Papa Francesco: «Chi confida nelle proprie sicurezze non attende la salvezza di Dio»

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«Sperare – per il cristiano – significa la certezza di essere in cammino con Cristo verso il Padre che ci attende. La speranza mai è ferma, sempre è in cammino e ci fa camminare». Lo ha ricordato Papa Francesco all’udienza generale odierna, nell’Aula Paolo VI di fronte a 4mila fedeli. Al centro della catechesi la speranza e, in specifico, il «momento in cui, per così dire, la speranza è entrata nel mondo con l’incarnazione del Figlio di Dio». Nel Natale, precisa il Papa, «Dio adempie la promessa facendosi uomo; non abbandona il suo popolo, si avvicina fino a spogliarsi della sua divinità. In tal modo Dio dimostra la sua fedeltà e inaugura un Regno nuovo, che dona una nuova speranza all’umanità: la vita eterna».
«Ciò che speriamo – precisa Francesco – va oltre le nostre forze e il nostro sguardo. Ma il Natale di Cristo, inaugurando la redenzione, ci parla di una speranza diversa, una speranza affidabile, visibile e comprensibile, perché fondata su Dio. Egli entra nel mondo e ci dona la forza di camminare con Lui, verso la pienezza della vita; di stare in maniera nuova nel presente, benché faticoso».
«Chi confida nelle proprie sicurezze, soprattutto materiali, non attende la salvezza di Dio». Così Papa Francesco si è rivolto ai 4mila pellegrini convenuti in Aula Paolo VI, in Vaticano, per l’odierna udienza generale, ultima prima del Natale. «Le proprie sicurezze non ci salveranno», ha rimarcato a braccio il Papa, ricordando che l’unica “sicurezza che ci salva” è la “speranza in Dio”. «Quella ci salva, è forte, ci fa camminare nella vita con gioia, con voglia di fare il bene, con voglia di diventare felici per tutta l’eternità». Nella catechesi, centrata sul tema della speranza, Francesco ha proposto un riflessione sui personaggi e i luoghi del presepe. Innanzitutto Betlemme, che «non è una capitale, e per questo è preferita dalla provvidenza divina, che ama agire attraverso i piccoli e gli umili». Poi Maria, che «con il suo ‘sì’ ha aperto a Dio la porta del nostro mondo». «Il suo cuore di ragazza era pieno di speranza, tutta animata dalla fede; e così Dio l’ha prescelta e lei ha creduto alla sua parola». Accanto a lei Giuseppe: «Anche lui ha creduto alle parole dell’angelo, e guardando Gesù nella mangiatoia, medita che quel Bambino viene dallo Spirito Santo, e che Dio stesso gli ha ordinato di chiamarlo così, ‘Gesù’. In quel nome c’è la speranza per ogni uomo, perché mediante quel figlio di donna, Dio salverà l’umanità dalla morte e dal peccato”. Quindi i pastori, “che rappresentano gli umili e i poveri che aspettano il Messia”, e il coro degli angeli che “annuncia dall’alto il grande disegno che quel Bambino realizza”, a ricordare che “la speranza cristiana si esprime nella lode e nel ringraziamento a Dio, che ha inaugurato il suo Regno di amore, di giustizia e di pace”.
“Buon Natale di speranza a tutti!”. E’ l’augurio che Papa Francesco ha rivolto ai fedeli al termine dell’udienza generale odierna. “In questi giorni, contemplando il presepe, ci prepariamo al Natale del Signore. Sarà veramente una festa – ha sottolineato – se accogliamo Gesù, seme di speranza che Dio depone nei solchi della nostra storia personale e comunitaria”. E ha aggiunto: “Ogni ‘sì’ a Gesù che viene è un germoglio di speranza. Abbiamo fiducia in questo germoglio di speranza, in questo ‘sì’. Sì, Gesù, tu puoi salvarmi”.
“Sperare” per il cristiano “significa la certezza di essere in cammino con Cristo verso il Padre che ci attende. La speranza mai è ferma, sempre è in cammino e ci fa camminare”. Lo ha ricordato Papa Francesco all’udienza generale odierna, nell’Aula Paolo VI di fronte a 4mila fedeli. Al centro della catechesi la speranza e, in specifico, il “momento in cui, per così dire, la speranza è entrata nel mondo con l’incarnazione del Figlio di Dio”. Nel Natale, precisa il Papa, “Dio adempie la promessa facendosi uomo; non abbandona il suo popolo, si avvicina fino a spogliarsi della sua divinità. In tal modo Dio dimostra la sua fedeltà e inaugura un Regno nuovo, che dona una nuova speranza all’umanità: la vita eterna”. “Ciò che speriamo – precisa Francesco – va oltre le nostre forze e il nostro sguardo. Ma il Natale di Cristo, inaugurando la redenzione, ci parla di una speranza diversa, una speranza affidabile, visibile e comprensibile, perché fondata su Dio. Egli entra nel mondo e ci dona la forza di camminare con Lui, verso la pienezza della vita; di stare in maniera nuova nel presente, benché faticoso”.

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