sul Pil pari al 16,6% nel 2015, l’Italia si colloca non solo a grande distanza dalla media europea, ma da questo punto di vista è tornata ai livelli minimi del dopoguerra. Dal Rapporto emerge un’Italia del sommerso post terziario nella quale vince la mentalità difensiva di moltiplicazione del risparmio, non come presupposto di investimento e impiego produttivo dei soldi, ma come arma di pura difesa. Ecco allora l’agire da “rentier”, che si limita a utilizzare le risorse di cui dispone con il rischio “di svendere pezzo a pezzo l’argenteria di famiglia”.

I GIOVANI NON HANNO QUASI NULLA: KO ECONOMICO, PIU’ POVERI DEI PADRI

Se è vero per il Rapporto che gli anziani hanno il patrimonio immobiliare e i risparmi di una vita che nei tempi buoni si sono moltiplicati grazie a investimenti azzeccati, i giovani non hanno quasi nulla. Il Rapporto del Censis parla di “ko economico” che ha letteralmente travolto i giovani, i quali, per la prima volta nella storia, sono più poveri dei loro padri. Oggi i Millennials hanno un reddito inferiore del 15,1% rispetto alla media dei cittadini, mentre le persone con 35 anni e oltre ne hanno uno superiore alla media dell’1,5%. Facendo il confronto con venticinque anni fa, rispetto ai loro coetanei di allora, gli attuali giovani hanno un reddito inferiore del 26, 5% (periodo 1991-2014), mentre per la popolazione complessiva il reddito si è ridotto solo dell’8,3% e per gli over 65 anni è invece aumentato del 24,3%. L’Italia non è un Paese per giovani, il divario tra questa categoria di persone e il resto dei cittadini si è ampliato, poiché venticinque anni fa i redditi dei giovani erano superiori alla media della popolazione del 5,9%, mentre oggi sono inferiori del 15,1%. La ricchezza familiare dei giovani di allora era inferiore del 18,5% rispetto alla media, mentre oggi lo è del 41,1%. «Quello dei giovani è il segmento più vulnerabile» ha sottolineato Massimiliano Valerii, Direttore del Censis, durante la presentazione del Rapporto.

QUASI 5 MILIONI DI SINGLE, 1,5 DI GENITORI SOLI, 1,2 DI LIBERE UNIONI

Se niente è più certo sono sempre più temporanee, reversibili e asimmetriche, anche se autentiche, le “relazioni fluide”. In Italia, per il Rapporto, è in atto una rivoluzione nelle forme di convivenza: attualmente nel nostro Paese vivono 4,8 milioni di single non vedovi, 1,5 milioni di genitori soli, 1,2 milioni di libere unioni con un decollo verticale di quelle tra celibi e nubili (più 155,3%) e delle famiglie ricostituite non coniugate (più 66,1%), mentre nello stesso arco di tempo diminuiscono le coppie coniugate (meno 3,2%) e più ancora quelle coniugate con figli (meno 7,9%). Epicentro del sisma relazionale sono i Millennials, i quali, attraverso scelte quotidiane, svuotano il senso sociale del matrimonio e radicano modalità innovative di relazionalità.

AUMENTANO LE CONNESSIONI: IL 73% HA INTERNET

Il Rapporto del Censis pone sotto gli occhi di tutti una grande realtà che riguarda quasi tutti: siamo sempre più connessi. Infatti, gli italiani hanno stretto i cordoni della borsa, evitando di spendere un po’ su tutto, ma non sui media connessi in rete, perché grazie a essi hanno aumentato il loro potere individuale di disintermediazione bypassando in tal modo gli intermediari. L’utenza del web in Italia nel 2016 è arrivata al 73,7%, mentre il 64,8% usa uno smartphone e il 61,3% WhatsApp (la percentuale dei giovani sale all’89,4%). Per la prima volta, nel 2015 il numero di sim abilitate in Italia alla navigazione in Rete (50.2 milioni) ha superato quello delle sim utilizzate esclusivamente per i servizi voce (42,3 milioni). E i volumi di traffico dati sono aumentati nel 2015 del 45% rispetto all’anno precedente, mentre i ricavi degli operatori dei servizi crescevano del 6,2%.

NON SI SPEGNE LA VOGLIA DI AIUTARE GLI ALTRI: CRESCONO LE DONAZIONI

Anche negli anni della crisi gli italiani hanno continuato a donare. I fondi raccolti da molte associazioni non profit e organizzazioni umanitarie sono aumentati in modo considerevole. La prima organizzazione è l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, che è stata indicata in quasi 1,7 milioni di dichiarazioni dei redditi e ha raccolto oltre 66 milioni di euro. La seconda è Emergency, con 398.186 scelte e 13.896.002 euro. A fronte dello sviluppo di una generosità diffusa, appare in diminuzione il dato dell’impegno strutturato, come la partecipazione ad associazioni e gruppi di attività di volontariato. Se aumentano gli italiani di 14 anni e più che svolgono un’attività gratuita in associazioni sociali o di volontariato senza partecipare alla vita associativa, diminuiscono invece coloro che svolgono attività gratuite partecipando alla vita associativa, passati da 4 a 3,9 milioni.

IL RAPPORTO SPEZZATO TRA I CITTADINI E LA POLITICA

Il Rapporto rende evidente quel solco scavato tra élite e popolo, “la cerniera si è rotta”, ecco dunque il declino del ciclo lungo delle responsabilità pubbliche. I cittadini non amano più la politica, come emerge da una recente indagine del Censis, dalla quale risulta che l’89,4% degli italiani esprime una opinione negativa sui politici. Quota che resta elevatissima nelle diverse classi di età. Nell’anno della Brexit, l’uscita dall’Unione Europea trova contrario il 67% dei cittadini, con un 22% di favorevoli e un 10% di indecisi. Il ritorno alla lira è contrastato dal 61, 3% dei cittadini, ma i favorevoli sono il 28,7% e gli indecisi il 10%.

CRESCE IL FASCINO DEL MADE IN ITALY: GENERI DI LUSSO, GASTRONOMIA E TURISMO

Le notizie positive presenti nel Rapporto del Censis arrivano dall’economia dei flussi. Nell’anno degli “irresistibili flussi”, l’Italia (da sempre uno dei principali protagonisti del commercio estero, sia come esportatore, sia come importatore), occupa un posto di rilievo a livello mondiale. Nel 2015 il nostro Paese ha superato il 5% dell’export mondiale in ben 28 categorie di attività economica. Continua ad andare bene il settore del Made in Italy e del lusso, quello della progettazione, fabbricazione e manutenzione dei macchinari, quello enogastronomico e quello del turismo. Tra il 2008 e il 2015 gli arrivi di turisti stranieri in Italia sono aumentati del 31,2% e sono cresciuti anche del 18,8% i giorni di permanenza dei turisti. Ma il vero boom, in atto da ormai da qualche tempo, è quello degli esercizi extralberghieri, che incontrano sempre più i favori dei turisti.

Commentando i dati emersi dal Rapporto del Censis 2016, l’ultimo che Giuseppe De Rita, per sua stessa ammissione ha presentato, il Presidente del Censis ha dichiarato che «la vita continua ma non in modo banale». Infatti, «nel silenzioso andar del tempo la società italiana continua a funzionare nel quotidiano, ruminando gli input esterni e cicatrizzando le sue ferite».

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