Il Natale di un senzatetto: “Siamo come dei fantasmi, nessuno ci ascolta. Ma ho ritrovato la speranza”

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Quattro sguardi sul Natale: in diversi angoli del mondo la festa assume diverse sfumature, colori, significati diversi, conservando sempre un cuore caldo di speranza. La raccontiamo dal punto di vista di un senzatetto che ha vissuto per le strade di Bergamo ed è riuscito poi a risollevarsi e a trovare una casa vera, con l’aiuto della Caritas. E ancora seguiamo le esperienze di un giovane bergamasco in missione a Viloco in Bolivia. Ascoltiamo poi un vescovo che vive accanto alle popolazioni colpite dal terremoto. Le parole di augurio dei bambini siriani di Aleppo, infine, esprimono con grande forza il coraggio di sperare nonostante tutto. Ne sentiamo il bisogno anche noi.

Eccoci qui, sta arrivando il NATALE e con esso anche la fine dell’anno 2016. Tutti noi facciamo il bilancio di fine anno che assume una certa importanza, soprattutto se viene fatto in modo sincero e mettendo sulla bilancia quanto abbiamo vissuto: gli aspetti negativi quanto quelli positivi.
Oggi ho voluto incontrare D.C. un uomo bergamasco di 55 anni disoccupato. Lui si definisce un FANTASMA, un INVISIBILE perché dormiva in strada in Bergamo città, senza dimora, senza nulla, se non lo zainetto che si portava sulle spalle ogni giorno. D. si è rivolto alla Caritas per chiedere un aiuto e un’accoglienza.
Eccolo qua! CIAO D. Che cosa è andato bene, che cosa non ha girato per te nel 2016?
“All’inizio del 2016 ero in un dormitorio della Caritas. Dormivo lì e basta! Sveglia alle 6.45 e fuori alle 7.30 …rientro serale alle 20.30. Di giorno andavo in giro a portare curriculum, stavo in biblioteca o all’Oasi di Seriate per far passare il tempo. Quando pioveva mi rifugiavo nelle biblioteche o dove ci sono le macchinette del caffè aperte 24 ore su 24. Non mi chiamava nessuno per un posto di lavoro e il tempo non passava mai. A ottobre 2016 tramite la Caritas e l’assistente sociale del mio paese ho avuto la possibilità di passare da un dormitorio ad una comunità vera e propria, presso l’Albergo Popolare. Mangio lì due volte e faccio la colazione (prima non la facevo). Di giorno partecipo alle attività della comunità: pulisco la cucina, i vassoio della mensa, i bidoni della spazzatura. Sono impegnato e ho il mio ruolo. Sento soprattutto che ho migliorato la mia vita! Tramite gli operatori della Caritas e dell’albergo popolare sto ancora cercando lavoro. Ho portato il mio curriculum ovunque e mio figlio mi aiuta a fare le domande on line perché non sono capace. A gennaio inizio un corso come mulettista e prenderò un patentino.
La domenica posso incontrare i miei figli, prima quando ero in strada, mi vergognavo un po’ nel vederli, ora invece mi hanno detto che mi vengono a trovare in comunità. Se una mattina non sto bene posso restare in comunità e al caldo, nel dormitorio anche se non stavo bene dovevo comunque tornare per strada.
Cosa vorresti nel 2017 e qual è il tuo sogno per l’anno che sta per arrivare?
Vorrei lavorare! Qualsiasi lavoro mi va bene. Ho fatto il montatore di macchine eliografiche per 27 anni e il magazziniere per 13 anni. Non ho vizi, fumo solo sigarette. Sì, mi piacerebbe arrivare alla pensione lavorando. Ho 35 anni di contributi e me ne mancherebbero 7. Il mio primo sogno è il lavoro e poi una casa mia, anche un monolocale: sono 7° in graduatoria nel mio comune. Potrei invitare lì i miei figli la domenica e cucinare per loro.
D. Cosa ti piace fare, cosa ti fa sentire un po’ più leggero?
Mi piace andare in bicicletta, ci vado tutti i giorni – anche se fa freddo – e poi amo leggere. Adesso sto leggendo un libro sugli indiani d’America, ma mi piacciono molto i gialli tipo Agatha Christie.
Una cosa che faccio e che mi fa stare bene è che ogni tanto vado con gli operatori della Caritas a raccontare la mia esperienza poiché credo sia importante che la gente sappia che alcune delle persone che si sono ritrovate per strada come me sono solo disoccupate e non fuori di testa. Mi ricordo una volta in chiesa a Castro: era di sera ed ero così emozionato che mi è scappata una parolaccia … mi ricordo che ho detto “siamo come dei fantasmi e nessuno ci ascolta c..zo!” e tutti sono scoppiati a ridere, ma ho chiesto subito scusa al parroco.

Vuoi fare gli auguri ai nostri lettori?
Sì certo! Auguro a tutti un BUON NATALE 2016 e tanta felicità. Nel 2017 mi auguro che il mondo sia migliore.
CIAO D.C.

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