“Bisogna prendersi cura di chi si ama”: desideri e paure degli adolescenti al primo appuntamento

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Questo testo racconta un primo appuntamento immaginario tra due adolescenti. Chiara l’ha scritto raccogliendo le opinioni di un gruppo di ragazzi della sua parrocchia.

C’era una volta un tavolino sulla terrazza di un bar al quale erano seduti Ester e Luca, due personaggi di fantasia estremamente reali. Era il ventuno settembre 2016 e, in un mite pomeriggio di sole, i due ragazzi si erano dati appuntamento. Lei, sedici anni, con un vestito azzurro elegante, ma non troppo. Lui, diciassette anni, indossava un paio di jeans e una camicia bianca.
Dopo l’ordinazione, le chiacchiere si susseguivano come un fiume in piena. Qualcosa, però, nell’atteggiamento di Ester lasciava trasparire una storta d’insicurezza: sembrava quasi che la ragazza giocasse sulla difensiva proteggendosi, come se avesse timore di mostrarsi. Luca, invece, era disinvolto e rilassato nonostante il cameriere poco prima l’avesse sorpreso in un momento d’agitazione classico dell’attesa. “Secondo me, queste storie sono da vivere così come vengono – aveva confessato al suo interlocutore poco prima che arrivasse Ester- volersi bene e passare molto tempo insieme è importante, certamente, ma il rapporto dev’essere spensierato”.
Tra una battuta e l’altra, i pensieri di Ester diventavano più fitti: “Mi sorride, forse gli piaccio. Chi lo sa… Ho un carattere così complicato… Vorrei tanto trovare un ragazzo che mi apprezzi così come sono e con cui, in futuro, costruire una famiglia… Magari con un legame forte come quello dei miei genitori… Ester, che dici? Stavi di nuovo correndo troppo. Greta aveva ragione, devo stare calma. Ora faccio un bel respiro e mi tranquillizzo”.
“Sei simpatica – disse Luca interrompendo bruscamente il soliloquio di Ester- ti aggiungo tra gli amici di Facebook”. “Io non ho Facebook” rispose Ester. “Come no? – chiese incuriosito il ragazzo – Potremo tenerci in contatto, scriverci…” “Conoscere le nostre personalità virtuali…”
Luca rimase sorpreso della risposta, ma non negativamente. Pensò a quanti suoi amici, dopo aver scritto per giorni alla ragazza tanto desiderata, non erano in grado di trovare il coraggio per invitarla a mangiare un gelato o a fare una passeggiata perché intrappolati dietro lo schermo. Dopodiché sorrise, e gli tornò in mente un episodio avvenuto poche settimane prima. Luca stava sistemando gli scatoloni per il trasloco e mentre riponeva ogni cosa al suo posto aveva trovato l’album di nozze dei suoi genitori e era messo a sfogliarlo. Saltando con lo sguardo da una foto all’altra aveva pensato a come i suoi genitori avessero costruito anni di matrimonio basati sulla fiducia e la sincerità reciproca e si era chiesto anche se avessero mai avuto il dubbio di essere dimenticati l’uno dall’altra o se avessero mai sognato di sedersi felici sul divano per guardare la partita della squadra del cuore di papà. Luca alla fine aveva riposto l’album sulla mensola e i sogni nel cassetto per tornare a concentrarsi sulla conversione che stava intrattenendo con Ester.
“Bene – pensò il ragazzo – ci provo. O la va o la spacca, non ho nulla da perdere.” Luca afferrò dolcemente le mani della ragazza, ma queste scivolarono via come sabbia tra le dita. “Aspetta Luca…” disse Ester con un fil di voce. Luca, basito dalla situazione, chiese delle spiegazioni e lei gli raccontò della sua ultima storia, di come si sentiva al settimo cielo e di come, di punto in bianco, tutto era svanito senza preavviso. “Perché devi recitare la parte della donna vissuta a sedici anni? -domandò Luca infastidito- Quanto sarà durata questa storia? Due o tre mesi? A quest’età gli unici legami forti sono le amicizie, che ti aspettavi?” Le parole di Luca fecero gelare il sangue a Ester che rispose con altrettanta freddezza: “Sai cosa non sopporto? Le tue parole che non fanno altro che peggiorare il problema, perché corrono più veloci dei tuoi pensieri e sono del tutto incontrollate. Odio i problemi come questi che diventano giganteschi e irrisolvibili per pensieri espressi senza nessun ragionamento.” “I problemi diventano enormi solo se non li affronti!” ribatté prontamente Luca.
Al tavolo era calato il silenzio. Gli sguardi dei due non si sfioravano nemmeno per sbaglio. Fu a quel punto che a Ester venne un’idea. “Luca, c’è solo un modo per darci una seconda chance dopo un pomeriggio del genere. È un’idea folle, forse banale, ma io ci proverei. Scriviamo su dei tovaglioli cosa significa impegnarsi in una storia d’amore e poi regaliamo il nostro pensiero all’altro così, se uno di noi pensa che vale pena rivedersi, ci cercheremo. D’accordo?” “Tanto, più surreale di così…” borbottò Luca.
I due ragazzi scrissero il loro pensiero su dei tovaglioli scambiandoseli. Ester fu la prima ad andarsene mentre Luca rimase al tavolo e lesse l’opinione della ragazza: “Vivere una storia d’amore significa star bene con chi è al tuo fianco ricordandoti di avere la responsabilità di non farlo soffrire”. Sul tovagliolo di Luca, invece, le parole scritte erano: “Vivere una storia d’amore significa impegnarsi per la persona amata dedicandole il proprio tempo. Bisogna prendersi cura di chi si ama”.
Forse valeva la pena correre a cercarsi.

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