L’eco del Referendum nel monastero. La testimonianza si suor Chiara

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Si è appena conclusa la bagarre sul referendum costituzionale, con le conseguenti dimissioni del governo Renzi. Dal vostro punto di osservazione, il convento, come avete visto e come giudicate tutto il gran discutere attorno a questo evento? Riuscite a vedervi una qualche forma di maturazione che molti di noi invece non riescono a vedere? Grazie. Angela

Piccoli germogli sbocciano

Al di là del risultato ottenuto, cara Angela, nel referendum costituzionale, appena vissuto, possiamo scorgere alcuni segnali positivi che, simili a piccoli germogli, esprimono vita e desiderio di futuro. Intercettando la sensibilità del popolo italiano, la campagna referendaria ha suscitato, nei più, il desiderio di conoscere, riflettere, confrontarsi e organizzarsi, per dare il proprio voto con “scienza e coscienza”, responsabilità e consapevolezza, cosa da giudicarsi, senza dubbio, positiva. L’alta affluenza alle urne, poi, ha dimostrato, in modo inequivocabile, il vivo interesse e la fattiva corresponsabilità degli italiani per la propria nazione. In tempi recenti, nessun referendum ha avuto una partecipazione così alta. Il “gran discutere” attorno a questo evento, perciò, lo giudichiamo positivo. Segno di maturazione verso la casa comune? Verso la “cosa pubblica”, venuta meno in questi ultimi anni? Lo vogliamo sperare!

La posta in gioco era alta

Vero è che la posta in gioco di questo referendum era alta: chiamare il popolo italiano ad esprimersi circa la Costituzione è stato come invitarlo a pronunciarsi sulle proprie origini e sul fondamento del proprio paese, “sangue del proprio sangue, carne della propria carne”! Difficile rimanere indifferenti! E i numeri l’hanno dimostrato. Non vogliamo, però, rimarcare assolutamente il risultato elettorale raggiunto, condiviso o meno, ma evidenziare quanto sia stata numerosa soprattutto l’adesione dei giovani alle iniziative formative e di approfondimento in preparazione a questo evento, in ambito scolastico o extrascolastico, (e Bergamo ha eccelso per opportunità e partecipazione).

La disaffezione giovanile alla politica, evidenziata in questi ultimi decenni e risaputa da tempo, sembra essere stata, decisamente e chiaramente, smentita: il valore costituzionale in questione e la delicatezza del momento storico che stiamo attraversando hanno risvegliato anche coloro che, assopiti dalla mediocrità e dalla indifferenza, preferivano stare ai margini delle problematiche.

Noi continueremo a pregare

Allora, quale riscontro per il futuro, molto prossimo, del nostro paese? Non sappiamo quali scelte operative derivino da questa svolta inaspettata; sappiamo, però, che i virgulti intravvisti a suo tempo cresceranno! A noi, sorelle claustrali e tutti gli uomini di buona volontà, il delicato compito di accompagnare, con la preghiera e con l’offerta della nostra vita, il loro germogliare.

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